30Giorni in breve
Agnelli in visita alla Sindone:
«Una grande emozione»

L’avvocato Gianni Agnelli all’ostensione della Sindone
All’ostensione sono andati complessivamente poco più di due milioni di fedeli (60mila gli stranieri), tra cui anche venti cardinali: sette titolari (o ex) di diocesi italiane (Giacomo Biffi, Giovanni Canestri, Salvatore De Giorgi, Michele Giordano, Carlo Maria Martini, Camillo Ruini, Ersilio Tonini); dieci curiali o ex curiali (Fiorenzo Angelini, Darío Castrillón Hoyos, Giovanni Cheli, Andrzej Maria Deskur, Carlo Furno, Pio Laghi, Virgilio Noè, Joseph Ratzinger, Angelo Sodano, Jan Pieter Schotte); tre titolari (o ex) di diocesi straniere (l’irlandese Cahal Brendan Daly, il libanese Nasrallah Pierre Sfeir, il tedesco Georg Maximilian Sterzinsky).
Don Farina:
Agostino sì, Eusebio no

Sant’Agostino
Tullia Zevi:
rischiamo una scuola pubblica solo per poveracci

Tullia Zevi
Don De Luca:
«La vita cristiana non è cultura, nemmeno è cultura cattolica»

Il santuario della Madonna del Divino Amore a Roma
Cuba
Arrivano i salesiani
Il governo cubano è pronto a riconsegnare ai Salesiani un vecchio istituto che, prima della confisca, fu di proprietà della congregazione fondata da don Bosco. E restituirà anche il terreno che circonda l’edificio a L’Avana, favorendo così una nuova eventuale costruzione. Lo ha comunicato ai suoi confratelli il rettore maggiore dei Salesiani, don Eduardo Vecchi, che, in un incontro svoltosi il 26 maggio scorso a Roma (di cui dà notizia l’agenzia dell’ordine Ans), ha anche detto che il governo dell’isola caraibica sarebbe disponibile ad accogliere 4 o 5 salesiani provenienti da altri Paesi. Vecchi ha poi annunciato che, l’anno venturo, cinque cubani diventeranno novizi.
Corea
In pensione il cardinale Kim
Il 29 maggio Giovanni Paolo II ha accolto le dimissioni del cardinale Stephen Kim Sou-hwan da arcivescovo di Seoul. Kim, che aveva compiuto 75 anni nel maggio dello scorso anno, era stato creato cardinale da Paolo VI nel ’69. Al suo posto è stato promosso Nicholas Cheong Jin-suk, 67 anni a dicembre, vescovo di Ch’ongju dal 1970. Cheong Jin-suk, che è anche presidente della Conferenza episcopale coreana, ha partecipato all’ultimo Sinodo per l’Asia dove ha incentrato il suo intervento sulla difesa della famiglia e sulla condanna dell’aborto.
Giovanni Paolo II
«Gerusalemme sotto garanzie internazionali». Poi riceve Gingrich
«La lunga e tribolata storia di Gerusalemme raggiungerà una nuova soglia nell’anno 2000, con l’alba del terzo millennio della cristianità. È mia fervente speranza che ciò possa spingere ad un formale riconoscimento, con garanzie internazionali, dell’unica e sacra identità della Città Santa». Lo ha detto Giovanni Paolo II al nuovo ambasciatore di Giordania presso la Santa Sede, Adnan Bahjat Al Talhouni, che ha presentato le sue lettere credenziali il 28 maggio (insieme ai neoambasciatori di Swaziland, Uganda, Gambia, Ciad, Andorra, Madagascar, Lettonia e Zambia, tutti non residenti a Roma). Due giorni dopo, Giovanni Paolo II ha ricevuto in udienza Newton Gingrich, il deputato repubblicano speaker (presidente) della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e terza carica dello Stato. Gingrich era reduce da un viaggio molto discusso in Israele durante il quale aveva rilasciato dichiarazioni non in linea con la posizione della Santa Sede né con quella della Casa Bianca. Aveva definito infatti Gerusalemme capitale dello Stato israeliano, andando al di là delle posizioni dell’amministrazione Clinton, e aveva bollato il segretario di Stato americano Madeleine Albright come «agente dei palestinesi», ricevendo parole di condanna da parte del Dipartimento di Stato. Gingrich, che era accompagnato dall’ambasciatrice Usa presso la Santa Sede e da altri congressmen, è stato ricevuto anche dal cardinale segretario di Stato Angelo Sodano. Di questo ultimo colloquio, che ha toccato anche temi riguardanti la delicata situazione in Medio Oriente, la sala stampa della Santa Sede non ha dato notizia, né ci sono stati comunicati ufficiali.
Messico
Il Papa al nuovo ambasciatore: rispettate i diritti degli indios
«Una speciale attenzione meritano i popoli di indigeni il cui accesso ad una vita migliore e più degna, da un punto di vista qualitativo e quantitativo... deve realizzarsi nel rispetto delle loro culture, tanto meritevoli di considerazione». Così Giovanni Paolo II al nuovo ambasciatore del Messico, Horacio Sanchez Unzueta, 49 anni, che il 6 giugno ha presentato le lettere credenziali. Il discorso papale non ha fatto alcun riferimento esplicito al Chiapas. Pochi giorni prima, il vescovo di Tapachula, Felipe Arizmendi Esquivel, a nome anche degli altri due vescovi del Chiapas (Samuel Ruiz García di San Cristóbal de Las Casas e Felipe Aguirre Franco di Tuxtla Gutiérrez) aveva rispedito al mittente le accuse formulate precedentemente dal presidente messicano Enrico Zedillo contro Ruiz. Zedillo, nel corso di un suo viaggio nello Stato messicano, dove è in atto una azione repressiva nei confronti di ampi strati della popolazione india, aveva fatto riferimento a «coloro i quali credono in una teologia che giustifica la violenza», per dire loro che «sono in errore e devono correggersi, perché la loro missione è rispettare la legge e la verità invitando la gente alla riconciliazione». La predica di Zedillo era una critica, neanche troppo velata, all’opera del vescovo Ruiz. Netta la risposta di Arizmendi: «Respingiamo categoricamente l’accusa che qualcuno tra di noi sia teologo della violenza». Nessun vescovo del Chiapas, ha poi aggiunto, «ha mai predicato né promosso la violenza, alla quale invece la Chiesa si oppone fermamente».
Il 7 giugno il vescovo Ruiz ha annunciato comunque le sue dimissioni da presidente della Conai, la Commissione nazionale di intermediazione, l’organismo formato dalla diocesi incaricato di mediare nel dialogo tra governo federale ed esercito zapatista. Ruiz ha giustificato il suo gesto adducendo come causa la «costante e crescente aggressione» contro la diocesi e la sua persona.
Curia I
Ex Sant’Uffizio: parte Lehmann, arriva Kasper
Il 23 maggio è stata annunciata la nomina di Karl Lehmann, vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca, a membro della Congregazione per i vescovi. Il presule lascia così, dopo oltre dieci anni, il posto di membro di un’altra prestigiosa Congregazione, quella per la dottrina della fede. Nel dicastero guidato dal cardinale tedesco Joseph Ratzinger arriva comunque un altro presule teutonico, il vescovo-teologo di Rottenburg-Stuttgart Walter Kasper, amico di Lehmann. Rimane intanto la presenza record nell’ex Sant’Uffizio del cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Il porporato ne è membro ininterrottamente da più di diciotto anni, fin da quando era arcivescovo di Medellín. E difficilmente si perde una sessione.
Curia 2
Saraiva Martins alle Cause dei santi. Scompare la figura del pro-prefetto?
Sabato 30 maggio l’arcivescovo portoghese José Saraiva Martins, 66 anni, è stato nominato prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Da circa dieci anni era segretario del dicastero della educazione cattolica e precedentemente era stato docente di Teologia e poi rettore della Pontificia Università Urbaniana. Martins, che appartiene all’ordine dei Claretiani, pur non essendo ancora cardinale è stato nominato “prefetto” e non “pro-prefetto” come si usava finora per incarichi curiali per cui era prevista, per norma o tradizione, la porpora ma che venivano concessi ad un vescovo (il “pro” veniva tolto a nomina cardinalizia avvenuta). Molto probabilmente quindi con questa nomina scompare la figura del “pro-prefetto” o del “pro-presidente”. Di questo cambiamento c’erano state delle avvisaglie con altre due nomine avvenute negli ultimi mesi: quella dell’arcivescovo argentino Jorge María Mejía ad archivista e bibliotecario e quella dell’italiano Sergio Sebastiani a presidente delle prefettura degli affari economici della Santa Sede (anche se nel caso di Sebastiani la scomparsa del “pro” ha significato la mancata concessione della porpora nell’ultimo Concistoro).
Curia 3
Cambiano gli ecclesiastici che si occupano di Terra Santa
Nel giro di due settimane sono cambiate le persone che si occupano più direttamente di Terra Santa per conto della Santa Sede: il nunzio e il responsabile dell’apposito desk negli uffici della Seconda sezione (rapporti con gli Stati) della Segreteria di Stato. Sabato 6 giugno è stato nominato il nuovo nunzio a Cipro ed Israele e delegato a Gerusalemme e Palestina. Si tratta del romagnolo sessantenne Pietro Sambi. Prende il posto di Andrea Lanza Cordero di Montezemolo, nominato rappresentante pontificio in Italia lo scorso marzo. In passato Sambi aveva già lavorato nella rappresentanza di Gerusalemme. È avvenuto nel periodo ’71-’75 e proprio in quel tempo titolare della sede diplomatica era un giovane prelato, anche lui romagnolo, alla sua prima esperienza da nunzio e dal brillante futuro: Pio Laghi. Sambi ha inoltre lavorato come numero due nelle nunziature di Camerun, Cuba, Algeria, Nicaragua, Belgio ed India. Arcivescovo dall’85, il presule romagnolo prima di arrivare in Terra Santa è stato nunzio in Burundi e Indonesia. Sabato 20 giugno, poi, è stato nominato nunzio in Libia e a Malta, ed elevato alla dignità arciepiscopale, monsignor Luigi Gatti, 52 anni (contestualmente lo svizzero Peter Stephen Zurbriggen, 55 anni, è stato spostato dalla nunziatura del Mozambico a quella di Armenia, Georgia e Azerbaigian). Da molti anni il neopresule piemontese seguiva il Medio Oriente in Segreteria di Stato ed è ritenuto uno dei massimi esperti riguardo alle problematiche relative alla geopolitica regionale. Al suo posto subentra il campano Giovanni d’Aniello, 43 anni, che lo affiancava già da alcuni mesi. Una curiosità: il nuovo nunzio in Terra Santa e d’Aniello hanno già lavorato insieme. È successo in Burundi, dove Sambi era nunzio e d’Aniello consigliere di nunziatura.
Curia 4
Un giapponese alla Pastorale per i migranti, un vietnamita a Iustitia et pax
A poche settimane dalla conclusione del Sinodo per l’Asia, nella Curia romana acquistano posti di responsabilità due presuli del continente più vasto e meno cattolico del mondo. Lunedì 15 giugno il vescovo di Yokohama, Stephen Fumio Hamao, 68 anni, è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Il 24 l’arcivescovo vietnamita François Xavier Nguyen van Thuan, settant’anni, è stato prescelto come presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, di cui era vice.
Hamao prende il posto del cardinale Giovanni Cheli che compirà ottanta anni il prossimo ottobre. A dire il vero, l’Annuario pontificio 1998 dava erroneamente Cheli come già dimissionato, svista corretta col primo bollettino di variazioni dell’Annuario, distribuito dalla Segreteria di Stato il 16 marzo. Il presule giapponese ha partecipato al recente Sinodo dove si era fatto notare per il mea culpa pronunciato riguardo al ruolo avuto dalla Chiesa nipponica durante la seconda guerra mondiale. Un dato paradossale: Hamao era anche presidente della Conferenza episcopale giapponese, l’episcopato che nei suoi contributi alla fase preparatoria del Sinodo aveva avuto le parole più dure nei confronti del “centralismo” romano.
Era tempo che nella Curia romana si vociferava dell’arrivo di un presule nipponico per un posto di responsabilità. Da quando infatti il cardinale filippino José T. Sánchez non era più prefetto della Congregazione per il clero (giugno ’96) non c’era nessun asiatico in posti di responsabilità nel governo centrale della Chiesa cattolica. E questo, in tempi di internazionalizzazione della Curia romana, non era politically correct (anche se ai vescovi del Sol Levante è toccato in sorte un dicastero minore, di per sé non cardinalizio, mentre i precedenti asiatici – vedi Sánchez e vedi anche il cardinale indiano Simon D. Lourdusamy – erano diventati prefetti di Congregazione).
Nguyen van Thuan, che prende il posto del cardinale francese Roger Etchegaray, invece è a Roma dal ’91 ed è vicepresidente di Iustitia et Pax dal ’94. Precedentemente era stato vescovo di Nha Trang, dal ’67 al ’75, quando venne promosso arcivescovo di Saigon; ma pochi giorni dopo la capitale sudvietnamita cadeva nelle mani dei vietcong e il governo di Hanoi non lo ha mai riconosciuto come vescovo di quella che hanno ribattezzato Hochiminh Ville. Anzi, il regime marxista lo ha tenuto imprigionato in un campo di concentramento per tredici anni, fino all’88. Nel ’91 Nguyen van Thuan è arrivato in Italia e non gli è stato più permesso di tornare in patria. Nel ’94 il Vaticano, che lo aveva riconosciuto sempre come il legittimo pastore della ex Saigon, lo ha promosso vicepresidente del Consiglio della giustizia e della pace e lo ha nominato arcivescovo titolare di Vadesi (solo nel marzo scorso Santa Sede e Hanoi hanno trovato un accordo, dopo ventitré anni, per la nomina del nuovo arcivescovo di Hochiminh Ville, Jean-Baptiste Pham Minh Man).
Il cardinale Etchegaray, 76 anni a settembre, lascia quindi la carica di presidente di Iustitia et Pax. Rimane comunque alla guida del Comitato del Grande Giubileo dell’anno 2000. Non solo, Giovanni Paolo II lo ha promosso all’ordine dei vescovi col titolo della chiesa suburbicaria di Porto-Santa Rufina al posto del cardinale Agostino Casaroli scomparso il 6 giugno.
Curia 5
Il ritorno di Moreira Neves
Dopo circa undici anni il cardinale Lucas Moreira Neves torna, non senza soddisfazione, nella Curia romana. L’aveva abbandonata nell’estate ’87, quando era segretario della Congregazione per i vescovi, per guidare la sede primaziale del suo paese. Il 25 giugno Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto della medesima Congregazione. Contestualmente lo ha nominato anche presidente della pontificia Commissione per l’America latina e lo ha promosso all’ordine dei vescovi col titolo della chiesa suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, lasciata vacante dalla morte del cardinale Eduardo Francisco Pironio avvenuta il 5 febbraio scorso. Neves, 73 anni a settembre, prende il posto del porporato africano Bernardin Gantin, 76 anni, che ricopriva questo incarico da quattordici anni. Un brasiliano quindi torna alla guida di un importante dicastero vaticano. Non succedeva dai tempi del cardinale Agnelo Rossi, dapprima prefetto di Propaganda Fide (‘70-’82) e poi presidente dell’Apsa (‘82-’86). E nel ’67 fu proprio Agnelo Rossi, allora arcivescovo di São Paulo, a consacrare vescovo il giovane (42 anni) domenicano, scegliendolo come suo ausiliare. Nel ’74 Moreira Neves viene chiamato a Roma, come vice presidente del pontificio Consiglio per i laici. Nel ’79 Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per i vescovi. Nell’87 lo stesso Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di São Salvador da Bahia e primate del Brasile e l’anno successivo lo crea cardinale. Nel ’95 era stato eletto presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), segno di una svolta moderata di un episcopato tradizionalmente progressista.
Cardinali
La scomparsa di Casaroli, Carberry e Ballestrero
Nel giro di quindici giorni sono deceduti tre cardinali ultraottantenni: il 9 giugno è spirato Agostino Casaroli (ex segretario di Stato vaticano), il 18 John J. Carberry (emerito di St. Louis, Usa) e il 21 il carmelitano scalzo Anastasio A. Ballestrero (emerito di Torino ed ex presidente della Conferenza episcopale italiana). Il numero dei componenti del Sacro Collegio scende quindi a quota 158, di cui 118 con diritto di voto in un eventuale conclave.
Vaticano
Nuovo comandante della guardia svizzera
Il 2 giugno sono stati annunciati i nomi del nuovo comandante della guardia svizzera e del suo vice. Capitano comandante del Corpo della guardia svizzera pontificia è Pius Segmüller, 46 anni, colonnello dello Stato maggiore dell’esercito svizzero. Tenente è Elmar Theodor Mäder, 35 anni. Entrambi non provengono, secondo tradizione, dall’interno del Corpo, come era invece avvenuto con Alois Estermann tragicamente scomparso lo stesso giorno (4 maggio) della sua nomina, insieme alla moglie e al vicecaporale Cedric Tornay. Pochi giorni dopo il terribile episodio, la madre di Tornay in più interviste ha contestato la ricostruzione ufficiale fornita dal direttore della sala stampa della Santa Sede. Per Muguette Baudat non è credibile che il figlio abbia dapprima ucciso i coniugi Estermann e poi si sia suicidato. Sulla tragedia si deve ancora pronunciare la magistratura interna dello Stato della Città del Vaticano che non ha ancora concluso le indagini.
Esorcismi
Gli anglicani riformano il rito, e la Chiesa cattolica si appresta a farlo
Gli anglicani si preparano a introdurre nuove preghiere per l’esorcismo e la guarigione per offrire un’alternativa a pratiche su cui fanno leva con successo molti culti emergenti sull’onda della New Age. Se ne discuterà all’assemblea generale decennale della Comunione anglicana (la cosiddetta “Lambeth Conference”) che si terrà dal 18 luglio al 9 agosto prossimi.
Intanto anche la Chiesa cattolica sta rivedendo le formule esorcistiche, che non hanno subito modificazioni dall’epoca preconciliare. Non si tratterà di grandi cambiamenti. Una novità sarà introdotta nelle invocazioni per cacciare i demoni che saranno di due tipi, una deprecatoria (si chiederà al Signore di farlo) e l’altra imperativa (sarà l’esorcista in prima persona ad ingiungerlo), mentre nel vecchio formulario esisteva solo la forma imperativa. Un’altra novità riguarderà la lingua. Oggi le formule sono solo in lingua latina. Per il futuro sono previste anche delle versioni in lingua volgare. Se è vero che il diavolo continua a capire benissimo la lingua di Cicerone, è altrettanto certo che non tutti i nuovi esorcisti o aspiranti tali la sanno usare.
Lavori illuminati
L’Enel finanzia i restauri per la tomba di san Pietro
Il 17 giugno nella sala stampa vaticana il cardinale Virgilio Noè, apparso molto affaticato, ha presentato i lavori per il nuovo restauro e per il nuovo impianto di illuminazione della tomba di san Pietro che si trova sotto l’altare maggiore della Basilica. Il lavori sono sponsorizzati dall’Enel. Proprio nello stesso giorno sui mass media è uscita la notizia di una causa di lavoro intentata da un ex dipendente della Fabbrica di San Pietro, l’organismo della Santa Sede che si occupa della manutenzione della Basilica. L’ex dipendente, che è stato licenziato lo scorso anno, ha denunciato di essere stato vittima di una “tangentopoli” vaticana e per questo ha chiesto ai giudici dello Stato della Città del Vaticano di indagare.
Italia 1
Tettamanzi: meno messe, più catechesi
«Le nostre chiese devono rinnovarsi, essere più creative e dinamiche rispondendo all’azione dello Spirito Santo. Ciò significa dare più spazio alla Parola di Dio... Si celebrano ancora troppe messe e si fa poca catechesi». Lo ha detto il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova.
Italia 2
Enzo Biagi : punto tutto sulla misericordia di Dio
«... cerchiamo di non compromettere anche Dio nelle nostre miserie. Poi questo Padre Eterno vendicatore non mi piace: io punto tutto sulla sua misericordia». Lo ha scritto Enzo Biagi nella rubrica delle lettere che cura su Sette (25 giugno 1998).
Italia 3
la Repubblica sulla polemica Ppi-vescovi
La polemica che dal 5 giugno ha visto contrapporsi il segretario del Ppi, Franco Marini, e il quotidiano della Cei, Avvenire, ha rappresentato l’occasione per un’ampia riflessione pubblica intorno alla questione della libertà dei cattolici impegnati in politica dalle pressioni delle gerarchie ecclesiastiche. Tra i molti interventi, anche l’attuale direttore e il fondatore del quotidiano la Repubblica, Ezio Mauro e Eugenio Scalfari, hanno contribuito esponendo il loro pensiero sul problema. Ezio Mauro, nell’editoriale del 9 giugno, sottolineava come le pressioni della gerarchia ecclesiastica sul Ppi siano la conseguenza di una reazione alla condizione di “minoranza” che la cultura cattolica nel nostro Paese ha vissuto per anni. «È come se la Chiesa» spiega Mauro «all’improvviso, e dopo anni di distrazione, scoprisse una sorta di Dio italiano, una via italiana al cattolicesimo che non c’è mai stata, nella presunzione di un Paese “naturalmente cattolico”». «La pressione della gerarchia si risolve» continua Mauro «in una richiesta di rappresentanza “integrale”, che non tiene conto delle mediazioni con le altre culture, e rischierebbe di trasformare un partito in una cinghia di trasmissione, senza un’autonoma responsabilità di fronte ai cittadini».
Eugenio Scalfari, che nell’editoriale dell’11 giugno si definisce «un vecchio liberale e laico», ripercorre sinteticamente i passaggi fondamentali che nella storia italiana hanno registrato il cedimento, da parte delle gerarchie cattoliche, alla tentazione di «clericalizzare i cattolici politicamente impegnati». E ricorda la fine del potere temporale nel 1870, la fase antimodernista, il licenziamento su due piedi di don Sturzo «in favore della Realpolitik clerico-fascista», lo scontro con Moro e Fanfani agli albori del centrosinistra, e il momento attuale col tentativo di strumentalizzare «Berlusconi, i gruppuscoli del Polo e possibilmente i popolari». Se la gerarchia mira «a guidare per mano» i cattolici che fanno politica, entrando «addirittura nel merito delle leggi, della Costituzione, dei lavori parlamentari», con l’obiettivo «di far nascere un fronte clericale», Scalfari avverte che «rinascerebbe per reazione un fronte anticlericale e tutti gli steccati che lo spirito di tolleranza liberale e laico è riuscito a smantellare nel corso di due secoli. Ci pensi bene, monsignor Ruini» conclude Scalfari «...sarebbe molto grave per l’Italia ma anche per i cattolici e per la Chiesa».
Attacchi
E la Padania se la prende col Vaticano
Ennesimo attacco della Padania al Vaticano. Per due giorni di seguito il quotidiano leghista ha dedicato una intera pagina a presunte malefatte d’Oltretevere. Il 20 giugno la Padania denuncia il “Giubileo degli affari”, «un evento che da religioso si è trasformato in un lauto boccone per affaristi di ogni genere». Il dì successivo ha dato amplissimo risalto ad un volume di Mario Guarino pubblicato dalla Kaos edizioni (I mercanti del Vaticano), e se la prende in particolare col fatto che «le proprietà del Vaticano a Roma città sfiorano i 160.000 miliardi».
Intanto la Tullio Pironti Editore ha ristampato e rimandato in libreria l’ormai celebre volume di David Yallop (In nome di Dio) sulla presunta morte violenta di Giovanni Paolo I. E questo in vista del ventesimo anniversario dei trentatré giorni di papa Luciani.
Sant’Egidio
Gli auguri di Scalfaro e il premio del Rotary
Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro non ha partecipato alla messa celebrata il 20 maggio per i trent’anni della Comunità di Sant’Egidio (cfr. 30Giorni n. 5 maggio 1998, p. 37). In compenso, esattamente una settimana dopo, si è riservato di fare gli auguri al movimento ecclesiale durante una visita privata. Rivolgendosi a «voi figli del Sessantotto che dimostrate come possano esserci frutti buoni in tutte le stagioni», Scalfaro ha lodato l’impegno di Sant’Egidio per gli anziani, i poveri e la pace del mondo (quest’ultimo aspetto non era stato citato dal cardinale Angelo Sodano nella omelia tenuta il 20 maggio). Il 30 maggio la Comunità ha ricevuto dal Rotary Club di Roma il premio “Ara Pacis 1998” per «il costante impegno nella ricerca di soluzioni pacifiche nelle crisi politico-militari in Africa e in Sud America».
Storici
Villari: Ecclesia triumphans sì, ma...
«Ecclesia triumphans; sì, chiamiamola così la Chiesa di Roma perché il secondo millennio dell’era cristiana si chiude, soprattutto per il cattolicesimo con una sorta di vertigine di vittoria e di potenza». Così lo storico Lucio Villari sulla Repubblica del 23 giugno, che aggiunge: «Una vertigine che pare ghermire le sue gerarchie e che sarà consacrata dal giubileo imminente. Non sarà certo la potenza che promana da una religiosità più diffusa e più profonda dei popoli cristiani (su questo ci sarebbe molto da dire), ma sicuramente è la proclamazione di maggiori certezze “politiche” e di sicurezze sociologiche che la Chiesa fa in ogni occasione, e con minori perplessità e prudenze che non in un passato non tanto lontano».
Fondazione Paolo VI
Una Settimana europea sull’evangelizzazione delle Indie
Si terrà dal 4 all’8 settembre prossimi a Villa Cagnola di Gazzada (Va) la XX Settimana europea organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI. Il tema di quest’anno è: «L’Europa e l’evangelizzazione delle Indie orientali», in occasione del quinto centenario dell’impresa di Vasco de Gama. L’iniziativa ha valore anche come “corso di aggiornamento” per tutti gli insegnanti (per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al numero telefonico 0332-462104).
Arrivano i salesiani
Il governo cubano è pronto a riconsegnare ai Salesiani un vecchio istituto che, prima della confisca, fu di proprietà della congregazione fondata da don Bosco. E restituirà anche il terreno che circonda l’edificio a L’Avana, favorendo così una nuova eventuale costruzione. Lo ha comunicato ai suoi confratelli il rettore maggiore dei Salesiani, don Eduardo Vecchi, che, in un incontro svoltosi il 26 maggio scorso a Roma (di cui dà notizia l’agenzia dell’ordine Ans), ha anche detto che il governo dell’isola caraibica sarebbe disponibile ad accogliere 4 o 5 salesiani provenienti da altri Paesi. Vecchi ha poi annunciato che, l’anno venturo, cinque cubani diventeranno novizi.
Corea
In pensione il cardinale Kim
Il 29 maggio Giovanni Paolo II ha accolto le dimissioni del cardinale Stephen Kim Sou-hwan da arcivescovo di Seoul. Kim, che aveva compiuto 75 anni nel maggio dello scorso anno, era stato creato cardinale da Paolo VI nel ’69. Al suo posto è stato promosso Nicholas Cheong Jin-suk, 67 anni a dicembre, vescovo di Ch’ongju dal 1970. Cheong Jin-suk, che è anche presidente della Conferenza episcopale coreana, ha partecipato all’ultimo Sinodo per l’Asia dove ha incentrato il suo intervento sulla difesa della famiglia e sulla condanna dell’aborto.
Giovanni Paolo II
«Gerusalemme sotto garanzie internazionali». Poi riceve Gingrich
«La lunga e tribolata storia di Gerusalemme raggiungerà una nuova soglia nell’anno 2000, con l’alba del terzo millennio della cristianità. È mia fervente speranza che ciò possa spingere ad un formale riconoscimento, con garanzie internazionali, dell’unica e sacra identità della Città Santa». Lo ha detto Giovanni Paolo II al nuovo ambasciatore di Giordania presso la Santa Sede, Adnan Bahjat Al Talhouni, che ha presentato le sue lettere credenziali il 28 maggio (insieme ai neoambasciatori di Swaziland, Uganda, Gambia, Ciad, Andorra, Madagascar, Lettonia e Zambia, tutti non residenti a Roma). Due giorni dopo, Giovanni Paolo II ha ricevuto in udienza Newton Gingrich, il deputato repubblicano speaker (presidente) della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e terza carica dello Stato. Gingrich era reduce da un viaggio molto discusso in Israele durante il quale aveva rilasciato dichiarazioni non in linea con la posizione della Santa Sede né con quella della Casa Bianca. Aveva definito infatti Gerusalemme capitale dello Stato israeliano, andando al di là delle posizioni dell’amministrazione Clinton, e aveva bollato il segretario di Stato americano Madeleine Albright come «agente dei palestinesi», ricevendo parole di condanna da parte del Dipartimento di Stato. Gingrich, che era accompagnato dall’ambasciatrice Usa presso la Santa Sede e da altri congressmen, è stato ricevuto anche dal cardinale segretario di Stato Angelo Sodano. Di questo ultimo colloquio, che ha toccato anche temi riguardanti la delicata situazione in Medio Oriente, la sala stampa della Santa Sede non ha dato notizia, né ci sono stati comunicati ufficiali.
Messico
Il Papa al nuovo ambasciatore: rispettate i diritti degli indios
«Una speciale attenzione meritano i popoli di indigeni il cui accesso ad una vita migliore e più degna, da un punto di vista qualitativo e quantitativo... deve realizzarsi nel rispetto delle loro culture, tanto meritevoli di considerazione». Così Giovanni Paolo II al nuovo ambasciatore del Messico, Horacio Sanchez Unzueta, 49 anni, che il 6 giugno ha presentato le lettere credenziali. Il discorso papale non ha fatto alcun riferimento esplicito al Chiapas. Pochi giorni prima, il vescovo di Tapachula, Felipe Arizmendi Esquivel, a nome anche degli altri due vescovi del Chiapas (Samuel Ruiz García di San Cristóbal de Las Casas e Felipe Aguirre Franco di Tuxtla Gutiérrez) aveva rispedito al mittente le accuse formulate precedentemente dal presidente messicano Enrico Zedillo contro Ruiz. Zedillo, nel corso di un suo viaggio nello Stato messicano, dove è in atto una azione repressiva nei confronti di ampi strati della popolazione india, aveva fatto riferimento a «coloro i quali credono in una teologia che giustifica la violenza», per dire loro che «sono in errore e devono correggersi, perché la loro missione è rispettare la legge e la verità invitando la gente alla riconciliazione». La predica di Zedillo era una critica, neanche troppo velata, all’opera del vescovo Ruiz. Netta la risposta di Arizmendi: «Respingiamo categoricamente l’accusa che qualcuno tra di noi sia teologo della violenza». Nessun vescovo del Chiapas, ha poi aggiunto, «ha mai predicato né promosso la violenza, alla quale invece la Chiesa si oppone fermamente».
Il 7 giugno il vescovo Ruiz ha annunciato comunque le sue dimissioni da presidente della Conai, la Commissione nazionale di intermediazione, l’organismo formato dalla diocesi incaricato di mediare nel dialogo tra governo federale ed esercito zapatista. Ruiz ha giustificato il suo gesto adducendo come causa la «costante e crescente aggressione» contro la diocesi e la sua persona.
Curia I
Ex Sant’Uffizio: parte Lehmann, arriva Kasper
Il 23 maggio è stata annunciata la nomina di Karl Lehmann, vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca, a membro della Congregazione per i vescovi. Il presule lascia così, dopo oltre dieci anni, il posto di membro di un’altra prestigiosa Congregazione, quella per la dottrina della fede. Nel dicastero guidato dal cardinale tedesco Joseph Ratzinger arriva comunque un altro presule teutonico, il vescovo-teologo di Rottenburg-Stuttgart Walter Kasper, amico di Lehmann. Rimane intanto la presenza record nell’ex Sant’Uffizio del cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Il porporato ne è membro ininterrottamente da più di diciotto anni, fin da quando era arcivescovo di Medellín. E difficilmente si perde una sessione.
Curia 2
Saraiva Martins alle Cause dei santi. Scompare la figura del pro-prefetto?
Sabato 30 maggio l’arcivescovo portoghese José Saraiva Martins, 66 anni, è stato nominato prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Da circa dieci anni era segretario del dicastero della educazione cattolica e precedentemente era stato docente di Teologia e poi rettore della Pontificia Università Urbaniana. Martins, che appartiene all’ordine dei Claretiani, pur non essendo ancora cardinale è stato nominato “prefetto” e non “pro-prefetto” come si usava finora per incarichi curiali per cui era prevista, per norma o tradizione, la porpora ma che venivano concessi ad un vescovo (il “pro” veniva tolto a nomina cardinalizia avvenuta). Molto probabilmente quindi con questa nomina scompare la figura del “pro-prefetto” o del “pro-presidente”. Di questo cambiamento c’erano state delle avvisaglie con altre due nomine avvenute negli ultimi mesi: quella dell’arcivescovo argentino Jorge María Mejía ad archivista e bibliotecario e quella dell’italiano Sergio Sebastiani a presidente delle prefettura degli affari economici della Santa Sede (anche se nel caso di Sebastiani la scomparsa del “pro” ha significato la mancata concessione della porpora nell’ultimo Concistoro).
Curia 3
Cambiano gli ecclesiastici che si occupano di Terra Santa
Nel giro di due settimane sono cambiate le persone che si occupano più direttamente di Terra Santa per conto della Santa Sede: il nunzio e il responsabile dell’apposito desk negli uffici della Seconda sezione (rapporti con gli Stati) della Segreteria di Stato. Sabato 6 giugno è stato nominato il nuovo nunzio a Cipro ed Israele e delegato a Gerusalemme e Palestina. Si tratta del romagnolo sessantenne Pietro Sambi. Prende il posto di Andrea Lanza Cordero di Montezemolo, nominato rappresentante pontificio in Italia lo scorso marzo. In passato Sambi aveva già lavorato nella rappresentanza di Gerusalemme. È avvenuto nel periodo ’71-’75 e proprio in quel tempo titolare della sede diplomatica era un giovane prelato, anche lui romagnolo, alla sua prima esperienza da nunzio e dal brillante futuro: Pio Laghi. Sambi ha inoltre lavorato come numero due nelle nunziature di Camerun, Cuba, Algeria, Nicaragua, Belgio ed India. Arcivescovo dall’85, il presule romagnolo prima di arrivare in Terra Santa è stato nunzio in Burundi e Indonesia. Sabato 20 giugno, poi, è stato nominato nunzio in Libia e a Malta, ed elevato alla dignità arciepiscopale, monsignor Luigi Gatti, 52 anni (contestualmente lo svizzero Peter Stephen Zurbriggen, 55 anni, è stato spostato dalla nunziatura del Mozambico a quella di Armenia, Georgia e Azerbaigian). Da molti anni il neopresule piemontese seguiva il Medio Oriente in Segreteria di Stato ed è ritenuto uno dei massimi esperti riguardo alle problematiche relative alla geopolitica regionale. Al suo posto subentra il campano Giovanni d’Aniello, 43 anni, che lo affiancava già da alcuni mesi. Una curiosità: il nuovo nunzio in Terra Santa e d’Aniello hanno già lavorato insieme. È successo in Burundi, dove Sambi era nunzio e d’Aniello consigliere di nunziatura.
Curia 4
Un giapponese alla Pastorale per i migranti, un vietnamita a Iustitia et pax
A poche settimane dalla conclusione del Sinodo per l’Asia, nella Curia romana acquistano posti di responsabilità due presuli del continente più vasto e meno cattolico del mondo. Lunedì 15 giugno il vescovo di Yokohama, Stephen Fumio Hamao, 68 anni, è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Il 24 l’arcivescovo vietnamita François Xavier Nguyen van Thuan, settant’anni, è stato prescelto come presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, di cui era vice.
Hamao prende il posto del cardinale Giovanni Cheli che compirà ottanta anni il prossimo ottobre. A dire il vero, l’Annuario pontificio 1998 dava erroneamente Cheli come già dimissionato, svista corretta col primo bollettino di variazioni dell’Annuario, distribuito dalla Segreteria di Stato il 16 marzo. Il presule giapponese ha partecipato al recente Sinodo dove si era fatto notare per il mea culpa pronunciato riguardo al ruolo avuto dalla Chiesa nipponica durante la seconda guerra mondiale. Un dato paradossale: Hamao era anche presidente della Conferenza episcopale giapponese, l’episcopato che nei suoi contributi alla fase preparatoria del Sinodo aveva avuto le parole più dure nei confronti del “centralismo” romano.
Era tempo che nella Curia romana si vociferava dell’arrivo di un presule nipponico per un posto di responsabilità. Da quando infatti il cardinale filippino José T. Sánchez non era più prefetto della Congregazione per il clero (giugno ’96) non c’era nessun asiatico in posti di responsabilità nel governo centrale della Chiesa cattolica. E questo, in tempi di internazionalizzazione della Curia romana, non era politically correct (anche se ai vescovi del Sol Levante è toccato in sorte un dicastero minore, di per sé non cardinalizio, mentre i precedenti asiatici – vedi Sánchez e vedi anche il cardinale indiano Simon D. Lourdusamy – erano diventati prefetti di Congregazione).
Nguyen van Thuan, che prende il posto del cardinale francese Roger Etchegaray, invece è a Roma dal ’91 ed è vicepresidente di Iustitia et Pax dal ’94. Precedentemente era stato vescovo di Nha Trang, dal ’67 al ’75, quando venne promosso arcivescovo di Saigon; ma pochi giorni dopo la capitale sudvietnamita cadeva nelle mani dei vietcong e il governo di Hanoi non lo ha mai riconosciuto come vescovo di quella che hanno ribattezzato Hochiminh Ville. Anzi, il regime marxista lo ha tenuto imprigionato in un campo di concentramento per tredici anni, fino all’88. Nel ’91 Nguyen van Thuan è arrivato in Italia e non gli è stato più permesso di tornare in patria. Nel ’94 il Vaticano, che lo aveva riconosciuto sempre come il legittimo pastore della ex Saigon, lo ha promosso vicepresidente del Consiglio della giustizia e della pace e lo ha nominato arcivescovo titolare di Vadesi (solo nel marzo scorso Santa Sede e Hanoi hanno trovato un accordo, dopo ventitré anni, per la nomina del nuovo arcivescovo di Hochiminh Ville, Jean-Baptiste Pham Minh Man).
Il cardinale Etchegaray, 76 anni a settembre, lascia quindi la carica di presidente di Iustitia et Pax. Rimane comunque alla guida del Comitato del Grande Giubileo dell’anno 2000. Non solo, Giovanni Paolo II lo ha promosso all’ordine dei vescovi col titolo della chiesa suburbicaria di Porto-Santa Rufina al posto del cardinale Agostino Casaroli scomparso il 6 giugno.
Curia 5
Il ritorno di Moreira Neves
Dopo circa undici anni il cardinale Lucas Moreira Neves torna, non senza soddisfazione, nella Curia romana. L’aveva abbandonata nell’estate ’87, quando era segretario della Congregazione per i vescovi, per guidare la sede primaziale del suo paese. Il 25 giugno Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto della medesima Congregazione. Contestualmente lo ha nominato anche presidente della pontificia Commissione per l’America latina e lo ha promosso all’ordine dei vescovi col titolo della chiesa suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, lasciata vacante dalla morte del cardinale Eduardo Francisco Pironio avvenuta il 5 febbraio scorso. Neves, 73 anni a settembre, prende il posto del porporato africano Bernardin Gantin, 76 anni, che ricopriva questo incarico da quattordici anni. Un brasiliano quindi torna alla guida di un importante dicastero vaticano. Non succedeva dai tempi del cardinale Agnelo Rossi, dapprima prefetto di Propaganda Fide (‘70-’82) e poi presidente dell’Apsa (‘82-’86). E nel ’67 fu proprio Agnelo Rossi, allora arcivescovo di São Paulo, a consacrare vescovo il giovane (42 anni) domenicano, scegliendolo come suo ausiliare. Nel ’74 Moreira Neves viene chiamato a Roma, come vice presidente del pontificio Consiglio per i laici. Nel ’79 Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per i vescovi. Nell’87 lo stesso Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di São Salvador da Bahia e primate del Brasile e l’anno successivo lo crea cardinale. Nel ’95 era stato eletto presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), segno di una svolta moderata di un episcopato tradizionalmente progressista.
Cardinali
La scomparsa di Casaroli, Carberry e Ballestrero
Nel giro di quindici giorni sono deceduti tre cardinali ultraottantenni: il 9 giugno è spirato Agostino Casaroli (ex segretario di Stato vaticano), il 18 John J. Carberry (emerito di St. Louis, Usa) e il 21 il carmelitano scalzo Anastasio A. Ballestrero (emerito di Torino ed ex presidente della Conferenza episcopale italiana). Il numero dei componenti del Sacro Collegio scende quindi a quota 158, di cui 118 con diritto di voto in un eventuale conclave.
Vaticano
Nuovo comandante della guardia svizzera
Il 2 giugno sono stati annunciati i nomi del nuovo comandante della guardia svizzera e del suo vice. Capitano comandante del Corpo della guardia svizzera pontificia è Pius Segmüller, 46 anni, colonnello dello Stato maggiore dell’esercito svizzero. Tenente è Elmar Theodor Mäder, 35 anni. Entrambi non provengono, secondo tradizione, dall’interno del Corpo, come era invece avvenuto con Alois Estermann tragicamente scomparso lo stesso giorno (4 maggio) della sua nomina, insieme alla moglie e al vicecaporale Cedric Tornay. Pochi giorni dopo il terribile episodio, la madre di Tornay in più interviste ha contestato la ricostruzione ufficiale fornita dal direttore della sala stampa della Santa Sede. Per Muguette Baudat non è credibile che il figlio abbia dapprima ucciso i coniugi Estermann e poi si sia suicidato. Sulla tragedia si deve ancora pronunciare la magistratura interna dello Stato della Città del Vaticano che non ha ancora concluso le indagini.
Esorcismi
Gli anglicani riformano il rito, e la Chiesa cattolica si appresta a farlo
Gli anglicani si preparano a introdurre nuove preghiere per l’esorcismo e la guarigione per offrire un’alternativa a pratiche su cui fanno leva con successo molti culti emergenti sull’onda della New Age. Se ne discuterà all’assemblea generale decennale della Comunione anglicana (la cosiddetta “Lambeth Conference”) che si terrà dal 18 luglio al 9 agosto prossimi.
Intanto anche la Chiesa cattolica sta rivedendo le formule esorcistiche, che non hanno subito modificazioni dall’epoca preconciliare. Non si tratterà di grandi cambiamenti. Una novità sarà introdotta nelle invocazioni per cacciare i demoni che saranno di due tipi, una deprecatoria (si chiederà al Signore di farlo) e l’altra imperativa (sarà l’esorcista in prima persona ad ingiungerlo), mentre nel vecchio formulario esisteva solo la forma imperativa. Un’altra novità riguarderà la lingua. Oggi le formule sono solo in lingua latina. Per il futuro sono previste anche delle versioni in lingua volgare. Se è vero che il diavolo continua a capire benissimo la lingua di Cicerone, è altrettanto certo che non tutti i nuovi esorcisti o aspiranti tali la sanno usare.
Lavori illuminati
L’Enel finanzia i restauri per la tomba di san Pietro
Il 17 giugno nella sala stampa vaticana il cardinale Virgilio Noè, apparso molto affaticato, ha presentato i lavori per il nuovo restauro e per il nuovo impianto di illuminazione della tomba di san Pietro che si trova sotto l’altare maggiore della Basilica. Il lavori sono sponsorizzati dall’Enel. Proprio nello stesso giorno sui mass media è uscita la notizia di una causa di lavoro intentata da un ex dipendente della Fabbrica di San Pietro, l’organismo della Santa Sede che si occupa della manutenzione della Basilica. L’ex dipendente, che è stato licenziato lo scorso anno, ha denunciato di essere stato vittima di una “tangentopoli” vaticana e per questo ha chiesto ai giudici dello Stato della Città del Vaticano di indagare.
Italia 1
Tettamanzi: meno messe, più catechesi
«Le nostre chiese devono rinnovarsi, essere più creative e dinamiche rispondendo all’azione dello Spirito Santo. Ciò significa dare più spazio alla Parola di Dio... Si celebrano ancora troppe messe e si fa poca catechesi». Lo ha detto il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova.
Italia 2
Enzo Biagi : punto tutto sulla misericordia di Dio
«... cerchiamo di non compromettere anche Dio nelle nostre miserie. Poi questo Padre Eterno vendicatore non mi piace: io punto tutto sulla sua misericordia». Lo ha scritto Enzo Biagi nella rubrica delle lettere che cura su Sette (25 giugno 1998).
Italia 3
la Repubblica sulla polemica Ppi-vescovi
La polemica che dal 5 giugno ha visto contrapporsi il segretario del Ppi, Franco Marini, e il quotidiano della Cei, Avvenire, ha rappresentato l’occasione per un’ampia riflessione pubblica intorno alla questione della libertà dei cattolici impegnati in politica dalle pressioni delle gerarchie ecclesiastiche. Tra i molti interventi, anche l’attuale direttore e il fondatore del quotidiano la Repubblica, Ezio Mauro e Eugenio Scalfari, hanno contribuito esponendo il loro pensiero sul problema. Ezio Mauro, nell’editoriale del 9 giugno, sottolineava come le pressioni della gerarchia ecclesiastica sul Ppi siano la conseguenza di una reazione alla condizione di “minoranza” che la cultura cattolica nel nostro Paese ha vissuto per anni. «È come se la Chiesa» spiega Mauro «all’improvviso, e dopo anni di distrazione, scoprisse una sorta di Dio italiano, una via italiana al cattolicesimo che non c’è mai stata, nella presunzione di un Paese “naturalmente cattolico”». «La pressione della gerarchia si risolve» continua Mauro «in una richiesta di rappresentanza “integrale”, che non tiene conto delle mediazioni con le altre culture, e rischierebbe di trasformare un partito in una cinghia di trasmissione, senza un’autonoma responsabilità di fronte ai cittadini».
Eugenio Scalfari, che nell’editoriale dell’11 giugno si definisce «un vecchio liberale e laico», ripercorre sinteticamente i passaggi fondamentali che nella storia italiana hanno registrato il cedimento, da parte delle gerarchie cattoliche, alla tentazione di «clericalizzare i cattolici politicamente impegnati». E ricorda la fine del potere temporale nel 1870, la fase antimodernista, il licenziamento su due piedi di don Sturzo «in favore della Realpolitik clerico-fascista», lo scontro con Moro e Fanfani agli albori del centrosinistra, e il momento attuale col tentativo di strumentalizzare «Berlusconi, i gruppuscoli del Polo e possibilmente i popolari». Se la gerarchia mira «a guidare per mano» i cattolici che fanno politica, entrando «addirittura nel merito delle leggi, della Costituzione, dei lavori parlamentari», con l’obiettivo «di far nascere un fronte clericale», Scalfari avverte che «rinascerebbe per reazione un fronte anticlericale e tutti gli steccati che lo spirito di tolleranza liberale e laico è riuscito a smantellare nel corso di due secoli. Ci pensi bene, monsignor Ruini» conclude Scalfari «...sarebbe molto grave per l’Italia ma anche per i cattolici e per la Chiesa».
Attacchi
E la Padania se la prende col Vaticano
Ennesimo attacco della Padania al Vaticano. Per due giorni di seguito il quotidiano leghista ha dedicato una intera pagina a presunte malefatte d’Oltretevere. Il 20 giugno la Padania denuncia il “Giubileo degli affari”, «un evento che da religioso si è trasformato in un lauto boccone per affaristi di ogni genere». Il dì successivo ha dato amplissimo risalto ad un volume di Mario Guarino pubblicato dalla Kaos edizioni (I mercanti del Vaticano), e se la prende in particolare col fatto che «le proprietà del Vaticano a Roma città sfiorano i 160.000 miliardi».
Intanto la Tullio Pironti Editore ha ristampato e rimandato in libreria l’ormai celebre volume di David Yallop (In nome di Dio) sulla presunta morte violenta di Giovanni Paolo I. E questo in vista del ventesimo anniversario dei trentatré giorni di papa Luciani.
Sant’Egidio
Gli auguri di Scalfaro e il premio del Rotary
Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro non ha partecipato alla messa celebrata il 20 maggio per i trent’anni della Comunità di Sant’Egidio (cfr. 30Giorni n. 5 maggio 1998, p. 37). In compenso, esattamente una settimana dopo, si è riservato di fare gli auguri al movimento ecclesiale durante una visita privata. Rivolgendosi a «voi figli del Sessantotto che dimostrate come possano esserci frutti buoni in tutte le stagioni», Scalfaro ha lodato l’impegno di Sant’Egidio per gli anziani, i poveri e la pace del mondo (quest’ultimo aspetto non era stato citato dal cardinale Angelo Sodano nella omelia tenuta il 20 maggio). Il 30 maggio la Comunità ha ricevuto dal Rotary Club di Roma il premio “Ara Pacis 1998” per «il costante impegno nella ricerca di soluzioni pacifiche nelle crisi politico-militari in Africa e in Sud America».
Storici
Villari: Ecclesia triumphans sì, ma...
«Ecclesia triumphans; sì, chiamiamola così la Chiesa di Roma perché il secondo millennio dell’era cristiana si chiude, soprattutto per il cattolicesimo con una sorta di vertigine di vittoria e di potenza». Così lo storico Lucio Villari sulla Repubblica del 23 giugno, che aggiunge: «Una vertigine che pare ghermire le sue gerarchie e che sarà consacrata dal giubileo imminente. Non sarà certo la potenza che promana da una religiosità più diffusa e più profonda dei popoli cristiani (su questo ci sarebbe molto da dire), ma sicuramente è la proclamazione di maggiori certezze “politiche” e di sicurezze sociologiche che la Chiesa fa in ogni occasione, e con minori perplessità e prudenze che non in un passato non tanto lontano».
Fondazione Paolo VI
Una Settimana europea sull’evangelizzazione delle Indie
Si terrà dal 4 all’8 settembre prossimi a Villa Cagnola di Gazzada (Va) la XX Settimana europea organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI. Il tema di quest’anno è: «L’Europa e l’evangelizzazione delle Indie orientali», in occasione del quinto centenario dell’impresa di Vasco de Gama. L’iniziativa ha valore anche come “corso di aggiornamento” per tutti gli insegnanti (per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al numero telefonico 0332-462104).