Home > Archivio > 11 - 2001 > Chi considera senza angoscia dell'animo i mali della guerra ha perduto ogni sentimento umano (sant'Agostino)
CRISI INTERNAZIONALE
tratto dal n. 11 - 2001

L’intervento di Giulio Andreotti in Senato

Chi considera senza angoscia dell'animo i mali della guerra ha perduto ogni sentimento umano (sant'Agostino)


Pubblichiamo l’intervento di Giulio Andreotti in Senato, il 7 novembre 2001, durante la discussione sull’impiego di contingenti militari italiani nella crisi internazionale in atto


di Giulio Andreotti


Soldati dell’Alleanza del nord osservano i cadaveri di alcuni talebani uccisi durante i combattimenti presso la città di  Kunduz il 13 novembre scorso

Soldati dell’Alleanza del nord osservano i cadaveri di alcuni talebani uccisi durante i combattimenti presso la città di Kunduz il 13 novembre scorso

Signor presidente, signor presidente del Consiglio, colleghi, credo che la decisione di partecipare militarmente alla costruzione di un nuovo ordine internazionale, fondato anche su un’efficace prevenzione dalla violenza collettiva, sia prima di tutto una larga conseguenza della nostra appartenenza a quella grande e concreta iniziativa di pace che, a partire dal 1949 e dopo, è stata l’Alleanza Atlantica.
Certamente nessuno pensava che l’attacco ad uno dei Paesi membri, che comporta la solidarietà operante di tutti, potesse essere del tipo di quello terroristico dell’11 settembre scorso, ma attacco vi è stato e ne deriva un impegno operativo dei Paesi Nato che peraltro è necessario ma non sufficiente.
Se fossimo stati aggrediti noi italiani, avremmo ora il sostegno degli altri Paesi Nato, a cominciare dagli Stati Uniti, che del resto, anche quando non esisteva l’Alleanza, intervennero contribuendo in modo decisivo e con gravissime perdite umane alla vittoria sia nel primo che nel secondo conflitto mondiale.
Oggi, a rendere ancora più partecipata la nostra solidarietà al popolo americano in questo momento, è la tristezza per così dire aggiuntiva di migliaia di famiglie che non hanno nemmeno il conforto morale di poter pregare per i propri congiunti dinanzi ad una tomba dove il sonno della morte è meno duro.
Di lotta al terrorismo se ne è parlato tanto, oltre che in sede Onu, nei Consigli europei, nelle riunioni del G7, nella sede intergovernativa dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, insomma un po’ dovunque. Spesso, sotto l’impressione di fatti criminosi, sono stati adottati ordini del giorno e risoluzioni severissimi. Così al vertice di Bonn del luglio 1978 si stabilì solennemente, per reagire alla pirateria del cielo, che se uno Stato lascia ripartire un aereo dirottato, gli aeroporti e le compagnie di tale Stato sono messi al bando. Non è sempre andata così, ma almeno era indice di una volontà concreta e reattiva.
Otto anni dopo a Tokyo i capi di Stato e di governo del vertice economico adottarono una dura ed articolata dichiarazione sul terrorismo internazionale, richiamando l’urgenza e l’impegno di una collaborazione in proposito con tutti i Paesi del mondo per isolare quanti comunque favorissero e indulgessero al terrorismo. Vi è un’antologia di documenti al riguardo, prima e dopo i due che ho citato. Evidentemente, quanto si è messo in campo non è stato sufficiente.
Di qui gli sforzi paralleli che sono ora programmati per cercare di dare un nuovo assetto alla sicurezza internazionale. Occorre però una chiarezza maggiore, su cui dobbiamo riflettere. L’opinione pubblica ha il diritto, ad esempio, di chiedersi: cosa sarebbe accaduto se fosse stato consegnato agli americani il signor Bin Laden? L’Afghanistan talebano avrebbe continuato o no a svolgere indisturbato il suo tremendo disegno involutivo? Mi fermo qui.
Onorevole presidente del Consiglio, per il resto non dia troppo peso agli inviti a cena da qualche suo collega che forse ha, nell’argomento specifico che oggi ci tormenta, fortissime colpe in vigilando, non come persona, ovviamente. Solo nelle ultime settimane, infatti, sono stati bloccati i conti della “piovra” di Bin Laden, i cui ramificati tentacoli finanziari non erano certo sconosciuti.
Nel dibattito precedente mi permisi di dire che non reputo giusto che per la grande iniziativa di polizia internazionale che si sta organizzando contro il terrorismo, volta a dare al mondo una pace duratura, si parli di guerra. Questi terroristi non sono belligeranti, ma assassini. A qualcuno che reputasse poco responsabile e poco virile questa posizione, ricorderei, fermo restando che l’Italia farà interamente il suo dovere, una stupenda frase di sant’Agostino: «Chi considera senza angoscia dell’animo i mali della guerra ha perduto il sentimento umano». Noi non abbiamo il diritto di perderlo e di farlo perdere al popolo italiano.


Español English Français Deutsch Português