Rubriche
tratto dal n.01 - 2003


PAPA

Geremia profeta di dolore e di speranza


Il profeta Geremia, battistero di Parma

Il profeta Geremia, battistero di Parma






Hanno suscitato dibattito le parole che il Papa ha detto lo scorso 12 dicembre, durante la consueta udienza del mercoledì. Un interessante commento è apparso sulla Stampa del giorno successivo, a firma di Leonardo Zega, di cui pubblichiamo alcuni stralci. Nelle parole del Papa «si è colta questa duplice dimensione: da un lato, la testimonianza di Geremia, profeta del dolore e della speranza di Israele in tempi di deportazione, di fame e di guerra, condensata nel “lamento” (14, 17-22) da cui ha preso le mosse il discorso del Papa; dall’altro, lo spettacolo del mondo d’oggi, che la cronaca registra impietosa, con le sue follie terroristiche, i suoi venti di guerra, le devastazioni, il puzzo di morte e di decomposizione, greve come la macchia nera che sta uccidendo il mare al largo delle coste della Galizia […]. “Dio” dice ancora il Papa sulla traccia di Geremia “sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità”, mentre “i custodi della Parola del Signore si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare” […]. Già Charles Péguy (i poeti autentici sono anche un po’ profeti) aveva osato scrivere: “Essi preparavano tali mostruosità che io stesso, Dio, ne fui spaventato. E dovetti perdere la pazienza, pur essendo paziente perché eterno. Io ho anche un volto di collera” […]. Chi sfida il cielo e terrorizza la terra, chi immagina di restaurare l’ordine e la giustizia con le cannonate, chi chiude per ingordigia il cuore al grido dei poveri sappia che Dio, onnipotente e misericordioso, ha anche “un volto di collera”».




Repubblica

Tauran sulla guerra in Iraq


«Amr Moussa, segretario generale della Lega araba, ha usato un’espressione che mi ha molto impressionato: “Se ci sarà questo attacco americano si apriranno le porte dell’inferno”». Così monsignor Jean-Louis Tauran, il “ministro degli Esteri” vaticano, in una lunga intervista concessa a Marco Politi per Repubblica, il 23 dicembre, nella quale criticava la guerra preventiva che incombe sull’Iraq e chiedeva agli Stati Uniti il rispetto dell’Onu.





Express

Accenti zeloti in Lustiger


Perché Lustiger disturba: questo il titolo di un dossier, lungo sei pagine, apparso sull’Express dell’11 dicembre, che, nel sottotitolo, così riassumeva: «Ebreo di nascita, cristiano di battesimo, l’arcivescovo di Parigi vede nel messaggio di Gesù di Nazareth una continuità assoluta con la legge di Mosè. Cosa che infastidisce i sostenitori delle due famiglie monoteiste». A suscitare il dibattito avviato sulle pagine dell’Express è stata l’ultima fatica editoriale del cardinale Jean-Marie Lustiger, una raccolta di suoi interventi dal titolo La promesse. Tra i vari contributi pubblicati nel settimanale francese appare particolarmente significativo quello di André Paul (biblista e teologo cattolico) dal titolo Accenti zeloti sotto la porpora. Nel contributo, il porporato transalpino è definito come «una personalità eccezionale in cui sembra riposare un seme di martirio. Ma irresistibili accenti zeloti traspaiono impunemente sotto la porpora». L’articolo si conclude con l’auspicio che cristiani ed ebrei «imparino a conoscersi istruendosi su ciò che è differente, e quanto differente: Dio fatto testo nella Torah per gli ebrei, Dio fatto carne in Cristo per i cristiani».





Clinton

Per un’America senza presunzione morale


Bill Clinton

Bill Clinton

«Il mio mentore, il senatore James William Fulbright, ebbe a dire che la cosa migliore che l’America possa fare è essere “un modello intelligente, utile da un punto di vista materiale, ma senza presunzione morale”; che dovremmo “[…] andare al di là della pura reciprocità nello sforzo di riconciliare mondi ostili”. Fulbright disse che avrebbe di gran lunga preferito vederci nel ruolo di “amico solidale dell’umanità piuttosto che in quello di suo severo e altezzoso maestro”». Così William Jefferson Clinton, ex presidente degli Stati Uniti, in un articolo per il Global Viewpoint, ripubblicato integralmente dal Corriere della Sera del 17 dicembre, in cui tra l’altro, si legge: «Dovremmo essere sufficientemente umili per ricordare che raramente nelle vicende umane si danno soluzioni definitive».





Medio Oriente

I vertici dell’episcopato francese in Terra Santa


Per manifestare la solidarietà della Chiesa francese verso i cristiani che vi abitano e per lanciare un appello in favore della pace, una nutrita delegazione della Conferenza episcopale francese (Cef), si è recata in Terra Santa dal 27 dicembre 2002 al 2 gennaio 2003. La delegazione era guidata dal presidente della Cef, l’arcivescovo di Bordeaux Jean-Pierre Ricard, e ne facevano parte sei vescovi e altri tre ecclesiastici.





Italia

Nuovi vescovi di Mazara del Vallo, Melfi, Fabriano


l 15 novembre il salesiano Calogero La Piana, 50 anni, siciliano, è stato nominato nuovo vescovo di Mazara del Vallo. Dal 1999 era ispettore dell’Ispettoria salesiana sicula.
Il 13 dicembre il padre Gianfranco Todisco, 56 anni, di Napoli, è stato nominato vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa. Todisco, che appartiene alla Congregazione dei Pii operai catechisti rurali, è stato missionario in Colombia e dal 1999 era parroco in Calabria.
Il 30 dicembre don Giancarlo Vecerrica, 62 anni, di Tolentino (Macerata), è stato nominato vescovo di Fabriano-Matelica. Dal 1975 era responsabile regionale di Comunione e liberazione, dal 1997 segretario generale della diocesi di Macerata.






Avvenire

Keeler sulle dimissioni di Law


l 13 dicembre il Papa ha accolto le dimissioni del cardinale Bernard Francis Law da arcivescovo di Boston, decise in conseguenza delle polemiche suscitate dallo scandalo dei preti pedofili. «Oggi i nostri cuori sono appesantiti dalla tristezza, ma prego che ci possiamo risvegliare domani forti di una nuova speranza». Ha commentato il cardinale William Henry Keeler, arcivescovo di Baltimora, aggiungendo che ora è il tempo di dedicarsi «di nuovo alla chiamata di Cristo alla santità e alla speranza […]. Dobbiamo perseverare nella speranza». Le dichiarazioni di Keeler sono state pubblicate su Avvenire del 14 dicembre.





Francia

Riordinate le province ecclesiastiche


Il 16 dicembre è stato reso pubblico il riordinamento delle province ecclesiastiche della Chiesa cattolica in Francia, che scendono da 17 a 15. Vengono ridotte a semplici diocesi le antiche sedi metropolitane di Albi, Aix, Auch, Avignone, Bourges, Chambery e Sens. Assurgono a sedi metropolitane le diocesi di Clermont, Digione, Montpellier, Poitiers e l’arcidiocesi – finora immediatamente soggetta alla Santa Sede – di Marsiglia.






Diplomazia/1

López Quintana nunzio apostolico



Il 12 dicembre monsignor Pedro López Quintana, 49 anni, spagnolo di Barbastro, è stato promosso arcivescovo e nunzio apostolico in India. Quintana non si è ancora insediato perché si attende il consenso del governo di Nuova Delhi. Dal 1998 era assessore per gli Affari generali in Segreteria di Stato.






Diplomazia/2

Nuova ambasciatrice di Slovacchia


Il 19 dicembre ha presentato le lettere credenziali la nuova ambasciatrice di Slovacchia presso la Santa Sede. Si tratta della signora Dagmar Babcanova, 56 anni, già vicedirettore e insegnante di lingue ed etica cristiana presso la “Church Gymnasium of Sts. Cyril and Methodius” a Nitra.




Diplomazia/3

Nuovi ambasciatori non residenti


l 13 dicembre hanno consegnato le lettere credenziali sette nuovi ambasciatori presso la Santa Sede che non risiederanno a Roma. Si tratta dei nuovi rappresentanti di Sierra Leone (Fode Maclean Dabor), Giamaica (Marcia Gilbert-Roberts), India (Praveen Lal Goyal), Ghana (Albert Owusu-Sarpong), Norvegia (Helga Hernes), Ruanda (Emmanuel Kayitana), Madagascar (Jean-Pierre Razafy-Andriamihaingo).





Curia/1

Nuovi segretari all’ex Sant’Uffizio e all’Unità dei cristiani


Il 19 dicembre sono stati nominati i nuovi segretari della Congregazione per la dottrina della fede e del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Come vice del cardinale Joseph Ratzinger – al posto del neoarcivescovo di Genova Tarcisio Bertone – è stato chiamato un altro salesiano: Angelo Amato, 64 anni, di Molfetta (Ba), professore di teologia all’Università Pontificia Salesiana di cui è stato vicerettore dal 1997 al 2000. Amato, che era già consultore del medesimo dicastero, era anche membro della Pontificia accademia mariana internazionale e segretario della Pontificia accademia teologica.
Come vice del cardinale Walter Kasper, è stato nominato l’irlandese Brian Farrell, 58 anni, dei Legionari di Cristo, dal 1991 capo ufficio nella prima sezione della Segreteria di Stato. È il primo membro dell’Ordine fondato da padre Marcial Maciel Degollado ad assumere incarichi di responsabilità nella Curia romana.




Curia/2

Caccia assessore in Segreteria di Stato


Il 17 dicembre monsignor Gabriele Giordano Caccia, 44 anni, milanese, è stato nominato nuovo assessore per gli Affari generali in Segreteria di Stato. Prende il posto di Pedro López Quintana (cfr. sopra). Dopo aver lavorato nella nunziatura apostolica della Tanzania, dal 1991 lavorava nella sezione Affari regionali della Segreteria di Stato.




NATALE 2002

Si aprì il cielo e piovve la pace


Il cielo sembrava chiuso. Non era stato Dio a chiuderlo: lui non poteva rinnegare la promessa fatta a Noè di un futuro senza cieli di ira, di castighi e di diluvi. L’avevano chiuso gli uomini, immaginandolo come nemico, per via delle loro innumerevoli colpe. Con la paura nel cuore, lo sentivano pesante, quasi un invisibile cappio di condanna sul loro capo: sembrava chiuso per sempre, senza possibilità alcuna di ripristinare la comunicazione interrotta e di riportare la pace tra il cielo e la terra. Ma il cielo in quella notte si schiuse. Almeno così parve ai pastori all’apparire di un angelo: «Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce». La reazione non fu di pace, ma di timore: «Essi furono presi da grande spavento» (Lc 2,9). Chissà, forse pensavano che i cieli aperti facessero piovere annunci di ira e di condanna. Invece, al volo dell’angelo, i cieli si lacerano e piovono il Salvatore: «Ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10). La pace finalmente era sulla terra, e non perché siamo uomini e donne di buona volontà, ma perché amati da Dio. La moltitudine degli angeli, quasi a concerto nel cielo, lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14). La conferma della pace fu quel segno: Dio non stava più su un trono di cherubini; Dio, fatto bambino, era in una delle mangiatoie che appartenevano a quei pastori. Quella notte Dio aveva scritto la via della pace. Purtroppo la terra, la terra di noi esseri umani, è come sabbia del deserto e il vento cancella le vie coprendole di sabbie infuocate. Ma Dio, impenitente, ridisegna le vie della pace. Le ridisegna con gli stessi segni di quella notte, con i segni del Natale: «Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). È questo l’ingresso nella vita, l’ingresso di Dio. Se lo dimentichiamo, dimentichiamo la pace. Se le confrontiamo con l’ingresso di Dio, non possiamo non sentire tutto lo stridore di molte vie che oggi pretendono di essere contrabbandate come vie della pace. Purtroppo anche da chi si dice cristiano. La pace che nasce da cieli minacciosi, cieli di guerre preventive, non può essere confusa con la pace che nasce da un cielo aperto, senza minaccia, cielo di perdoni. Se il segno è un bambino inerme, un Dio che si è ritratto nell’umiltà, come possiamo affidare le sorti della pace alle strategie gonfie di arroganza e di cinismo? Dio si è abbassato, Dio si è annichilito... eppure noi continuiamo a sognare pace e sicurezza con voci gonfie di orgoglio e di dominio! I segni, segni della nascita, vanno oggi ricordati e venerati anche in dimensioni a noi più vicine, feriali, nelle storie quotidiane, dove vanno riscoperte le vie della pace cancellate dai falsi miti del tempo. La nascita povera, la donna di Nazareth, Giuseppe suo sposo, la mangiatoia e le fasce vanno salvaguardate senza indolcimenti, perché possano ancora insegnare. Bisogna ritornare a guardarci nella nostra essenzialità, non per i titoli che abbiamo, non per la carriera che facciamo, non per le maschere dietro cui spesso ci nascondiamo: cose tutte che hanno come esito ineludibile l’inaridimento delle relazioni umane. Tornino a parlare i volti, tornino a parlarsi: non le cose, ma i volti! E i volti si parlano quando c’è consapevolezza della dignità di ciascuno, disponibilità all’ascolto, rispetto reciproco, prontezza al servizio, dono generoso di sé, amore disinteressato: in una parola, la venerazione dell’altro, che non ci appartiene ma è affidato al nostro amore. Di qui, solo di qui passano le vie della pace! Non dimentichiamolo: l’altro è sì ogni uomo che incontriamo, ma è anche, anzi è prima di tutto, l’Altro che ora ci abita, dal giorno in cui ha messo la sua tenda fra noi. Ecco perché al centro della nascita di Gesù, al centro del suo mistero stanno i volti. Ecco perché dal Natale viene la pace. Sì, il cielo si è aperto e piove la pace.



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