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EDITORIALE
tratto dal n. 11 - 2001

Non morire di fame


Il vertice mondiale sull’alimentazione si terrà a Roma, ma nel giugno dell’anno prossimo. Cinque anni fa l’analogo meeting al massimo livello si era concluso con un impegno molto preciso: entro venti anni la fame nel mondo si sarebbe dimezzata. Ad un quarto del cammino si dovrebbe poter registrare un significativo progresso. Ma non è così


Giulio Andreotti


Un’immagine della carestia in Somalia. Nel messaggio di Giovanni Paolo II alla conferenza annuale della Fao del 2 novembre si parla del dovere di chi ha posti di responsabilità di realizzare una sicurezza alimentare, 
perché «ogni essere umano ha il diritto inviolabile ad avere una adeguata alimentazione»

Un’immagine della carestia in Somalia. Nel messaggio di Giovanni Paolo II alla conferenza annuale della Fao del 2 novembre si parla del dovere di chi ha posti di responsabilità di realizzare una sicurezza alimentare, perché «ogni essere umano ha il diritto inviolabile ad avere una adeguata alimentazione»

Il vertice mondiale sull’alimentazione si terrà a Roma, ma nel giugno dell’anno prossimo. Lo ha annunciato il direttore generale della Fao signor Diouf, mettendo fine alle voci su altre città italiane che sembrava dovessero ospitare l’evento (Rimini, Montecatini Terme o Fiuggi) che si voleva ad ogni costo celebrare in questo novembre.
Quando dissi in Senato che era necessario il rinvio, fui oggetto di severe critiche perché si considerava offensivo per la capitale metterne in dubbio la capacità di fronteggiare le onde del cosiddetto popolo di Seattle che a Genova aveva suscitato un drammatico putiferio. Si aggiunse anche, rasentando il ridicolo, che si sarebbero potute avere garanzie rasserenanti dai “capi-tute”, ai quali tra l’altro si imputavano così implicitamente le responsabilità liguri.
Ma la mia proposta di rinvio non era dettata da questo aspetto, sia pure importante, d’ordine pubblico.
Cinque anni fa l’analogo meeting al massimo livello si era concluso con un impegno molto preciso: entro venti anni la fame nel mondo si sarebbe dimezzata. Ad un quarto del cammino si dovrebbe poter registrare un significativo progresso. Ma non è così. Rispetto ai venti milioni di “nuovi alimentati” per anno, non si è che ad otto, con punte negative in alcuni Paesi molto deludenti. Più che una nuova passerella di capi di Stato occorre a mio avviso una riflessione approfondita del problema e delle possibilità concrete di affrontarlo. Per questo suggerivo una giornata simultanea nelle assemblee parlamentari di tutte le nazioni, possibilmente sensibilizzando anche le scuole e, naturalmente, i mezzi di comunicazione.
Negli anni Settanta si era accesa una grande speranza quando si programmò che dopo un decennio nessun bambino sarebbe più andato a letto con la fame. Nel 1996 lo ricordò se non erro Fidel Castro che dell’incontro romano fu la vedette. Alcuni reduci di quella prima cambiale della speranza arrossirono.
La tragedia dell’11 settembre ha praticamente imposto il rinvio; ma mentre gli sforzi in corso per realizzare una intesa globale (o quasi) contro il terrorismo possono giovare alla solidarietà, vi è anche il rischio che le maggiori spese che ogni Stato affronterà per il rafforzamento delle sicurezze non solo blocchino gli aumenti dei contributi per così dire Fao ma addirittura li riducano. Di più: anche le esigenze per le nuove legioni di rifugiati possono indurre a privilegiare altre agenzie dell’Onu.
Proprio il signor Diouf un giorno disse che parlare di sviluppo puntando esclusivamente sulla salute e sull’istruzione manca di logica. Per chi è privo del minimo vitale di alimentazione, infatti, è vano programmare cure mediche e scuole.
In questi giorni si sente parlare spesso di radici sociali del terrorismo.
Io faccio fatica ad accettare che il ricchissimo signor Bin Laden sia il capofila dei poveri del mondo. Non scherziamo. Tuttavia è comprensibile che chi manca di tutto per la propria famiglia sia facile preda di avventurieri di ogni tipo.
Nel messaggio di Giovanni Paolo II alla conferenza annuale della Fao (letto dal cardinale Sodano il 2 novembre) si parla del dovere di chi ha posti di responsabilità di realizzare una sicurezza alimentare, perché «ogni essere umano ha il diritto inviolabile ad avere una adeguata alimentazione».
Il Papa è sceso anche ad indicare le terapie, a cominciare dalla cooperazione internazionale: «La vittoria sulla fame nel mondo implica non solo la volontà di cambiare la situazione che si deplora, ma l’adozione di tutte le azioni concrete, necessarie per affrontare il problema in modo efficace e duraturo. Tra queste voglio incoraggiare con particolare vigore la decisione presa dalle nazioni più ricche di destinare una parte del loro prodotto interno al sostegno dello sviluppo dei Paesi poveri, disponendo anche la riduzione dei loro debiti».
L’urgenza di invertire la rotta è suggerita anche per la rabbia suscitata nei poverissimi dalla recente statistica dei settori in crescita della pubblicità. Risulterebbe fortemente aumentato il numero degli interessati alle cure dimagranti. Ci mancava pure questo.


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