Le lettere di von Galen a Pio XII
Nel numero di luglio-agosto 30Giorni ha sottoposto all’attenzione
dei lettori tre delle lettere che Pio XII indirizzò a Clemens August von Galen,
nelle quali papa Pacelli esprime la sua piena approvazione e la sua gratitudine
per il fermo coraggio con cui il vescovo tedesco si era opposto al nazismo di
Hitler. Quelle lettere, che erano rimaste sconosciute ai più, fanno parte di un
carteggio che Pio XII intrattenne con von Galen tra il 1940 e il 1946. Di
questo carteggio, mai studiato finora, pubblichiamo in queste pagine tre
missive delle otto che il Leone di Münster inviò a papa Pacelli in quegli anni
di guerra. Si tratta di lettere finora mai tradotte e non conosciute in Italia.
Rispondendo a Pio XII, von Galen lo informa qui non solo della persecuzione subita
sotto il regime nazista ma anche delle terribili devastazioni provocate dai
bombardamenti alleati sulla Germania, per i quali il vescovo non risparmia
parole forti. Sono lettere che rimarcano ancora più significativamente la
stretta sintonia e l’unità di giudizio fra Pio XII
e von Galen nella ferma condanna del nazismo così come nel deciso ripudio
di una colpa collettiva che si voleva attribuire al popolo tedesco

lettera di von Galen del 4 novembre 1943 a pio xii
Padre Santo!
Inginocchiandomi spiritualmente ai piedi della Santità Vostra, mi sia consentito esprimere la mia infinita gratitudine per la magnanima designazione ad assistente al trono di Vostra Santità, comunicata l’8 settembre 1943 da sua eminenza il cardinale segretario di Stato al Capitolo del nostro duomo. Che io abbia l’onore di essere accolto nella ristretta “famiglia pontificia” è un privilegio immeritato che tanto più allieta e fa gioire il mio cuore in quanto, per grazia di Dio e per educazione familiare, sin dalla mia giovinezza mi legano al Vicario di Cristo in terra i più profondi vincoli del timore, dell’amore e della sottomissione; è, questa, una disposizione d’animo che la paterna affabilità e la benevolenza di Vostra Santità per la mia persona hanno ulteriormente accresciuto. Prego Dio che sostenga la mia debole volontà per rimanere saldo, sino alla fine, nell’immutata fedeltà a Roma, alla roccia di Pietro e al supremo Successore del Capo degli Apostoli, e anche per preservare e rafforzare nella fedeltà al Santo Padre il clero e i fedeli a me affidati. Che Egli, nella Sua benevolenza e misericordia, disponga che presto mi sia concesso di avvicinarmi di persona a Vostra Santità, così da poter esprimere a voce i miei sentimenti di timore, di amore e di gratitudine.
Mi preme ringraziare in modo del tutto particolare Vostra Santità per la lettera autografa del 24 febbraio 1943, consegnatami in maggio da sua eccellenza il nunzio apostolico. Pieno di gioia ho comunicato al mio clero e ai miei fedeli gli insegnamenti e le ammonizioni paterne e sapienti in essa contenute. Esse devono esserci di guida e incoraggiamento per la cura delle anime, resa spesso tanto difficile, ma anche, e in modo particolare, nel combattimento per la nostra personale santificazione.
Insieme ad altri documenti recenti, vorrei sottoporre a Vostra Santità il testo di due prediche che ho tenuto il 29 giugno e il 19 settembre nel nostro duomo, nelle quali ho reso note ai fedeli le parole di insegnamento e di incoraggiamento di Vostra Santità e, al contempo, ho respinto energicamente le ripugnanti calunnie che di nascosto vengono seminate contro Vostra Santità. Purtroppo i testi di queste due prediche, come anche tutti gli altri rapporti e documenti predisposti per essere inviati a Roma, sono andati bruciati a seguito della distruzione della residenza vescovile e dell’edificio dell’Ordinariato causata da un’incursione aerea nemica del 10 ottobre scorso.

Nel corso dell’anno passato le aggressioni
aeree nemiche hanno spesso colpito e danneggiato soprattutto le nostre città
industriali: Bottrop, Bocholt, Sterkrade, Gladbeck e in particolare
Duisburg-Hamborn. In tali attacchi è stato gravemente danneggiato anche un gran
numero di chiese, di edifici ecclesiastici, e molti ospedali. Anche a Münster,
il 10 giugno, una grave incursione ha reso tra l’altro temporaneamente
inutilizzabili molte chiese, e la chiesa del Sacro Cuore di Gesù lo sarà per
lungo tempo. Domenica 10 ottobre, un’incursione aerea di bombardieri nemici,
breve ma estremamente brutale, ha ridotto in macerie gran parte dell’antico e
venerando centro storico di Münster. Siamo molto addolorati per le vittime che
ha causato: insieme a un gran numero di laici, sono periti quattro sacerdoti:
due membri del Capitolo del nostro duomo, i prelati prof. dr. Emmerich e prof. dr.
Diekamp, poi il prof. emerito dr. Vrede e l’insegnante dr. Hautkappe. Nella
casa madre della nostra “Congregazione delle sorelle misericordiose della
Santissima Vergine e Madre Maria addolorata (Clemensschwestern)”, è rimasta
uccisa la superiora generale, insieme alle due superiore provinciali delle due
province dell’ordine; inoltre sono rimaste uccise 56 sorelle, in gran parte
superiore locali che, proprio in quel momento, erano state chiamate a
partecipare agli esercizi nella casa madre. Sono state gravemente danneggiate
anche altre case religiose in città, e così il seminario e il convitto
teologico.
Deploriamo soprattutto le distruzioni apportate alle antiche, grandi chiese della città di Münster. Una bomba dirompente ha colpito e incendiato la torre campanaria nord della Cattedrale; le macerie e i detriti hanno colpito e sfondato due volte della costruzione principale e diverse altre sono state danneggiate; all’interno, molto è andato distrutto; l’intero tetto è stato divorato dal fuoco. Nelle chiese parrocchiali di Nostra Signora e di San Lamberto sono crollate le volte del coro, le chiese di San Martino, di San Clemente e di San Pietro hanno subito danni talmente gravi che la possibilità di un restauro è dubbia.
Nella piazza del duomo sono state completamente bruciate e distrutte le curie del prevosto e del decano del duomo e le abitazioni di altri tre canonici capitolari del duomo, così che queste reverende persone non sono riuscite a portare in salvo nulla, fuorché qualche capo di vestiario; tra i colpiti vi è anche il signor canonico capitolare del duomo Franz Vorwerk che, senza alcuna colpa, si trova ancora in esilio.
Grazie alla misericordiosa protezione di Dio, sono rimasto personalmente illeso, tranne alcune leggere ferite, nell’esplosione di due bombe dirompenti che hanno colpito e parzialmente demolito il cortile dell’episcopio; ma nell’incendio che si è inevitabilmente sviluppato ho perduto l’intero mobilio, tutti i libri, gli scritti e i documenti e, tra di essi, le amorevoli lettere autografe di Vostra Santità, circostanza, quest’ultima, che mi causa particolare dolore; la gran parte dei paramenti pontificali e degli oggetti sacri sono andati distrutti; e tuttavia si è riusciti a trarre in salvo i capi di abbigliamento più necessari.
Ancor più grave e gravido di ripercussioni non valutabili è il fatto che sono andati completamente bruciati e distrutti gli uffici del Vicariato generale e dell’Officialato, insieme a tutti i documenti lì conservati sin dal 1820 circa. Ho già pregato sua eccellenza il nunzio apostolico di concedermi per questa volta la dispensa in ordine alla redazione della “Relatio de statu dioecesis” da compilare quest’anno, poiché sono andati perduti tutti i documenti preparatori, i materiali e i documenti necessari alla sua redazione.

Padre Santo! Più ancora di tali perdite
esteriori grava su di me la preoccupazione per la salvezza delle anime dei
fedeli a me affidati e per il mantenimento della religione cristiana nel nostro
Paese. Certo, sono ancora migliaia coloro che, provenienti da tutti i ceti
sociali e professionali, anche fra i giovani, sono fedeli a Cristo e alla Sua
santa Chiesa, e con gratitudine verso Dio ho potuto appurare come gli abitanti
di quelle zone della nostra diocesi che, da tempo immemorabile, sono a maggioranza
cattolica danno, nella prova, una grande testimonianza e sopportano
valorosamente e con rassegnazione le pene causate dalla guerra e le offrono a
Dio. Anche quest’anno, spostandomi per le cresime e nei pellegrinaggi, ho
potuto gioire e sono stato edificato dalla testimonianza straordinariamente
viva, per quel che è possibile, di un fedele sentire cattolico e della
devozione verso il Pastore che Dio ha dato alla diocesi. E tuttavia è
innegabile che, in generale, parti davvero considerevoli del popolo tedesco
guardano al cristianesimo, alla vera fede in Dio, con indifferenza, addirittura
con inimicizia, abbandonando sempre più i vincoli morali dell’eredità cristiana
sinora tramandati. Dobbiamo forse vedere nella guerra di annientamento, che
rischia di ridurre gran parte dell’Europa non cristiana a un cumulo di macerie
e a una landa desolata, un giusto castigo abbattutosi su quelli che «hanno abbandonato la fonte
dell’acqua viva e si sono scavati pozzi che non tengono l’acqua». Indicare ad
essi la via del ritorno alle “fontes Salvatoris” è nostro compito grande e
gravoso. Frattanto, la cosa più necessaria è che noi, insieme a tutti coloro
che sono rimasti fedeli, seguendo l’esempio e il frequente ammonimento di
Vostra Santità, accettiamo dalla mano di Dio, docilmente e con gratitudine, le
pene e le privazioni, e le offriamo alla Maestà divina quale tributo di
penitenza ed espiazione. Alla fine di queste righe mi sia concesso di esprimere
la mia profonda gratitudine a Vostra Santità per tutti gli insegnamenti e le
ammonizioni che ci sono giunte. In queste ultime settimane è stato per me fonte
di consolazione e di forza specialmente il contenuto della enciclica Mystici
Corporis Christi,
soprattutto il riferimento al «tremendum sane mysterium, ac satis nunquam
meditatum: multorum salutem a mystici Iesu Christi Corporis membrorum precibus
voluntariisque afflictionibus pendere», perché da esso traggo la speranza che i
nostri sacrifici e le nostre sofferenze, in unità con la croce di Cristo,
ottengano ed accelerino la misericordia di Dio per noi, per il nostro popolo e
per tutti i popoli.
Nella speranza che le nostre preghiere e i sacrifici da noi offerti possano contribuire ad impetrare per la Santità Vostra ogni dono celeste, la libertà e la salute, chiedo umilmente per i miei diocesani, laici e sacerdoti, specialmente per coloro che si trovano al fronte, e per la nostra gioventù, la benedizione apostolica, e rimango nella più profonda venerazione della Santità Vostra, devotissimo e ubbidientissimo figlio e servitore
+ C. A.
lettera DEL 20 agosto 1945 a pio xii
Padre Santo!
Nella più profonda venerazione e amore filiale mi inginocchio spiritualmente ai piedi del trono papale, per salutare il sublime Vicario di Gesù Cristo, il comune padre della cristianità. Già da mesi ho fatto istanza al governo militare britannico di autorizzare e rendere possibile il libero scambio epistolare con Roma come pure una visita personale a Vostra Santità. E tuttavia, sino ad oggi, senza successo! Spero adesso, in occasione della prossima Conferenza episcopale di Fulda, di potere almeno far pervenire queste poche righe a Vostra Santità, attraverso l’intermediazione di sua eccellenza il nunzio apostolico.
Sento il dovere e il desiderio di esprimere prima di tutto gratitudine verso Vostra Santità, anche a nome dei miei diocesani. L’isolamento di Roma, che dura da mesi, e l’impossibilità di essere informati sullo stato, le parole e le azioni di Vostra Santità, non hanno diminuito il nostro amore per il Santo Padre né il nostro fervore nel pregare per Voi, e nemmemo la nostra aspirazione di ricevere da Voi insegnamento, guida e consolazione. Le prime parole di Vostra Santità che dopo tanto abbiamo ricevuto sono state quelle dell’allocuzione al Collegio cardinalizio del 2 giugno scorso, di recente spediteci dal nunzio apostolico e in seguito consegnatemi anche dal segretario della cancelleria, dr. Pünder, che finalmente è tornato in patria. Il tenore schietto, insieme all’esposizione indiscutibilmente chiara del passato, della situazione attuale e dei suoi pericoli, ci mostra di nuovo la benevola comprensione e l’immutato amore di Vostra Santità per noi, per il nostro povero popolo e per la nostra patria, verso la quale quasi tutto il resto del mondo sembra nutrire unicamente odio, avversione e sete di vendetta. Financo i nuovi giornali tedeschi, diretti dalle forze d’occupazione, debbono pubblicare di continuo dichiarazioni che vogliono imputare all’intero popolo tedesco, anche a quelli che mai hanno reso omaggio alle erronee dottrine del nazionalsocialismo e che anzi, secondo le proprie possibilità, vi hanno opposto resistenza, una colpa collettiva e la responsabilità per tutti i crimini commessi dai precedenti detentori del potere. Sembra che questa disposizione d’animo sia la ragione del trattamento dei soldati tedeschi prigionieri di guerra, che è in contraddizione con la Convenzione di Ginevra (manca ancora qualsivoglia notizia di coloro che sono periti nella prigionia in Russia); che sia la ragione per permettere campagne di rapina e di saccheggio ad opera dei lavoratori stranieri a suo tempo deportati in Germania, specialmente dei russi e dei polacchi, con il seguito di incendi dolosi, omicidi e violenze carnali su donne rispettabili e vergini; che sia la ragione, inoltre, della spietata espulsione della popolazione tedesca dalla sua patria e dalle sue proprietà, così come in parte già è stata realizzata, e in parte programmata per il futuro. È veramente terrificante che il nazionalismo esasperato culminante nel culto della razza domini oggi anche tra i vincitori, a tal punto che a Potsdam si è deciso di espellere l’intera popolazione tedesca dai territori assegnati alla Polonia e alla Cecoslovacchia (la Prussia orientale, la Pomerania, il Brandeburgo orientale, la Slesia, la Boemia e così via) e di ammassarli nei territori tedeschi occidentali già ora sovrappopolati.

Per altro verso in Olanda si arriva a impedire il ritorno e
addirittura di visitare le proprie mogli e i propri figli a uomini tedeschi che
per anni hanno vissuto e abitato in quel Paese, che sono là sposati a donne
olandesi e le cui famiglie là vivono e aspettano il ritorno a casa del padre.
Una simile lacerazione violenta delle famiglie ricorda proprio le dottrine
della razza del nazionalsocialismo, che si manifestavano nella persecuzione
degli ebrei e nella violenta lacerazione anche di matrimoni di cristiani con
ebrei battezzati.
Quanto siamo grati, in mezzo ad un simile atteggiamento del mondo, per le parole amorevoli, comprensive, consolanti e incoraggianti di Vostra Santità del 2 giugno 1945. Le sentiamo come le parole del Vicario di Colui che è venuto nel mondo «non ut iudicet mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum».
Scrivo a Vostra Santità dalle rovine della città di Münster, che ancora negli ultimi giorni di guerra, il 23 e il 25 marzo 1945, è stata nuovamente sepolta sotto bombe dirompenti e incendiarie. In quell’occasione, insieme al duomo, sono state quasi completamente distrutte e bruciate le parti antiche della città; delle antiche chiese, rimane utilizzabile unicamente la chiesa di San Maurizio, che si trova fuori della città. I lavori per la ricostituzione, per la riparazione e la protezione dei resti ancora utilizzabili non vengono supportati dalle forze di occupazione, e in effetti, alla luce della penuria di alloggi, quest’opera dev’essere certamente rinviata.
Guardiamo al futuro con la più grande preoccupazione. Moltissimi hanno perduto a causa dei bombardamenti abitazione, lavoro, attività. Moltissimi in Oriente e Occidente, fuggendo dai fronti di guerra, hanno abbandonato la propria patria e non possono farvi ritorno: questo vale soprattutto per coloro che sono fuggiti dalle truppe russe, i quali né possono ritornare, né ricevono notizie dei loro cari rimasti là. La nostra gente cristiana delle campagne con grande magnanimità ha accolto i profughi fuggiti dalle città, dalle frontiere, dalle zone di guerra, riducendo al minimo le proprie esigenze, così da poter assicurare ai forestieri il vitto e l’alloggio.
Ma, alla lunga, la vita comune obbligata di famiglie un tempo indipendenti in abitazioni piccole e indivise, con tutti gli spazi, mobili e stoviglie in comune, mette a dura prova non solo la pazienza e l’amore, ma anche le buone maniere. A questo si aggiunge la condizione pressoché disperata e senza prospettive in cui versa la nostra economia, e il pericolo latente della proletarizzazione, addirittura del completo impoverimento di grandi famiglie sinora sufficientemente agiate e benestanti, anche degli strati più colti. Quanto sarà difficile preservare la fede nella bontà paterna di Dio e nel fedele adempimento dei comandamenti della giustizia e dell’amore del prossimo in tutti quegli uomini che dovranno sopportare il “destino proletario di un’esistenza incerta”! Già oggi, gli apostoli di un comunismo senza Dio sviluppano una febbrile attività agitatoria, specialmente nelle zone industriali: temiamo che la marcia trionfale delle idee bolsceviche si estenda ben oltre le frontiere della zona d’occupazione russa. Purtroppo le forze d’occupazione della parte occidentale, l’Inghilterra e l’America, sembra che non avvertano questo pericolo, oppure sembra che non abbiano il coraggio di prendere le necessarie contromisure, intraprendendo un’azione efficace contro il pericolo della proletarizzazione del popolo tedesco.
Padre Santo! Chiedo umilmente scusa se affliggo il cuore di padre di Vostra Santità con l’esposizione della nostra difficile situazione. D’altro lato posso assicurare che il nostro popolo credente sinora persevera saldo nella fede, che i combattenti che tornano a casa, in gran parte ben presto ritornano alla tradizione cattolica paterna, che i sacerdoti-soldati e i seminaristi danno senz’altro l’impressione di aver mantenuto la loro santa vocazione, attraverso tutti i pericoli, onorevolmente e senza macchia. Dio sia ringraziato per queste grazie numerose e reali, e per la consolazione che procurano tali constatazioni. Mi serviranno da sprone per una fiducia illimitata in Dio e per l’ottimismo lieto nel lavoro e nella sollecitudine per il regno di Cristo.
Devo altresì chiedere perdono se ardisco scrivere a Vostra Santità in un modo che per forma, carta e scrittura è inadeguato e poco dignitoso. Prego umilmente di considerare a giustificazione di questa circostanza la mia indigenza, giacché devo accontentarmi di quel che trovo. Seguendo il desiderio filiale del mio cuore, oso portare al benevolo cuore paterno sul soglio di Pietro il mio profondo rispetto ed esporre le mie preoccupazioni. Fiducioso nella benevolenza che Vostra Santità ha dimostrato così tante volte verso la mia misera persona, mi permetto accludere ancora questa comunicazione: mio fratello minore Franz, cameriere segreto di Vostra Santità e che Vostra Santità conosce, arrestato dalla Gestapo nell’agosto 1944 e portato via senza alcuna ragione manifesta, in aprile è stato liberato dal campo di concentramento di Sachsenhausen presso Oranienburg e in luglio è tornato alla sua famiglia, vivo, anche se debilitato e con la salute seriamente compromessa.
Nel permettermi di accludere il testo di una predica da me tenuta il primo luglio 1945 nel santuario di Telgte presso Münster, chiedo umilmente la benedizione apostolica per me, la mia diocesi, i miei sacerdoti, i soldati che ritornano dal fronte, tante famiglie divise e nell’indigenza, la gioventù minacciata, e rimango, con riverenza filiale,
Figlio e servitore ubbidientissimo della Santità Vostra
+ C. A.
Vescovo di Münster
lettera DEL 6 gennaio 1946 a pio xii
Padre Santo!
Con riverenza filiale mi inginocchio spiritualmente ai piedi della Santità Vostra, e invano cerco le parole che possano esprimere ciò che sento nel più profondo del mio cuore. La radio e poi i giornali hanno reso noto che Vostra Santità si è compiaciuto di integrare il Sacro Collegio cardinalizio con la nomina di un gran numero di nuovi membri. Chiamando al supremo Senato e Consiglio del Capo della Chiesa uomini di tutte le parti del mondo, popoli e nazioni, Vostra Santità ha dimostrato e manifestato in modo insuperabile al mondo intero la sovranazionalità della santa Chiesa cattolica, la sua coesione e la sua unità che mostrano quanto sia vergognoso l’odio dei popoli. Neppure il nostro povero popolo tedesco, devastato dalla guerra, umiliato dalla sconfitta, e oggi da ogni parte calpestato dall’odio e dalla sete di vendetta, è stato dimenticato, bensì illustrato dalla nomina di tre vescovi tedeschi nel Collegio cardinalizio; e per questo, con cuore profondamente commosso, i cattolici tedeschi insieme ai loro vescovi e sacerdoti e anche a molti tedeschi non cattolici ringraziano il Vicario di Cristo in terra.
Se Vostra Santità ha disposto che anche la mia povera persona sia fra questi e debba entrare nel Sacro Collegio dei cardinali, posso unicamente dire che questa dignità e nomina inaspettata e immeritata mi confonde e mi pesa, così che, con Pietro vorrei dire: «Exi a me, quia homo peccator sum, Domine».

Soltanto il principio, che, per quanto
possibile, ho inteso onorare lungo tutta la mia esistenza, di considerare ogni
desiderio del Papa un comandamento di Colui che lo ha posto quale Pastore
universale, mi porta a proferire umilmente il mio «Adsum», come già nel giorno
della mia consacrazione sacerdotale, e ad accettare la dignità e l’onore a me
conferiti. Mi consola potervi scorgere un riconoscimento della condotta
coraggiosa della maggioranza dei cattolici della diocesi di Münster a me
affidata, i quali, negli anni della persecuzione e dell’oppressione, si sono
mantenuti fedeli a Cristo, alla Sua santa Chiesa, al Santo Padre, e attraverso
la loro forza d’animo e la loro condotta hanno reso possibile che, anche
pubblicamente, potessi difendere i diritti di Dio e della Chiesa, e i diritti
dati da Dio alla persona umana. Le incessanti attestazioni di amicizia giunte
dai miei diocesani all’annuncio della notizia della mia nomina, gli innumerevoli
auguri arrivati da tutta la diocesi e da tutta la Germania mi danno il diritto
di interpretare in tal senso e accettare quest’atto di grazia di Vostra
Santità.
Ed è per questo che, con abbandono filiale, esprimo a Vostra Santità, a nome dei fedeli della mia diocesi e anche dei cattolici tedeschi, la mia più deferente gratitudine per questa rinnovata, immeritata attestazione di benevolenza e amore paterno. Con ciò rinnovo il voto solenne di immutabile fedeltà, di assidua ubbidienza e di amore filiale al Capo della Chiesa, al Vicario di Cristo in terra e alla sublime persona di Vostra Santità, per la quale, nelle nostre povere preghiere, ci adoperiamo giornalmente di impetrare la grazia, la protezione e l’assistenza di Dio.
Nella lieta speranza di poter presto inginocchiarmi ai piedi di Vostra Santità, e con l’umile richiesta della benedizione apostolica per me e per i miei diocesani, rimango, nella più profonda deferenza, figlio e servitore più ubbidiente della Santità Vostra
+ C. A.
e von Galen nella ferma condanna del nazismo così come nel deciso ripudio
di una colpa collettiva che si voleva attribuire al popolo tedesco

Clemens August von Galen
lettera di von Galen del 4 novembre 1943 a pio xii
Padre Santo!
Inginocchiandomi spiritualmente ai piedi della Santità Vostra, mi sia consentito esprimere la mia infinita gratitudine per la magnanima designazione ad assistente al trono di Vostra Santità, comunicata l’8 settembre 1943 da sua eminenza il cardinale segretario di Stato al Capitolo del nostro duomo. Che io abbia l’onore di essere accolto nella ristretta “famiglia pontificia” è un privilegio immeritato che tanto più allieta e fa gioire il mio cuore in quanto, per grazia di Dio e per educazione familiare, sin dalla mia giovinezza mi legano al Vicario di Cristo in terra i più profondi vincoli del timore, dell’amore e della sottomissione; è, questa, una disposizione d’animo che la paterna affabilità e la benevolenza di Vostra Santità per la mia persona hanno ulteriormente accresciuto. Prego Dio che sostenga la mia debole volontà per rimanere saldo, sino alla fine, nell’immutata fedeltà a Roma, alla roccia di Pietro e al supremo Successore del Capo degli Apostoli, e anche per preservare e rafforzare nella fedeltà al Santo Padre il clero e i fedeli a me affidati. Che Egli, nella Sua benevolenza e misericordia, disponga che presto mi sia concesso di avvicinarmi di persona a Vostra Santità, così da poter esprimere a voce i miei sentimenti di timore, di amore e di gratitudine.
Mi preme ringraziare in modo del tutto particolare Vostra Santità per la lettera autografa del 24 febbraio 1943, consegnatami in maggio da sua eccellenza il nunzio apostolico. Pieno di gioia ho comunicato al mio clero e ai miei fedeli gli insegnamenti e le ammonizioni paterne e sapienti in essa contenute. Esse devono esserci di guida e incoraggiamento per la cura delle anime, resa spesso tanto difficile, ma anche, e in modo particolare, nel combattimento per la nostra personale santificazione.
Insieme ad altri documenti recenti, vorrei sottoporre a Vostra Santità il testo di due prediche che ho tenuto il 29 giugno e il 19 settembre nel nostro duomo, nelle quali ho reso note ai fedeli le parole di insegnamento e di incoraggiamento di Vostra Santità e, al contempo, ho respinto energicamente le ripugnanti calunnie che di nascosto vengono seminate contro Vostra Santità. Purtroppo i testi di queste due prediche, come anche tutti gli altri rapporti e documenti predisposti per essere inviati a Roma, sono andati bruciati a seguito della distruzione della residenza vescovile e dell’edificio dell’Ordinariato causata da un’incursione aerea nemica del 10 ottobre scorso.

Sfollati tra le rovine della città di Aachen, distrutta dai bombardamenti nell’ottobre 1944
Deploriamo soprattutto le distruzioni apportate alle antiche, grandi chiese della città di Münster. Una bomba dirompente ha colpito e incendiato la torre campanaria nord della Cattedrale; le macerie e i detriti hanno colpito e sfondato due volte della costruzione principale e diverse altre sono state danneggiate; all’interno, molto è andato distrutto; l’intero tetto è stato divorato dal fuoco. Nelle chiese parrocchiali di Nostra Signora e di San Lamberto sono crollate le volte del coro, le chiese di San Martino, di San Clemente e di San Pietro hanno subito danni talmente gravi che la possibilità di un restauro è dubbia.
Nella piazza del duomo sono state completamente bruciate e distrutte le curie del prevosto e del decano del duomo e le abitazioni di altri tre canonici capitolari del duomo, così che queste reverende persone non sono riuscite a portare in salvo nulla, fuorché qualche capo di vestiario; tra i colpiti vi è anche il signor canonico capitolare del duomo Franz Vorwerk che, senza alcuna colpa, si trova ancora in esilio.
Grazie alla misericordiosa protezione di Dio, sono rimasto personalmente illeso, tranne alcune leggere ferite, nell’esplosione di due bombe dirompenti che hanno colpito e parzialmente demolito il cortile dell’episcopio; ma nell’incendio che si è inevitabilmente sviluppato ho perduto l’intero mobilio, tutti i libri, gli scritti e i documenti e, tra di essi, le amorevoli lettere autografe di Vostra Santità, circostanza, quest’ultima, che mi causa particolare dolore; la gran parte dei paramenti pontificali e degli oggetti sacri sono andati distrutti; e tuttavia si è riusciti a trarre in salvo i capi di abbigliamento più necessari.
Ancor più grave e gravido di ripercussioni non valutabili è il fatto che sono andati completamente bruciati e distrutti gli uffici del Vicariato generale e dell’Officialato, insieme a tutti i documenti lì conservati sin dal 1820 circa. Ho già pregato sua eccellenza il nunzio apostolico di concedermi per questa volta la dispensa in ordine alla redazione della “Relatio de statu dioecesis” da compilare quest’anno, poiché sono andati perduti tutti i documenti preparatori, i materiali e i documenti necessari alla sua redazione.

I B-17, le famose “fortezze volanti” statunitensi, durante un bombardamento sulla Germania
Nella speranza che le nostre preghiere e i sacrifici da noi offerti possano contribuire ad impetrare per la Santità Vostra ogni dono celeste, la libertà e la salute, chiedo umilmente per i miei diocesani, laici e sacerdoti, specialmente per coloro che si trovano al fronte, e per la nostra gioventù, la benedizione apostolica, e rimango nella più profonda venerazione della Santità Vostra, devotissimo e ubbidientissimo figlio e servitore
+ C. A.
lettera DEL 20 agosto 1945 a pio xii
Padre Santo!
Nella più profonda venerazione e amore filiale mi inginocchio spiritualmente ai piedi del trono papale, per salutare il sublime Vicario di Gesù Cristo, il comune padre della cristianità. Già da mesi ho fatto istanza al governo militare britannico di autorizzare e rendere possibile il libero scambio epistolare con Roma come pure una visita personale a Vostra Santità. E tuttavia, sino ad oggi, senza successo! Spero adesso, in occasione della prossima Conferenza episcopale di Fulda, di potere almeno far pervenire queste poche righe a Vostra Santità, attraverso l’intermediazione di sua eccellenza il nunzio apostolico.
Sento il dovere e il desiderio di esprimere prima di tutto gratitudine verso Vostra Santità, anche a nome dei miei diocesani. L’isolamento di Roma, che dura da mesi, e l’impossibilità di essere informati sullo stato, le parole e le azioni di Vostra Santità, non hanno diminuito il nostro amore per il Santo Padre né il nostro fervore nel pregare per Voi, e nemmemo la nostra aspirazione di ricevere da Voi insegnamento, guida e consolazione. Le prime parole di Vostra Santità che dopo tanto abbiamo ricevuto sono state quelle dell’allocuzione al Collegio cardinalizio del 2 giugno scorso, di recente spediteci dal nunzio apostolico e in seguito consegnatemi anche dal segretario della cancelleria, dr. Pünder, che finalmente è tornato in patria. Il tenore schietto, insieme all’esposizione indiscutibilmente chiara del passato, della situazione attuale e dei suoi pericoli, ci mostra di nuovo la benevola comprensione e l’immutato amore di Vostra Santità per noi, per il nostro povero popolo e per la nostra patria, verso la quale quasi tutto il resto del mondo sembra nutrire unicamente odio, avversione e sete di vendetta. Financo i nuovi giornali tedeschi, diretti dalle forze d’occupazione, debbono pubblicare di continuo dichiarazioni che vogliono imputare all’intero popolo tedesco, anche a quelli che mai hanno reso omaggio alle erronee dottrine del nazionalsocialismo e che anzi, secondo le proprie possibilità, vi hanno opposto resistenza, una colpa collettiva e la responsabilità per tutti i crimini commessi dai precedenti detentori del potere. Sembra che questa disposizione d’animo sia la ragione del trattamento dei soldati tedeschi prigionieri di guerra, che è in contraddizione con la Convenzione di Ginevra (manca ancora qualsivoglia notizia di coloro che sono periti nella prigionia in Russia); che sia la ragione per permettere campagne di rapina e di saccheggio ad opera dei lavoratori stranieri a suo tempo deportati in Germania, specialmente dei russi e dei polacchi, con il seguito di incendi dolosi, omicidi e violenze carnali su donne rispettabili e vergini; che sia la ragione, inoltre, della spietata espulsione della popolazione tedesca dalla sua patria e dalle sue proprietà, così come in parte già è stata realizzata, e in parte programmata per il futuro. È veramente terrificante che il nazionalismo esasperato culminante nel culto della razza domini oggi anche tra i vincitori, a tal punto che a Potsdam si è deciso di espellere l’intera popolazione tedesca dai territori assegnati alla Polonia e alla Cecoslovacchia (la Prussia orientale, la Pomerania, il Brandeburgo orientale, la Slesia, la Boemia e così via) e di ammassarli nei territori tedeschi occidentali già ora sovrappopolati.

Profughi tedeschi alla stazione ferroviaria di Berlino nel 1945
Quanto siamo grati, in mezzo ad un simile atteggiamento del mondo, per le parole amorevoli, comprensive, consolanti e incoraggianti di Vostra Santità del 2 giugno 1945. Le sentiamo come le parole del Vicario di Colui che è venuto nel mondo «non ut iudicet mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum».
Scrivo a Vostra Santità dalle rovine della città di Münster, che ancora negli ultimi giorni di guerra, il 23 e il 25 marzo 1945, è stata nuovamente sepolta sotto bombe dirompenti e incendiarie. In quell’occasione, insieme al duomo, sono state quasi completamente distrutte e bruciate le parti antiche della città; delle antiche chiese, rimane utilizzabile unicamente la chiesa di San Maurizio, che si trova fuori della città. I lavori per la ricostituzione, per la riparazione e la protezione dei resti ancora utilizzabili non vengono supportati dalle forze di occupazione, e in effetti, alla luce della penuria di alloggi, quest’opera dev’essere certamente rinviata.
Guardiamo al futuro con la più grande preoccupazione. Moltissimi hanno perduto a causa dei bombardamenti abitazione, lavoro, attività. Moltissimi in Oriente e Occidente, fuggendo dai fronti di guerra, hanno abbandonato la propria patria e non possono farvi ritorno: questo vale soprattutto per coloro che sono fuggiti dalle truppe russe, i quali né possono ritornare, né ricevono notizie dei loro cari rimasti là. La nostra gente cristiana delle campagne con grande magnanimità ha accolto i profughi fuggiti dalle città, dalle frontiere, dalle zone di guerra, riducendo al minimo le proprie esigenze, così da poter assicurare ai forestieri il vitto e l’alloggio.
Ma, alla lunga, la vita comune obbligata di famiglie un tempo indipendenti in abitazioni piccole e indivise, con tutti gli spazi, mobili e stoviglie in comune, mette a dura prova non solo la pazienza e l’amore, ma anche le buone maniere. A questo si aggiunge la condizione pressoché disperata e senza prospettive in cui versa la nostra economia, e il pericolo latente della proletarizzazione, addirittura del completo impoverimento di grandi famiglie sinora sufficientemente agiate e benestanti, anche degli strati più colti. Quanto sarà difficile preservare la fede nella bontà paterna di Dio e nel fedele adempimento dei comandamenti della giustizia e dell’amore del prossimo in tutti quegli uomini che dovranno sopportare il “destino proletario di un’esistenza incerta”! Già oggi, gli apostoli di un comunismo senza Dio sviluppano una febbrile attività agitatoria, specialmente nelle zone industriali: temiamo che la marcia trionfale delle idee bolsceviche si estenda ben oltre le frontiere della zona d’occupazione russa. Purtroppo le forze d’occupazione della parte occidentale, l’Inghilterra e l’America, sembra che non avvertano questo pericolo, oppure sembra che non abbiano il coraggio di prendere le necessarie contromisure, intraprendendo un’azione efficace contro il pericolo della proletarizzazione del popolo tedesco.
Padre Santo! Chiedo umilmente scusa se affliggo il cuore di padre di Vostra Santità con l’esposizione della nostra difficile situazione. D’altro lato posso assicurare che il nostro popolo credente sinora persevera saldo nella fede, che i combattenti che tornano a casa, in gran parte ben presto ritornano alla tradizione cattolica paterna, che i sacerdoti-soldati e i seminaristi danno senz’altro l’impressione di aver mantenuto la loro santa vocazione, attraverso tutti i pericoli, onorevolmente e senza macchia. Dio sia ringraziato per queste grazie numerose e reali, e per la consolazione che procurano tali constatazioni. Mi serviranno da sprone per una fiducia illimitata in Dio e per l’ottimismo lieto nel lavoro e nella sollecitudine per il regno di Cristo.
Devo altresì chiedere perdono se ardisco scrivere a Vostra Santità in un modo che per forma, carta e scrittura è inadeguato e poco dignitoso. Prego umilmente di considerare a giustificazione di questa circostanza la mia indigenza, giacché devo accontentarmi di quel che trovo. Seguendo il desiderio filiale del mio cuore, oso portare al benevolo cuore paterno sul soglio di Pietro il mio profondo rispetto ed esporre le mie preoccupazioni. Fiducioso nella benevolenza che Vostra Santità ha dimostrato così tante volte verso la mia misera persona, mi permetto accludere ancora questa comunicazione: mio fratello minore Franz, cameriere segreto di Vostra Santità e che Vostra Santità conosce, arrestato dalla Gestapo nell’agosto 1944 e portato via senza alcuna ragione manifesta, in aprile è stato liberato dal campo di concentramento di Sachsenhausen presso Oranienburg e in luglio è tornato alla sua famiglia, vivo, anche se debilitato e con la salute seriamente compromessa.
Nel permettermi di accludere il testo di una predica da me tenuta il primo luglio 1945 nel santuario di Telgte presso Münster, chiedo umilmente la benedizione apostolica per me, la mia diocesi, i miei sacerdoti, i soldati che ritornano dal fronte, tante famiglie divise e nell’indigenza, la gioventù minacciata, e rimango, con riverenza filiale,
Figlio e servitore ubbidientissimo della Santità Vostra
+ C. A.
Vescovo di Münster
lettera DEL 6 gennaio 1946 a pio xii
Padre Santo!
Con riverenza filiale mi inginocchio spiritualmente ai piedi della Santità Vostra, e invano cerco le parole che possano esprimere ciò che sento nel più profondo del mio cuore. La radio e poi i giornali hanno reso noto che Vostra Santità si è compiaciuto di integrare il Sacro Collegio cardinalizio con la nomina di un gran numero di nuovi membri. Chiamando al supremo Senato e Consiglio del Capo della Chiesa uomini di tutte le parti del mondo, popoli e nazioni, Vostra Santità ha dimostrato e manifestato in modo insuperabile al mondo intero la sovranazionalità della santa Chiesa cattolica, la sua coesione e la sua unità che mostrano quanto sia vergognoso l’odio dei popoli. Neppure il nostro povero popolo tedesco, devastato dalla guerra, umiliato dalla sconfitta, e oggi da ogni parte calpestato dall’odio e dalla sete di vendetta, è stato dimenticato, bensì illustrato dalla nomina di tre vescovi tedeschi nel Collegio cardinalizio; e per questo, con cuore profondamente commosso, i cattolici tedeschi insieme ai loro vescovi e sacerdoti e anche a molti tedeschi non cattolici ringraziano il Vicario di Cristo in terra.
Se Vostra Santità ha disposto che anche la mia povera persona sia fra questi e debba entrare nel Sacro Collegio dei cardinali, posso unicamente dire che questa dignità e nomina inaspettata e immeritata mi confonde e mi pesa, così che, con Pietro vorrei dire: «Exi a me, quia homo peccator sum, Domine».

La lunga processione per i funerali di von Galen attraversa le strade di Münster
Ed è per questo che, con abbandono filiale, esprimo a Vostra Santità, a nome dei fedeli della mia diocesi e anche dei cattolici tedeschi, la mia più deferente gratitudine per questa rinnovata, immeritata attestazione di benevolenza e amore paterno. Con ciò rinnovo il voto solenne di immutabile fedeltà, di assidua ubbidienza e di amore filiale al Capo della Chiesa, al Vicario di Cristo in terra e alla sublime persona di Vostra Santità, per la quale, nelle nostre povere preghiere, ci adoperiamo giornalmente di impetrare la grazia, la protezione e l’assistenza di Dio.
Nella lieta speranza di poter presto inginocchiarmi ai piedi di Vostra Santità, e con l’umile richiesta della benedizione apostolica per me e per i miei diocesani, rimango, nella più profonda deferenza, figlio e servitore più ubbidiente della Santità Vostra
+ C. A.