30Giorni in breve
BREVI DAL MONDO
Bush/1
I terroristi e i loro protettori cercano di distruggere il mondo che li sorpassa, ma non ci riusciranno
«Il presidente [George W. Bush], che ieri si è dedicato al fronte interno, la minaccia dell’antrace, ha denunciato “il nemico, i terroristi e i loro protettori” in un discorso al Dipartimento di Stato, assicurando che sono “destinati alla sconfitta”. “Essi alimentano l’invidia e l’odio”, ha notato. “Temono la creatività umana, la scelta e la diversità. Incapaci di edificare un mondo migliore, cercano di distruggere il mondo che li sorpassa, ma non ci riusciranno”» (dal Corriere della Sera del 30 ottobre).
Bush/2
I terroristi vogliono trasformare il loro odio in Olocausto
«George W. Bush ha detto che i terroristi “stanno cercando di procurarsi armi di distruzione di massa e le useranno non appena ne saranno capaci per trasformare il loro odio in Olocausto”». Così il presidente Usa nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu a New York (dalla Repubblica dell’11 novembre).
Bush/3
Le armi perfide
La Repubblica del 7 novembre riporta l’intervento in teleconferenza di George Bush, con a fianco il presidente francese Jacques Chirac, ad una conferenza antiterrorismo dei Paesi dell’Est europeo che si è svolta a Varsavia. Tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti ha detto: «Bin Laden è un uomo malvagio. Non escludo che cerchi armi perfide per cercare di distruggere la nostra civiltà».
Bush/4
Al Newsweek: Okay, Saddam è perfido
«“Perché non dice allora che [Saddam Hussein] è perfido?”. “Non è sicuramente buono”. “Perché non vuole usare quella parola?”. “Forse perché lei mi sta spingendo a usarla, e io sono testardo. Okay, è perfido. Saddam è perfido”». Botta e risposta tra giornalisti e George W. Bush nel corso dell’intervista concessa al settimanale Newsweek e tradotta dalla Repubblica del 26 novembre.
Colin Powell
Adesso è finito anche il dopo-guerra fredda
«Dopo l’11 settembre è molto più evidente il fatto che non solo è finita la guerra fredda, ma è anche finito il periodo del dopo-guerra fredda». Così il segretario di Stato Usa, generale Colin Powell, in un intervento pubblicato sul Messaggero del 16 novembre col titolo: Adesso è finito anche il dopo-guerra fredda.
Putin
Per i terroristi
siamo polvere
«“Il presidente Bush parla di Osama Bin Laden come del diavolo. Usa il termine il ‘maligno’. Pensa che sia così?”. “Penso che, in realtà, il presidente Bush sia molto moderato nella sua scelta dei termini. Avrei altre definizioni e epiteti da proporre, ma naturalmente mi trattengo, perché sto parlando di fronte ai media e non sarebbe la cosa più appropriata. […] Questi terroristi non trattano il resto dell’umanità come esseri umani. Per quanto li riguarda, noi non siamo nemmeno nemici. Siamo semplicemente polvere”». Botta e risposta tra un giornalista e il presidente russo Vladimir Putin in una intervista al Federal News Service pubblicata dal Corriere della Sera del 17 novembre.
Gorbaciov
Il decennio perduto
«Dopo la fine dell’Urss […] subentrò in molti circoli occidentali l’euforia della vittoria, tanto più gradita quanto meno prevista. Si perse tempo nelle infinite celebrazioni del trionfo sul comunismo. E si perdette di vista la complessità del mondo, i suoi problemi, le sue gravissime contraddizioni. Si dimenticò la povertà e l’arretratezza. Ci si dimenticò della necessità di costruire un nuovo ordine mondiale, più giusto di quello che ci si era lasciato alle spalle». Così Michail Gorbaciov in un commento apparso sulla prima pagina della Stampa del 3 novembre dal titolo Il decennio perduto.
Papa/1
Digiuno e incontro interreligioso
ad Assisi
«Dobbiamo pregare senza stancarci per ottenere questo grande dono, che è la pace; dono di cui l’umanità ha tanto bisogno. Lo invocheremo fiduciosi anche con le due iniziative che domenica scorsa ho annunciato: il giorno di digiuno in dicembre [il giorno 14, ndr] e l’incontro di preghiera in gennaio ad Assisi con i rappresentanti delle religioni del mondo». Così Giovanni Paolo II all’Angelus di domenica 25 novembre.
A proposito della seconda delle due iniziative pontificie la Repubblica (20 novembre) ha fatto notare che il cardinale Roger Etchegaray ha parlato «di Assisi come di uno “scenario internazionale”, qualunque sia la religione cui uno aderisce»; mentre Igor Man sulla prima pagina della Stampa (19 novembre) ha ricordato come la prima riunione interreligiosa di Assisi nel 1986 venne considerata da ambienti laici una «presuntuosa provocazione».
Il 28 novembre poi il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls ha reso noto che il 13 novembre, alla vigilia del digiuno, si terrà in Vaticano un incontro «a carattere puramente pastorale» sul tema “Il futuro dei cristiani in Terra Santa”. Parteciperanno i capi delle comunità cattoliche dei diversi riti in Terra Santa e i presidenti di alcune conferenze episcopali.
Papa/2
Eucarestia,
cuore pulsante
della parrocchia
«[...] Cristo è presente nella Chiesa in maniera eminente nell’eucarestia, fonte e culmine della vita ecclesiale. È presente realmente nella celebrazione del santo Sacrificio, come pure quando il pane consacrato viene custodito nel tabernacolo “come il cuore spirituale della comunità religiosa e parrocchiale” (Paolo VI, lettera enciclica Mysterium fidei, AAS 57 [1965], 772). [...] Senza il culto eucaristico, come proprio cuore pulsante, la parrocchia inaridisce. Giova a tal proposito ricordare quanto scrivevo nella lettera apostolica Dies Domini: “Tra le numerose attività che una parrocchia svolge, nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucarestia” (n. 35). Nulla sarà mai in grado di supplirla. La stessa Liturgia della sola parola, quando sia effettivamente impossibile assicurare la presenza domenicale del sacerdote, è lodevole per mantenere viva la fede, ma deve sempre conservare, come meta verso cui tendere, la regolare celebrazione eucaristica». Così Giovanni Pa™lo II il 23 novembre, nel discorso pronunciato nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per il clero.
Papa/3
Il periodo aureo della santità piemontese
«Monsignor Marello si formò nel periodo aureo della santità piemontese, quando, in mezzo a molteplici forme di ostilità contro la Chiesa e la fede cattolica, fiorirono campioni dello spirito e della carità, quali il Cottolengo, il Cafasso, don Bosco, il Murialdo e l’Allamano. Giovane buono e intelligente, appassionato della cultura e dell’impegno civile, il nostro santo trovò solo in Cristo la sintesi di ogni ideale e a Lui si consacrò nel sacerdozio. “Fare gli interessi di Gesù” fu il motto della sua vita, e per questo si rispecchiò totalmente in san Giuseppe, lo sposo di Maria, il “custode del Redentore”». Dall’omelia di Giovanni Paolo II pronunciata il 25 novembre in occasione della Cappella papale per la canonizzazione del beato Giuseppe Marello (1844-1895), vescovo di Acqui Terme, e di altri tre beati europei: la catalana Paula Montal Fornés de San José de Calasanz (1799-1889), la francese Léonie Françoise de Sales Aviat (1844-1914), la tedesca Maria Crescentia Höss (1682-1744).
Jospin
La laicità
e l’integralismo
Il quotidiano cattolico francese La Croix ha intervistato il 20 novembre il primo ministro francese Lionel Jospin. Nell’intervista il leader socialista spiegava la scelta, condivisa dal presidente transalpino Jacques Chirac, di esercitare pressioni affinché fosse eliminato dalla Carta europea il riferimento alla «eredità religiosa», mutato in un più generico «patrimonio spirituale e morale». La decisione, ha spiegato Jospin, non è stata di natura ideologica, in quanto la religione «non è estranea al mio universo di pensiero» e, in seguito, ha confidato: «Come non interrogarsi sul nostro destino? Sul senso della vita? Sulla morte?». Il problema piuttosto nasceva dal fatto che l’inserimento di un riferimento religioso nella Carta rischiava di porre problemi di «costituzionalità» ad uno Stato «laico» come la Francia. A tale proposito ha ricordato che «i “padri fondatori” dell’Europa, Schuman, De Gasperi o Adenauer non hanno mai – allorquando incarnavano la Democrazia cristiana – inteso legare la costruzione dell’Europa a un riferimento religioso». Ha poi aggiunto che la recente situazione internazionale, «soprattutto per il montare dell’integralismo musulmano», al quale può corrispondere un «integralismo cristiano» ed «ebraico», «ha fatto risorgere l’idea di una laicità che io definerei protettrice».
Vlk
Il mondo è come Tommaso, vuole vedere e “toccare”
«L’uomo contemporaneo è orientato verso i sensi. Vuole vedere, vive nella cultura dell’immagine, vuole “toccare”. Allora la Chiesa deve saper rivolgersi proprio a “questo” uomo. Oggi non si predica con le prediche, ma con la testimonianza, con la propria vita [...]. La Chiesa può indicare l’apertura verso la felicità perché il mondo è come Tommaso, come quei pagani che vennero dall’apostolo Filippo dicendogli: mostraci il Signore. [...]. «Non volevo usare il termine [salvezza], perché si può equivocare. Si pensa subito alla vita eterna. Ma l’eternità comincia qui. Se Gesù Cristo è in mezzo a noi, allora la vita eterna, il Paradiso – sebbene in maniera ancora incompiuta – incomincia qui, ora». Così il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, in un’intervista a la Repubblica del 27 ottobre.
Sodano
La Chiesa
rispetta la libertà
dei fedeli laici
«“Il Vaticano ha un suo piano per l’Afghanistan?”. “Il Santo Padre, come è noto, sollecita i cuori, parla alle coscienze. L’applicazione degli interventi umanitari ai casi concreti – come è in questi giorni il caso dell’Afghanistan – compete alla coscienza dei laici. Come è nel campo della politica, dell’economia, delle scienze e come anche nel campo umanitario, la Chiesa rispetta la coscienza dei cattolici che sono chiamati a decidere”». Così il cardinal Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, in un’intervista a la Repubblica del 18 novembre.
Ratzinger/1
Vent’anni alla Congregazione per
la dottrina della fede
Il 25 novembre è scoccato il ventesimo anniversario della nomina del cardinale Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Quasi in corrispondenza di quella data, il 18 novembre, la Radio Vaticana ha mandato in onda una intervista in cui il porporato, su richiesta della giornalista, fornisce questo sintetico profilo di sé: «È impossibile un autoritratto; è difficile giudicare se stessi. Io posso soltanto dire che vengo da una famiglia molto semplice, molto umile, e perciò non mi sento tanto cardinale, mi sento un uomo semplice. In Germania ho casa in un piccolo paese con persone che lavorano nell’agricoltura, nell’artigianato e lì mi sento nel mio ambiente. Nello stesso tempo cerco di essere così anche nel mio ufficio; se vi riesco, non oso io giudicare me stesso. Io ricordo sempre con grande affetto la profonda bontà di mio padre e di mia madre e naturalmente per me bontà implica anche la capacità di dire “no”, perché una bontà che lascia correre tutto non fa bene all’altro, qualche volta la forma della bontà può essere anche dire “no” e rischiare così anche la contraddizione. Questi sono i miei criteri, questa la mia origine; altro dovrebbero dirlo gli altri».
Ratzinger/2
Replica a Kasper
con citazione
di Bultmann
La rivista dei Gesuiti Usa America del 19 novembre ha ospitato un contributo del cardinale Joseph Ratzinger su “La Chiesa locale e la Chiesa universale”. Si tratta di una nuova puntata nel dibattito teologico a distanza tra i porporati tedeschi Ratzinger e Walter Kasper, il primo fautore della priorità ontologica e temporale della Chiesa universale rispetto alla Chiesa particolare; il secondo invece favorevole alla tesi della contemporaneità della nascita della Chiesa universale e delle Chiese particolari (cfr. 30Giorni, n. 6, giugno 2001, p. 40). Ratzinger afferma di accettare la formula usata da Kasper che «la Chiesa locale e quella universale sono interne l’una all’altra; si penetrano l’un l’altra e sono pericoretiche»; ma poi, usando il linguaggio biblico per descrivere la Chiesa, aggiunge che ci può essere «solo una sposa, solo un Corpo di Cristo, non molte spose, non molti corpi». Ratzinger non accetta poi che la sua concezione della Chiesa universale sia legata al centralismo curiale: «Questo legame, parlando oggettivamente, non ha senso […], la Chiesa di Roma è una Chiesa locale e non la Chiesa universale, è una Chiesa locale con una responsabilità peculiare, universale, ma sempre una Chiesa locale». Ratzinger finisce poi il suo intervento con una «piccola noüa umoristica». Il prefetto dell’ex Sant’Uffizio, infatti, dopo aver ricordato che Kasper invoca il teologo cattolico Joachim Gnilka per affermare che «in san Paolo la comunità locale è il punto centrale», afferma che in Rudolf Bultmann si può leggere esattamente il contrario. E, dopo aver citato il teologo protestante, conclude: «Questo conflitto tra Gnilka e Bultmann mostra, prima di tutto, la relatività dei giudizi esegetici. Ma proprio per questa ragione è specialmente istruttivo nel nostro caso, perché Bultmann, che ha difeso vigorosamente la tesi della precedenza della Chiesa universale sulla Chiesa locale, non potrebbe essere mai accusato di platonismo o di una inclinazione in favore di un ritorno del centralismo romano. Forse è stato semplicemente perché egli era al di fuori di queste controversie che è stato capace di leggere e interpretare i testi con una mente più aperta».
Ratzinger/3
L’International Herald Tribune contro
la Dominus Iesus
Insolito attacco alla dichiarazione Dominus Iesus dalle colonne dell’International Herald Tribune. Il 23 ottobre infatti il quotidiano ha pubblicato un intervento di Antonio Garrigues Walker, avvocato madrileno e vicepresidente della branca europea della Trilaterale, in cui si afferma che la Dominus Iesus usa un «linguaggio offensivo per i credenti nelle altre religioni», aggiungendo: «Tutte le religioni sono presentate ai seguaci come religioni vere. Ma poche lo hanno fatto con così fredda cura dei dettagli e convinzione intellettuale come la Dominus Iesus». Titolo dell’intervento: Il dogma della Chiesa danneggia la ricerca di una pace globale. L’International Herald Tribune è il quotidiano realizzato dal New York Times e la Washington Post per l’Europa.
Ecumenismo
Intercomunione
tra Chiesa cattolica caldea e Chiesa assira d’Oriente
In particolari situazioni di necessità pastorale sarà possibile l’intercomunione tra i fedeli della Chiesa cattolica caldea e quella assira d’Oriente. L’importante novità ecumenica è stata spiegata il 25 ottobre dalla sala stampa vaticana con la pubblicazione di un commento al recente documento del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani: Orientamenti per l’ammissione all’Eucaristia tra la Chiesa caldea e la Chiesa assira dell’Oriente. Nel testo si spiega che la principale difficoltà da parte cattolica per l’accettazione dell’intercomunione era l’uso da parte assira della cosiddetta “Anafora di Addai e Mari”, antica preghiera eucaristica orientale che non contiene, al contrario di tutte le preci eucaristiche ammesse da Roma, un «coerente racconto dell’Istituzione». Alla fine di un attento studio, la Congregazione per la dottrina della fede ha considerato però valida l’“Anafora di Addai e Mari” stabilendo che in essa le parole dell’Istituzione sono presenti, «anche se disseminate attraverso i passaggi più importanti dell’Anafora».
Dopo la Dichiarazione cristologica comune firmata l’11 novembre 1994 da Giovanni Paolo II e Mar Dinkha IV, patriarca della Chiesa assira d’Oriente, questo è un ulteriore passo di avvicinamento tra le due Chiese.
I fedeli della Chiesa assira d’Oriente – 400mila, diffusi in Medio Oriente – sono gli eredi dei seguaci del patriarca Nestorio, condannato dal Concilio di Efeso nel 431. Quelli della Chiesa caldea cattolica – 800mila, prevalentemente in Iraq – sono gli eredi dei nestoriani ricongiuntisi con Roma nel 1552. Entrambe queste Chiese hanno una forte diaspora in Occidente: da qui anche l’importanza della possibilità dell’intercomunione.
Usa
Primo presidente
di colore della Conferenza episcopale
La Conferenza episcopale statunitense (Usccb) ha per la prima volta un presidente di colore. Si tratta di Wilton D. Gregory, 53 anni, vescovo di Belleville in Illinois. Gregory è stato eletto nel corso della usuale assemblea generale dell’Usccb che si è tenuta a novembre a Washington Dc. La sua nomina non è una sorpresa. Gregory infatti è stato il vicepresidente dell’episcopato Usa dell’ultimo triennio ed è prassi che nell’Usccb il vice alla fine del suo mandato diventi il numero uno. E infatti Gregory è stato eletto alla prima votazione con il 75% dei voti (come nuovo vicepresidente è stato eletto William Skylstad, 67 anni, vescovo di Spokane – Stato di Washington –, che alla terza e ultima votazione ha battuto, con 141 voti a 110, Justin F. Rigali, arcivescovo di St. Louis con un passato nella Curia romana).
Gregory, che prima di essere vescovo di Belleville era stato nominato ausiliare del cardinale Joseph Bernardin di Chicago, ha anche un altro record: è il primo presidente dell’Usccb a non essere nato cattolico. La sua famiglia infatti era protestante e non praticante. Oggi la madre e due sorelle si sono convertite alla Chiesa di Roma, ma non il papà. «Mio padre» ha detto Gregory alla Radio Vaticana «tuttora non è cattolico ma sento che la sua resistenza si sta indebolendo e forse potrò conquistarlo».
Curia/1
De Magistris
pro-penitenziere maggiore
Il 22 novembre sono state accettate le dimissioni del cardinale statunitense William W. Baum dalla carica di pro-penitenziere maggiore. Il porporato aveva raggiunto i 75 anni il giorno precedente e le dimissioni sono state accolte «per motivi di età e di salute». Pro-penitenziere diventa monsignor Luigi De Magistris, 75 anni, cagliaritano, che era reggente (segretario) della Penitenzieria apostolica dal ’79. De Magistris, che è vescovo dal ’96, è stato elevato alla dignità arciepiscopale. La Penitenzieria apostolica è il Tribunale vaticano che ha competenza su tutto ciò che riguarda il “foro interno”, in particolare per le assoluzioni dalle censure e per le dispense riservate al papa, e su tutto ciò che spetta alle concessioni e all’uso delle indulgenze (tranne su quello che riguarda la dottrina dogmatica di queste ultime, su cui ha competenza la Congregazione per la dottrina della fede).
Curia/2
Tomko presidente
del Comitato per i Congressi eucaristici
Il 23 ottobre il cardinale slovacco Jozef Tomko è stato nominato presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali. Tomko, 77 anni, ha guidato la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli dall’85 allo scorso aprile.
Curia/3
Marchetto segretario del Consiglio
dei migranti
Il 6 novembre l’arcivescovo Agostino Marchetto è stato nominato segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Vicentino, 61 anni, Marchetto è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel ’68. Ha prestato servizio in Zambia, Cuba, Algeria, Portogallo, Mozambico, e nell’85 è stato fatto arcivescovo e nominato pronunzio in Madagascar e isole Mauritius. Nel ’90 è diventato nunzio in Tanzania e nel ’94 in Bielorussia. Nel ’96, per motivi di salute, è stato a disposizione della Segreteria di Stato fino a che, superata la malattia, nel ’99 è stato nominato osservatore permanente presso la Fao. Marchetto ha raccontato la sua esperienza da malato in un toccante libretto: Nel tunnel della speranza. La chemioterapia antitumorale (Camilliane, pp. 70, lire 14mila).
Sacro Collegio/1
La scomparsa del cardinale Bertoli
L’8 novembre è venuto meno il cardinale Paolo Bertoli, 93 anni, già nunzio apostolico in Francia (’60-69), prefetto della Congregazione delle cause dei santi (’69-73) e camerlengo di santa romana Chiesa (’79-85).
Il numero dei cardinali scende quindi a 178, di cui 130 elettori (che diventeranno 129 il 2 dicembre quando l’italiano Carlo Furno compirà ottanta anni).
Sacro Collegio/2
López Trujillo elevato all’ordine dei vescovi
Il 17 novembre il cardinale colombiano Alfonso López Trujillo è stato promosso all’ordine dei vescovi nella sede suburbicaria di Frascati. Prende il posto del cardinale Paolo Bertoli, scomparso nove giorni prima. López Trujillo, 66 anni appena compiuti, è il cardinale che nell’attuale pontificato ha ricevuto la porpora alla più giovane età (nell’83, a meno di 48 anni), ed è presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia dal ’90. Gli altri cardinali dell’ordine dei vescovi sono: Bernardin Gantin (decano del Sacro Collegio), Joseph Ratzinger (vicedecano), Angelo Sodano, Roger Etchegaray, Lucas Moreira Neves.
Sacro Collegio/3
Pranzo del Papa con gli ultraottantenni
Come tradizione, per il suo onomastico il Papa ha invitato a pranzo i cardinali ultraottantenni residenti nell’Urbe. Quest’anno all’appuntamento conviviale – che è stato anticipato di un giorno, il 3 novembre, perché il 4, festività di san Carlo Borromeo, capitava di domenica – si sono presentati undici porporati: Opilio Rossi, Giuseppe Caprio, Antonio Innocenti, Paul A. Mayer, Alfons M. Stickler, Angelo Felici, Giovanni Canestri, Antonio M. Javierre Ortas, José T. Sánchez, Fiorenzo Angelini, Luigi Poggi.
Basilica vaticana
Lanzani delegato della Fabbrica
di San Pietro
Il 17 novembre monsignor Vittorio Lanzani, 50 anni, originario della provincia di Pavia, è stato nominato delegato della Fabbrica di San Pietro, di cui era segretario dall’89. La carica di delegato era vacante dal ’91, da quando cioè divenne arciprete della basilica vaticana e presidente della Fabbrica di San Pietro il cardinale Virgilio Noè, ora settantanovenne, che in precedenza era coadiutore dell’arciprete e delegato della Fabbrica.
Diplomazia/1
Gobel nunzio
in Nicaragua, Becciu
a São Tomé
Il 31 ottobre l’arcivescovo francese Jean-Paul Gobel è stato nominato nunzio in Nicaragua. Gobel, 58 anni, è nel servizio diplomatico dal ’74 ed ha prestato servizio in Australia, Mozambico, Nicaragua, Burundi, Filippine e come incaricato d’affari ad interim nelle repubbliche caucasiche. Nel ’93 è stato poi nominato nunzio in Georgia ed Armenia e nel ’94 anche in Azerbaigian. Dal ’97 era nunzio in Senegal, Mali, Guinea-Bissau, Capo Verde e delegato apostolico in Mauritania. Curiosamente la nomina di Gobel è stata resa nota a soli quattro giorni dalle elezioni presidenziali e parlamentari in Nicaragua, in cui il candidato di destra Enrique Bolanos ha prevalso sul sandinista Daniel Ortega che pure era stato indicato a lungo favorito dai sondaggi.
Il 15 novembre l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, nominato nunzio in Angola lo scorso 15 ottobre, è stato nominato rappresentante pontificio anche in São Tomé.
Diplomazia/2
Nuovo ambasciatore del Giappone presso
la Santa Sede
Il 29 ottobre ha presentato le lettere credenziali il nuovo ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede. Si tratta di Mitsuhiro Nakamura, 62 anni, diplomatico di carriera, già ambasciatore nella Repubblica Dominicana (’95-98) e in Costa d’Avorio (’98-01).
Catalogna
In arrivo la Regione ecclesiastica tarraconense
Il 22 novembre la Conferenza episcopale spagnola, riunita in assemblea generale a Madrid, ha approvato «quasi all’unanimità» la costituzione di una “Regione ecclesiastica tarraconense” comprendente le diocesi catalane della provincia ecclesiastica di Tarragona (con le suffraganee di Girona, Lleida, Solsona, Tortosa, Urgell e Vic) e l’arcidiocesi di Barcellona, immediatamente soggetta alla Santa Sede. Quella tarraconense è la prima Regione ecclesiastica che si crea in Spagna (ma ce ne è già in cantiere una per l’Andalusia). La Regione ecclesiastica è una soluzione a metà strada tra la situazione attuale e la creazione di una vera e propria Conferenza episcopale che non dispiacerebbe ai settori più “nazionalisti” della Chiesa catalana.
Vescovi italiani
Agostinelli a Grosseto
Il 17 novembre Franco Agostinelli, 57 anni, aretino, dal ’94 vicario generale della diocesi natìa, è stato nominato vescovo di Grosseto. Prende il posto di un altro aretino, Giacomo Babini, 72 anni, dimessosi la scorsa primavera per motivi di salute. Nel salutare Babini, il sindaco di Grosseto, Alessandro Antichi, ha detto: «In questi anni abbiamo fatto un lungo cammino insieme e la Chiesa di Grosseto non è la stessa che era quando monsignor Babini è arrivato. Anche quella possibile frattura tra comunità cristiana e società civile si è andata ricomponendo e la città oggi vede nella Chiesa diocesana un punto di riferimento non dal punto di vista confessionale, ma sotto l’aspetto dei valori» (da Avvenire, 18 novembre).
La diocesi maremmana ha ora il singolare record, tra quelle italiane, di avere ben tre vescovi emeriti: Babini, Angelo Scola e Adelmo Tacconi.
La Padania
Stop agli sprechi
della Fao
«L’altro ieri la Camera ha approvato una risoluzione presentata dalla Lega Nord (primo firmatario Cesare Rizzi), nella quale, per la prima volta, si mette nero su bianco la necessità che i 620 milioni di dollari gestiti dalla Fao per combattere la fame nel mondo finiscano a chi ne ha davvero bisogno. E non servano solo per mantenere quel vero e proprio carrozzone che è la Fao […] visto che il 60-70% del suo budget viene speso per automantenersi» (dalla Padania del 22 novembre).
Libri/1
Completata la Storia del Concilio Vaticano II del Mulino
È in libreria l’ultimo volume, il quinto, della Storia del Concilio Vaticano II edita da Il Mulino sotto la direzione di Giuseppe Alberigo. Sottotitolo: “Un Concilio in transizione” (pp. 792, lire 90mila). Opera del lavoro di una trentina di specialisti della storia del cristianesimo e di teologia, questa Storia è stata tradotta in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e ora anche in russo, col consenso e l’auspicio del Patriarcato di Mosca. L’edizione italiana è curata da Alberto Melloni. In contemporanea, sempre per i tipi del Mulino, è uscito anche Il Concilio inedito, fonti del Vaticano II, a cura di Massimo Faggioli e Giovanni Turbanti (pp. 164, lire 25mila).
Libri/2
L’Olocausto, gli ebrei e Israele
Un lungo articolo di Pierluigi Battista, su La Stampa del 30 ottobre, dal titolo I “mea culpa” degli ebrei. La storia di Israele fra sangue e silenzi, sintetizza il contenuto di due libri recentemente pubblicati in Italia. Il primo, Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia d’Israele, edito da Mondadori, dello storico Tom Segev, vuole documentare «l’atteggiamento poco compassionevole dello yishuv verso il massacro degli ebrei in Europa e i suoi primi penosi, ostili incontri con i superstiti». Tra l’altro, l’articolo riporta questa affermazione di Menachem Begin: «Avremmo potuto salvare milioni di ebrei o almeno centinaia di migliaia di ebrei se l’Agenzia ebraica non avesse sottilizzato sulla “qualità degli immigrati”». Il testo prosegue rammentando come dirigenti sionisti «accettarono il fatto che le restrizioni imposte dalla Gran Bretagna all’immigrazione» e questo di fatto significò «la condanna a morte per moltissimi ebrei». Di seguito, sintetizzando il lavoro di Segev, Battista spiega come «si arrivò al punto, per non compromettere i buoni rapporti con la Gran Bretagna e anche per conservare la “purezza” degli insediamenti ebraici, di proporre, persino nella fase più tragica della Shoah, di “far emigrare i ‘buoni’ e lasciare in Europa ‘la feccia’”». Nello stesso articolo viene citato il lavoro di Benny Morris, dal titolo Vittime, tradotto per l’Italia da Rizzoli, con questo commento: «Uno studio che svela i dettagli terribili sul conflitto tra israeliani e popolazione palestinese. Pagine che hanno acuito e approfondito il “mea culpa” ebraico fino a vette emotive inimmaginabili». L’articolo si conclude affermando che anche per l’uscita di libri «laceranti come quelli dei Morris e dei Segev», che affrontano «senza timidezze i tabù della storia», è «giusto amare e ammirare Israele».
Tor Vergata
L’ecumenismo
della concretezza
Il 12 e il 13 novembre si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche presso l’Università di Roma di Tor Vergata. Come stabilito dallo Statuto non potevano essere presentate liste, ma solo candidature personali. Gli studenti di Comunione e liberazione hanno appoggiato vari candidati ottenendo una insperata affermazione. Per esempio, alla Facoltà di Ingegneria dieci dei venti eletti sono candidati ciellini. Tra questi, particolare non secondario, anche Kazim Ahmed, proveniente dal Cairo, Egitto, di religione islamica.
Cinema
Film islamico su Gesù al festival sponsorizzato
dal Vaticano
Dal 3 al 19 dicembre si svolge a Roma la quinta edizione del Festival del cinema spirituale “Tertio millennio”, patrocinato dall’Ente dello spettacolo e dai Pontifici Consigli della cultura e delle comunicazioni sociali. Tra gli eventi di questa manifestazione è sicuramente da annoverare un film su Gesù prodotto da una musulmana iraniana, Fereshteh Taerpour, e diretto da un altro musulmano, Hamid Jebelli. La pellicola, titolata Figlio di Maria (The Son of Maryam), racconta la storia di un bimbo islamico orfano di madre che diventa amico di un sacerdote cattolico. La Taerpour – partecipando alla presentazione della rassegna insieme al presidente Andrea Piersanti, a monsignor Enrique Planas, direttore della Filmoteca vaticana, e al direttore artistico del Festival Claudio Siniscalchi – ha dichiarato: «È un fatto straordinario che io, musulmana, sieda qui accanto ad esponenti vaticani, è un segno che possiamo guardare al futuro nel dialogo portando ognuno il nostro contributo». q
I terroristi e i loro protettori cercano di distruggere il mondo che li sorpassa, ma non ci riusciranno
«Il presidente [George W. Bush], che ieri si è dedicato al fronte interno, la minaccia dell’antrace, ha denunciato “il nemico, i terroristi e i loro protettori” in un discorso al Dipartimento di Stato, assicurando che sono “destinati alla sconfitta”. “Essi alimentano l’invidia e l’odio”, ha notato. “Temono la creatività umana, la scelta e la diversità. Incapaci di edificare un mondo migliore, cercano di distruggere il mondo che li sorpassa, ma non ci riusciranno”» (dal Corriere della Sera del 30 ottobre).
Bush/2
I terroristi vogliono trasformare il loro odio in Olocausto
«George W. Bush ha detto che i terroristi “stanno cercando di procurarsi armi di distruzione di massa e le useranno non appena ne saranno capaci per trasformare il loro odio in Olocausto”». Così il presidente Usa nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu a New York (dalla Repubblica dell’11 novembre).
Bush/3
Le armi perfide
La Repubblica del 7 novembre riporta l’intervento in teleconferenza di George Bush, con a fianco il presidente francese Jacques Chirac, ad una conferenza antiterrorismo dei Paesi dell’Est europeo che si è svolta a Varsavia. Tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti ha detto: «Bin Laden è un uomo malvagio. Non escludo che cerchi armi perfide per cercare di distruggere la nostra civiltà».
Bush/4
Al Newsweek: Okay, Saddam è perfido
«“Perché non dice allora che [Saddam Hussein] è perfido?”. “Non è sicuramente buono”. “Perché non vuole usare quella parola?”. “Forse perché lei mi sta spingendo a usarla, e io sono testardo. Okay, è perfido. Saddam è perfido”». Botta e risposta tra giornalisti e George W. Bush nel corso dell’intervista concessa al settimanale Newsweek e tradotta dalla Repubblica del 26 novembre.
Colin Powell
Adesso è finito anche il dopo-guerra fredda
«Dopo l’11 settembre è molto più evidente il fatto che non solo è finita la guerra fredda, ma è anche finito il periodo del dopo-guerra fredda». Così il segretario di Stato Usa, generale Colin Powell, in un intervento pubblicato sul Messaggero del 16 novembre col titolo: Adesso è finito anche il dopo-guerra fredda.
Putin
Per i terroristi
siamo polvere
«“Il presidente Bush parla di Osama Bin Laden come del diavolo. Usa il termine il ‘maligno’. Pensa che sia così?”. “Penso che, in realtà, il presidente Bush sia molto moderato nella sua scelta dei termini. Avrei altre definizioni e epiteti da proporre, ma naturalmente mi trattengo, perché sto parlando di fronte ai media e non sarebbe la cosa più appropriata. […] Questi terroristi non trattano il resto dell’umanità come esseri umani. Per quanto li riguarda, noi non siamo nemmeno nemici. Siamo semplicemente polvere”». Botta e risposta tra un giornalista e il presidente russo Vladimir Putin in una intervista al Federal News Service pubblicata dal Corriere della Sera del 17 novembre.
Gorbaciov
Il decennio perduto
«Dopo la fine dell’Urss […] subentrò in molti circoli occidentali l’euforia della vittoria, tanto più gradita quanto meno prevista. Si perse tempo nelle infinite celebrazioni del trionfo sul comunismo. E si perdette di vista la complessità del mondo, i suoi problemi, le sue gravissime contraddizioni. Si dimenticò la povertà e l’arretratezza. Ci si dimenticò della necessità di costruire un nuovo ordine mondiale, più giusto di quello che ci si era lasciato alle spalle». Così Michail Gorbaciov in un commento apparso sulla prima pagina della Stampa del 3 novembre dal titolo Il decennio perduto.
Papa/1
Digiuno e incontro interreligioso
ad Assisi
«Dobbiamo pregare senza stancarci per ottenere questo grande dono, che è la pace; dono di cui l’umanità ha tanto bisogno. Lo invocheremo fiduciosi anche con le due iniziative che domenica scorsa ho annunciato: il giorno di digiuno in dicembre [il giorno 14, ndr] e l’incontro di preghiera in gennaio ad Assisi con i rappresentanti delle religioni del mondo». Così Giovanni Paolo II all’Angelus di domenica 25 novembre.
A proposito della seconda delle due iniziative pontificie la Repubblica (20 novembre) ha fatto notare che il cardinale Roger Etchegaray ha parlato «di Assisi come di uno “scenario internazionale”, qualunque sia la religione cui uno aderisce»; mentre Igor Man sulla prima pagina della Stampa (19 novembre) ha ricordato come la prima riunione interreligiosa di Assisi nel 1986 venne considerata da ambienti laici una «presuntuosa provocazione».
Il 28 novembre poi il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls ha reso noto che il 13 novembre, alla vigilia del digiuno, si terrà in Vaticano un incontro «a carattere puramente pastorale» sul tema “Il futuro dei cristiani in Terra Santa”. Parteciperanno i capi delle comunità cattoliche dei diversi riti in Terra Santa e i presidenti di alcune conferenze episcopali.
Papa/2
Eucarestia,
cuore pulsante
della parrocchia
«[...] Cristo è presente nella Chiesa in maniera eminente nell’eucarestia, fonte e culmine della vita ecclesiale. È presente realmente nella celebrazione del santo Sacrificio, come pure quando il pane consacrato viene custodito nel tabernacolo “come il cuore spirituale della comunità religiosa e parrocchiale” (Paolo VI, lettera enciclica Mysterium fidei, AAS 57 [1965], 772). [...] Senza il culto eucaristico, come proprio cuore pulsante, la parrocchia inaridisce. Giova a tal proposito ricordare quanto scrivevo nella lettera apostolica Dies Domini: “Tra le numerose attività che una parrocchia svolge, nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucarestia” (n. 35). Nulla sarà mai in grado di supplirla. La stessa Liturgia della sola parola, quando sia effettivamente impossibile assicurare la presenza domenicale del sacerdote, è lodevole per mantenere viva la fede, ma deve sempre conservare, come meta verso cui tendere, la regolare celebrazione eucaristica». Così Giovanni Pa™lo II il 23 novembre, nel discorso pronunciato nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per il clero.
Papa/3
Il periodo aureo della santità piemontese
«Monsignor Marello si formò nel periodo aureo della santità piemontese, quando, in mezzo a molteplici forme di ostilità contro la Chiesa e la fede cattolica, fiorirono campioni dello spirito e della carità, quali il Cottolengo, il Cafasso, don Bosco, il Murialdo e l’Allamano. Giovane buono e intelligente, appassionato della cultura e dell’impegno civile, il nostro santo trovò solo in Cristo la sintesi di ogni ideale e a Lui si consacrò nel sacerdozio. “Fare gli interessi di Gesù” fu il motto della sua vita, e per questo si rispecchiò totalmente in san Giuseppe, lo sposo di Maria, il “custode del Redentore”». Dall’omelia di Giovanni Paolo II pronunciata il 25 novembre in occasione della Cappella papale per la canonizzazione del beato Giuseppe Marello (1844-1895), vescovo di Acqui Terme, e di altri tre beati europei: la catalana Paula Montal Fornés de San José de Calasanz (1799-1889), la francese Léonie Françoise de Sales Aviat (1844-1914), la tedesca Maria Crescentia Höss (1682-1744).
Jospin
La laicità
e l’integralismo
Il quotidiano cattolico francese La Croix ha intervistato il 20 novembre il primo ministro francese Lionel Jospin. Nell’intervista il leader socialista spiegava la scelta, condivisa dal presidente transalpino Jacques Chirac, di esercitare pressioni affinché fosse eliminato dalla Carta europea il riferimento alla «eredità religiosa», mutato in un più generico «patrimonio spirituale e morale». La decisione, ha spiegato Jospin, non è stata di natura ideologica, in quanto la religione «non è estranea al mio universo di pensiero» e, in seguito, ha confidato: «Come non interrogarsi sul nostro destino? Sul senso della vita? Sulla morte?». Il problema piuttosto nasceva dal fatto che l’inserimento di un riferimento religioso nella Carta rischiava di porre problemi di «costituzionalità» ad uno Stato «laico» come la Francia. A tale proposito ha ricordato che «i “padri fondatori” dell’Europa, Schuman, De Gasperi o Adenauer non hanno mai – allorquando incarnavano la Democrazia cristiana – inteso legare la costruzione dell’Europa a un riferimento religioso». Ha poi aggiunto che la recente situazione internazionale, «soprattutto per il montare dell’integralismo musulmano», al quale può corrispondere un «integralismo cristiano» ed «ebraico», «ha fatto risorgere l’idea di una laicità che io definerei protettrice».
Vlk
Il mondo è come Tommaso, vuole vedere e “toccare”
«L’uomo contemporaneo è orientato verso i sensi. Vuole vedere, vive nella cultura dell’immagine, vuole “toccare”. Allora la Chiesa deve saper rivolgersi proprio a “questo” uomo. Oggi non si predica con le prediche, ma con la testimonianza, con la propria vita [...]. La Chiesa può indicare l’apertura verso la felicità perché il mondo è come Tommaso, come quei pagani che vennero dall’apostolo Filippo dicendogli: mostraci il Signore. [...]. «Non volevo usare il termine [salvezza], perché si può equivocare. Si pensa subito alla vita eterna. Ma l’eternità comincia qui. Se Gesù Cristo è in mezzo a noi, allora la vita eterna, il Paradiso – sebbene in maniera ancora incompiuta – incomincia qui, ora». Così il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, in un’intervista a la Repubblica del 27 ottobre.
Sodano
La Chiesa
rispetta la libertà
dei fedeli laici
«“Il Vaticano ha un suo piano per l’Afghanistan?”. “Il Santo Padre, come è noto, sollecita i cuori, parla alle coscienze. L’applicazione degli interventi umanitari ai casi concreti – come è in questi giorni il caso dell’Afghanistan – compete alla coscienza dei laici. Come è nel campo della politica, dell’economia, delle scienze e come anche nel campo umanitario, la Chiesa rispetta la coscienza dei cattolici che sono chiamati a decidere”». Così il cardinal Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, in un’intervista a la Repubblica del 18 novembre.
Ratzinger/1
Vent’anni alla Congregazione per
la dottrina della fede
Il 25 novembre è scoccato il ventesimo anniversario della nomina del cardinale Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Quasi in corrispondenza di quella data, il 18 novembre, la Radio Vaticana ha mandato in onda una intervista in cui il porporato, su richiesta della giornalista, fornisce questo sintetico profilo di sé: «È impossibile un autoritratto; è difficile giudicare se stessi. Io posso soltanto dire che vengo da una famiglia molto semplice, molto umile, e perciò non mi sento tanto cardinale, mi sento un uomo semplice. In Germania ho casa in un piccolo paese con persone che lavorano nell’agricoltura, nell’artigianato e lì mi sento nel mio ambiente. Nello stesso tempo cerco di essere così anche nel mio ufficio; se vi riesco, non oso io giudicare me stesso. Io ricordo sempre con grande affetto la profonda bontà di mio padre e di mia madre e naturalmente per me bontà implica anche la capacità di dire “no”, perché una bontà che lascia correre tutto non fa bene all’altro, qualche volta la forma della bontà può essere anche dire “no” e rischiare così anche la contraddizione. Questi sono i miei criteri, questa la mia origine; altro dovrebbero dirlo gli altri».
Ratzinger/2
Replica a Kasper
con citazione
di Bultmann
La rivista dei Gesuiti Usa America del 19 novembre ha ospitato un contributo del cardinale Joseph Ratzinger su “La Chiesa locale e la Chiesa universale”. Si tratta di una nuova puntata nel dibattito teologico a distanza tra i porporati tedeschi Ratzinger e Walter Kasper, il primo fautore della priorità ontologica e temporale della Chiesa universale rispetto alla Chiesa particolare; il secondo invece favorevole alla tesi della contemporaneità della nascita della Chiesa universale e delle Chiese particolari (cfr. 30Giorni, n. 6, giugno 2001, p. 40). Ratzinger afferma di accettare la formula usata da Kasper che «la Chiesa locale e quella universale sono interne l’una all’altra; si penetrano l’un l’altra e sono pericoretiche»; ma poi, usando il linguaggio biblico per descrivere la Chiesa, aggiunge che ci può essere «solo una sposa, solo un Corpo di Cristo, non molte spose, non molti corpi». Ratzinger non accetta poi che la sua concezione della Chiesa universale sia legata al centralismo curiale: «Questo legame, parlando oggettivamente, non ha senso […], la Chiesa di Roma è una Chiesa locale e non la Chiesa universale, è una Chiesa locale con una responsabilità peculiare, universale, ma sempre una Chiesa locale». Ratzinger finisce poi il suo intervento con una «piccola noüa umoristica». Il prefetto dell’ex Sant’Uffizio, infatti, dopo aver ricordato che Kasper invoca il teologo cattolico Joachim Gnilka per affermare che «in san Paolo la comunità locale è il punto centrale», afferma che in Rudolf Bultmann si può leggere esattamente il contrario. E, dopo aver citato il teologo protestante, conclude: «Questo conflitto tra Gnilka e Bultmann mostra, prima di tutto, la relatività dei giudizi esegetici. Ma proprio per questa ragione è specialmente istruttivo nel nostro caso, perché Bultmann, che ha difeso vigorosamente la tesi della precedenza della Chiesa universale sulla Chiesa locale, non potrebbe essere mai accusato di platonismo o di una inclinazione in favore di un ritorno del centralismo romano. Forse è stato semplicemente perché egli era al di fuori di queste controversie che è stato capace di leggere e interpretare i testi con una mente più aperta».
Ratzinger/3
L’International Herald Tribune contro
la Dominus Iesus
Insolito attacco alla dichiarazione Dominus Iesus dalle colonne dell’International Herald Tribune. Il 23 ottobre infatti il quotidiano ha pubblicato un intervento di Antonio Garrigues Walker, avvocato madrileno e vicepresidente della branca europea della Trilaterale, in cui si afferma che la Dominus Iesus usa un «linguaggio offensivo per i credenti nelle altre religioni», aggiungendo: «Tutte le religioni sono presentate ai seguaci come religioni vere. Ma poche lo hanno fatto con così fredda cura dei dettagli e convinzione intellettuale come la Dominus Iesus». Titolo dell’intervento: Il dogma della Chiesa danneggia la ricerca di una pace globale. L’International Herald Tribune è il quotidiano realizzato dal New York Times e la Washington Post per l’Europa.
Ecumenismo
Intercomunione
tra Chiesa cattolica caldea e Chiesa assira d’Oriente
In particolari situazioni di necessità pastorale sarà possibile l’intercomunione tra i fedeli della Chiesa cattolica caldea e quella assira d’Oriente. L’importante novità ecumenica è stata spiegata il 25 ottobre dalla sala stampa vaticana con la pubblicazione di un commento al recente documento del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani: Orientamenti per l’ammissione all’Eucaristia tra la Chiesa caldea e la Chiesa assira dell’Oriente. Nel testo si spiega che la principale difficoltà da parte cattolica per l’accettazione dell’intercomunione era l’uso da parte assira della cosiddetta “Anafora di Addai e Mari”, antica preghiera eucaristica orientale che non contiene, al contrario di tutte le preci eucaristiche ammesse da Roma, un «coerente racconto dell’Istituzione». Alla fine di un attento studio, la Congregazione per la dottrina della fede ha considerato però valida l’“Anafora di Addai e Mari” stabilendo che in essa le parole dell’Istituzione sono presenti, «anche se disseminate attraverso i passaggi più importanti dell’Anafora».
Dopo la Dichiarazione cristologica comune firmata l’11 novembre 1994 da Giovanni Paolo II e Mar Dinkha IV, patriarca della Chiesa assira d’Oriente, questo è un ulteriore passo di avvicinamento tra le due Chiese.
I fedeli della Chiesa assira d’Oriente – 400mila, diffusi in Medio Oriente – sono gli eredi dei seguaci del patriarca Nestorio, condannato dal Concilio di Efeso nel 431. Quelli della Chiesa caldea cattolica – 800mila, prevalentemente in Iraq – sono gli eredi dei nestoriani ricongiuntisi con Roma nel 1552. Entrambe queste Chiese hanno una forte diaspora in Occidente: da qui anche l’importanza della possibilità dell’intercomunione.
Usa
Primo presidente
di colore della Conferenza episcopale
La Conferenza episcopale statunitense (Usccb) ha per la prima volta un presidente di colore. Si tratta di Wilton D. Gregory, 53 anni, vescovo di Belleville in Illinois. Gregory è stato eletto nel corso della usuale assemblea generale dell’Usccb che si è tenuta a novembre a Washington Dc. La sua nomina non è una sorpresa. Gregory infatti è stato il vicepresidente dell’episcopato Usa dell’ultimo triennio ed è prassi che nell’Usccb il vice alla fine del suo mandato diventi il numero uno. E infatti Gregory è stato eletto alla prima votazione con il 75% dei voti (come nuovo vicepresidente è stato eletto William Skylstad, 67 anni, vescovo di Spokane – Stato di Washington –, che alla terza e ultima votazione ha battuto, con 141 voti a 110, Justin F. Rigali, arcivescovo di St. Louis con un passato nella Curia romana).
Gregory, che prima di essere vescovo di Belleville era stato nominato ausiliare del cardinale Joseph Bernardin di Chicago, ha anche un altro record: è il primo presidente dell’Usccb a non essere nato cattolico. La sua famiglia infatti era protestante e non praticante. Oggi la madre e due sorelle si sono convertite alla Chiesa di Roma, ma non il papà. «Mio padre» ha detto Gregory alla Radio Vaticana «tuttora non è cattolico ma sento che la sua resistenza si sta indebolendo e forse potrò conquistarlo».
Curia/1
De Magistris
pro-penitenziere maggiore
Il 22 novembre sono state accettate le dimissioni del cardinale statunitense William W. Baum dalla carica di pro-penitenziere maggiore. Il porporato aveva raggiunto i 75 anni il giorno precedente e le dimissioni sono state accolte «per motivi di età e di salute». Pro-penitenziere diventa monsignor Luigi De Magistris, 75 anni, cagliaritano, che era reggente (segretario) della Penitenzieria apostolica dal ’79. De Magistris, che è vescovo dal ’96, è stato elevato alla dignità arciepiscopale. La Penitenzieria apostolica è il Tribunale vaticano che ha competenza su tutto ciò che riguarda il “foro interno”, in particolare per le assoluzioni dalle censure e per le dispense riservate al papa, e su tutto ciò che spetta alle concessioni e all’uso delle indulgenze (tranne su quello che riguarda la dottrina dogmatica di queste ultime, su cui ha competenza la Congregazione per la dottrina della fede).
Curia/2
Tomko presidente
del Comitato per i Congressi eucaristici
Il 23 ottobre il cardinale slovacco Jozef Tomko è stato nominato presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali. Tomko, 77 anni, ha guidato la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli dall’85 allo scorso aprile.
Curia/3
Marchetto segretario del Consiglio
dei migranti
Il 6 novembre l’arcivescovo Agostino Marchetto è stato nominato segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Vicentino, 61 anni, Marchetto è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel ’68. Ha prestato servizio in Zambia, Cuba, Algeria, Portogallo, Mozambico, e nell’85 è stato fatto arcivescovo e nominato pronunzio in Madagascar e isole Mauritius. Nel ’90 è diventato nunzio in Tanzania e nel ’94 in Bielorussia. Nel ’96, per motivi di salute, è stato a disposizione della Segreteria di Stato fino a che, superata la malattia, nel ’99 è stato nominato osservatore permanente presso la Fao. Marchetto ha raccontato la sua esperienza da malato in un toccante libretto: Nel tunnel della speranza. La chemioterapia antitumorale (Camilliane, pp. 70, lire 14mila).
Sacro Collegio/1
La scomparsa del cardinale Bertoli
L’8 novembre è venuto meno il cardinale Paolo Bertoli, 93 anni, già nunzio apostolico in Francia (’60-69), prefetto della Congregazione delle cause dei santi (’69-73) e camerlengo di santa romana Chiesa (’79-85).
Il numero dei cardinali scende quindi a 178, di cui 130 elettori (che diventeranno 129 il 2 dicembre quando l’italiano Carlo Furno compirà ottanta anni).
Sacro Collegio/2
López Trujillo elevato all’ordine dei vescovi
Il 17 novembre il cardinale colombiano Alfonso López Trujillo è stato promosso all’ordine dei vescovi nella sede suburbicaria di Frascati. Prende il posto del cardinale Paolo Bertoli, scomparso nove giorni prima. López Trujillo, 66 anni appena compiuti, è il cardinale che nell’attuale pontificato ha ricevuto la porpora alla più giovane età (nell’83, a meno di 48 anni), ed è presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia dal ’90. Gli altri cardinali dell’ordine dei vescovi sono: Bernardin Gantin (decano del Sacro Collegio), Joseph Ratzinger (vicedecano), Angelo Sodano, Roger Etchegaray, Lucas Moreira Neves.
Sacro Collegio/3
Pranzo del Papa con gli ultraottantenni
Come tradizione, per il suo onomastico il Papa ha invitato a pranzo i cardinali ultraottantenni residenti nell’Urbe. Quest’anno all’appuntamento conviviale – che è stato anticipato di un giorno, il 3 novembre, perché il 4, festività di san Carlo Borromeo, capitava di domenica – si sono presentati undici porporati: Opilio Rossi, Giuseppe Caprio, Antonio Innocenti, Paul A. Mayer, Alfons M. Stickler, Angelo Felici, Giovanni Canestri, Antonio M. Javierre Ortas, José T. Sánchez, Fiorenzo Angelini, Luigi Poggi.
Basilica vaticana
Lanzani delegato della Fabbrica
di San Pietro
Il 17 novembre monsignor Vittorio Lanzani, 50 anni, originario della provincia di Pavia, è stato nominato delegato della Fabbrica di San Pietro, di cui era segretario dall’89. La carica di delegato era vacante dal ’91, da quando cioè divenne arciprete della basilica vaticana e presidente della Fabbrica di San Pietro il cardinale Virgilio Noè, ora settantanovenne, che in precedenza era coadiutore dell’arciprete e delegato della Fabbrica.
Diplomazia/1
Gobel nunzio
in Nicaragua, Becciu
a São Tomé
Il 31 ottobre l’arcivescovo francese Jean-Paul Gobel è stato nominato nunzio in Nicaragua. Gobel, 58 anni, è nel servizio diplomatico dal ’74 ed ha prestato servizio in Australia, Mozambico, Nicaragua, Burundi, Filippine e come incaricato d’affari ad interim nelle repubbliche caucasiche. Nel ’93 è stato poi nominato nunzio in Georgia ed Armenia e nel ’94 anche in Azerbaigian. Dal ’97 era nunzio in Senegal, Mali, Guinea-Bissau, Capo Verde e delegato apostolico in Mauritania. Curiosamente la nomina di Gobel è stata resa nota a soli quattro giorni dalle elezioni presidenziali e parlamentari in Nicaragua, in cui il candidato di destra Enrique Bolanos ha prevalso sul sandinista Daniel Ortega che pure era stato indicato a lungo favorito dai sondaggi.
Il 15 novembre l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, nominato nunzio in Angola lo scorso 15 ottobre, è stato nominato rappresentante pontificio anche in São Tomé.
Diplomazia/2
Nuovo ambasciatore del Giappone presso
la Santa Sede
Il 29 ottobre ha presentato le lettere credenziali il nuovo ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede. Si tratta di Mitsuhiro Nakamura, 62 anni, diplomatico di carriera, già ambasciatore nella Repubblica Dominicana (’95-98) e in Costa d’Avorio (’98-01).
Catalogna
In arrivo la Regione ecclesiastica tarraconense
Il 22 novembre la Conferenza episcopale spagnola, riunita in assemblea generale a Madrid, ha approvato «quasi all’unanimità» la costituzione di una “Regione ecclesiastica tarraconense” comprendente le diocesi catalane della provincia ecclesiastica di Tarragona (con le suffraganee di Girona, Lleida, Solsona, Tortosa, Urgell e Vic) e l’arcidiocesi di Barcellona, immediatamente soggetta alla Santa Sede. Quella tarraconense è la prima Regione ecclesiastica che si crea in Spagna (ma ce ne è già in cantiere una per l’Andalusia). La Regione ecclesiastica è una soluzione a metà strada tra la situazione attuale e la creazione di una vera e propria Conferenza episcopale che non dispiacerebbe ai settori più “nazionalisti” della Chiesa catalana.
Vescovi italiani
Agostinelli a Grosseto
Il 17 novembre Franco Agostinelli, 57 anni, aretino, dal ’94 vicario generale della diocesi natìa, è stato nominato vescovo di Grosseto. Prende il posto di un altro aretino, Giacomo Babini, 72 anni, dimessosi la scorsa primavera per motivi di salute. Nel salutare Babini, il sindaco di Grosseto, Alessandro Antichi, ha detto: «In questi anni abbiamo fatto un lungo cammino insieme e la Chiesa di Grosseto non è la stessa che era quando monsignor Babini è arrivato. Anche quella possibile frattura tra comunità cristiana e società civile si è andata ricomponendo e la città oggi vede nella Chiesa diocesana un punto di riferimento non dal punto di vista confessionale, ma sotto l’aspetto dei valori» (da Avvenire, 18 novembre).
La diocesi maremmana ha ora il singolare record, tra quelle italiane, di avere ben tre vescovi emeriti: Babini, Angelo Scola e Adelmo Tacconi.
La Padania
Stop agli sprechi
della Fao
«L’altro ieri la Camera ha approvato una risoluzione presentata dalla Lega Nord (primo firmatario Cesare Rizzi), nella quale, per la prima volta, si mette nero su bianco la necessità che i 620 milioni di dollari gestiti dalla Fao per combattere la fame nel mondo finiscano a chi ne ha davvero bisogno. E non servano solo per mantenere quel vero e proprio carrozzone che è la Fao […] visto che il 60-70% del suo budget viene speso per automantenersi» (dalla Padania del 22 novembre).
Libri/1
Completata la Storia del Concilio Vaticano II del Mulino
È in libreria l’ultimo volume, il quinto, della Storia del Concilio Vaticano II edita da Il Mulino sotto la direzione di Giuseppe Alberigo. Sottotitolo: “Un Concilio in transizione” (pp. 792, lire 90mila). Opera del lavoro di una trentina di specialisti della storia del cristianesimo e di teologia, questa Storia è stata tradotta in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e ora anche in russo, col consenso e l’auspicio del Patriarcato di Mosca. L’edizione italiana è curata da Alberto Melloni. In contemporanea, sempre per i tipi del Mulino, è uscito anche Il Concilio inedito, fonti del Vaticano II, a cura di Massimo Faggioli e Giovanni Turbanti (pp. 164, lire 25mila).
Libri/2
L’Olocausto, gli ebrei e Israele
Un lungo articolo di Pierluigi Battista, su La Stampa del 30 ottobre, dal titolo I “mea culpa” degli ebrei. La storia di Israele fra sangue e silenzi, sintetizza il contenuto di due libri recentemente pubblicati in Italia. Il primo, Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia d’Israele, edito da Mondadori, dello storico Tom Segev, vuole documentare «l’atteggiamento poco compassionevole dello yishuv verso il massacro degli ebrei in Europa e i suoi primi penosi, ostili incontri con i superstiti». Tra l’altro, l’articolo riporta questa affermazione di Menachem Begin: «Avremmo potuto salvare milioni di ebrei o almeno centinaia di migliaia di ebrei se l’Agenzia ebraica non avesse sottilizzato sulla “qualità degli immigrati”». Il testo prosegue rammentando come dirigenti sionisti «accettarono il fatto che le restrizioni imposte dalla Gran Bretagna all’immigrazione» e questo di fatto significò «la condanna a morte per moltissimi ebrei». Di seguito, sintetizzando il lavoro di Segev, Battista spiega come «si arrivò al punto, per non compromettere i buoni rapporti con la Gran Bretagna e anche per conservare la “purezza” degli insediamenti ebraici, di proporre, persino nella fase più tragica della Shoah, di “far emigrare i ‘buoni’ e lasciare in Europa ‘la feccia’”». Nello stesso articolo viene citato il lavoro di Benny Morris, dal titolo Vittime, tradotto per l’Italia da Rizzoli, con questo commento: «Uno studio che svela i dettagli terribili sul conflitto tra israeliani e popolazione palestinese. Pagine che hanno acuito e approfondito il “mea culpa” ebraico fino a vette emotive inimmaginabili». L’articolo si conclude affermando che anche per l’uscita di libri «laceranti come quelli dei Morris e dei Segev», che affrontano «senza timidezze i tabù della storia», è «giusto amare e ammirare Israele».
Tor Vergata
L’ecumenismo
della concretezza
Il 12 e il 13 novembre si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche presso l’Università di Roma di Tor Vergata. Come stabilito dallo Statuto non potevano essere presentate liste, ma solo candidature personali. Gli studenti di Comunione e liberazione hanno appoggiato vari candidati ottenendo una insperata affermazione. Per esempio, alla Facoltà di Ingegneria dieci dei venti eletti sono candidati ciellini. Tra questi, particolare non secondario, anche Kazim Ahmed, proveniente dal Cairo, Egitto, di religione islamica.
Cinema
Film islamico su Gesù al festival sponsorizzato
dal Vaticano
Dal 3 al 19 dicembre si svolge a Roma la quinta edizione del Festival del cinema spirituale “Tertio millennio”, patrocinato dall’Ente dello spettacolo e dai Pontifici Consigli della cultura e delle comunicazioni sociali. Tra gli eventi di questa manifestazione è sicuramente da annoverare un film su Gesù prodotto da una musulmana iraniana, Fereshteh Taerpour, e diretto da un altro musulmano, Hamid Jebelli. La pellicola, titolata Figlio di Maria (The Son of Maryam), racconta la storia di un bimbo islamico orfano di madre che diventa amico di un sacerdote cattolico. La Taerpour – partecipando alla presentazione della rassegna insieme al presidente Andrea Piersanti, a monsignor Enrique Planas, direttore della Filmoteca vaticana, e al direttore artistico del Festival Claudio Siniscalchi – ha dichiarato: «È un fatto straordinario che io, musulmana, sieda qui accanto ad esponenti vaticani, è un segno che possiamo guardare al futuro nel dialogo portando ognuno il nostro contributo». q
DIBATTITO
Barbara Spinelli e il mea culpa degli ebrei

Una scena del film di Benigni La vita è bella
Vivace dibattito ha suscitato l’editoriale di Barbara Spinelli sulla Stampa di domenica 28 ottobre dal titolo Ebraismo senza “mea culpa”. Ne riportiamo i passaggi che riguardano la vita della Chiesa.
«È stato più volte ripetuto che l’11 settembre ha segnato una svolta per l’Occidente oltre che per l’islam. […] Naturalmente il più importante compito di introspezione spetta oggi all’islam e anche ai palestinesi: proprio perché personaggi come Bin Laden usano il risentimento antisraeliano, lo trasformano in odio antioccidentale oltre che anticristiano, e profittano del difficile rapporto dei musulmani con la filosofia del dubbio. Ma questo non alleggerisce il fardello di responsabilità che grava sull’ebraismo: un monoteismo che ha grandemente inciso sulla cultura occidentale fino ad identificarsi con essa, ma le cui immani sofferenze sono risultate paralizzanti, intorpidendo quell’attitudine al dubbio filosofico e teologico che fonda le virtù dell’Europa e che caratterizza il monoteismo cristiano, in particolare cattolico; dubbio sulla fusione tra potere spirituale e terreno, virtù di autolimitazione e colpevolizzazione. “In un certo senso noi vittime della Shoah non siamo stati messi alla prova” disse negli anni Sessanta il filosofo Jakob Taubes. […] Il Papa di Roma, nell’ultimo scorcio di Novecento, sembra averlo intuito: gli uomini sembrano vivere come se Dio non esistesse – etsi Deus non daretur, ha detto – anche quando agiscono presumendo di rappresentarlo. E ha risposto con la capacità che possiede la Chiesa cattolica di darsi un limite, di chiedere perdono per i propri peccati di omissione o indifferenza o violenza. Il Pontefice ha chiesto scusa per le crociate, per il colonialismo, per certi eccessi del proselitismo, per l’atteggiamento sullo sterminio ebraico. E ha colto l’occasione dell’assalto alle Torri per pronunciare un ennesimo mea culpa: questa volta verso la nazione cinese. […] E se c’è una cosa di cui si sente la mancanza, nell’ebraismo, è proprio questo: un mea culpa nei confronti di popolazioni e individui che hanno dovuto pagare il prezzo del sangue o dell’esilio per permettere a Israele di esistere. Naturalmente non c’è un rapporto di causa-effetto fra le sciagure mediorientali e il crimine contro l’umanità di Manhattan. Ma Israele non può ignorare le radici di un risentimento che coinvolge almeno un miliardo di uomini fedeli all’islam. E non può mettere sullo stesso piano l’aggressione sofferta dagli americani e le aggressioni che Israele subisce dagli estremisti palestinesi. Ci sono territori che esso occupa abusivamente e colonie che vi tiene insediate da trentacinque anni, facendo scorrere molto sangue. Gli americani non stanno conducendo una simile guerra coloniale contro gli Stati legati al terrore. Eppure l’equiparazione fatta da Sharon tra Bin Laden e Arafat non suscita serio sdegno tra gli ebrei, né in patria né in diaspora. Gli uni e gli altri tacciono quasi fossero afflitti da afasia, come se l’11 settembre non fosse avvenuto. […] In Israele stesso c’è chi sospetta che il popolo d’Israele, per rigenerarsi, voglia strappare nuovi dolori dai giorni futuri, sognando una specie di secondo Olocausto. Tanto più urgenti sono il risveglio e la vigilanza di chi non vuole avere a che fare con simile tentazione apocalittica, e ha davvero cura dello Stato ebraico».