Rubriche
tratto dal n.03 - 2004


La Chiesa respira di più con due polmoni


Gentilissimo direttore,
molto interessante l’intervista al patriarca Bartolomeo: più equilibrata e un po’ più veritiera di altre rilasciate dallo stesso. Acuta ed esatta, poi, l’analisi storica di Cappelletti. È la vecchia storia dei due polmoni separati. Quello occidentale, che respira per l’uomo viator e lo accompagna nel suo cammino di redenzione; così curvato su se stesso da dimenticare il cielo, rischia, così, di essere talmente invischiato nel temporale da trasformarsi in potenza terrena (per, poi, incolpare il povero Costantino). Quello orientale, che respira per la meta dell’uomo viator (Dio, il paradiso), si dimentica del resto e finisce schiavo dei potenti di questo mondo e anche quando non diventa strumento di regno, a furia di contemplare Dio, non combatte più i mali del mondo che insidiano la redenzione. Per evitare le trappole bisogna ricominciare a respirare con due polmoni! La soluzione: un diverso esercizio del primato petrino.
Con i migliori saluti,






Piccoli paesi con grandi vocazioni


Ringrazio monsignor Bressan della precisazione, che offre lo spunto per riflessioni profonde, oltre a suscitare l’idea di una organica rilevazione generale. I tempi mutano. Quando ero ragazzo (anni Trenta), nella piccola città di Segni ­– ottomila anime – vi erano dodici canonici, quattro beneficiati, cinque parroci e un rettore; oltre a un convento di cappuccini e una ventina di originari segnini sparsi in vari ordini religiosi (solo a Roma vi erano due parroci di Segni, conventuali). Forse era... troppa grazia.


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