CULTURA
tratto dal n. 02 - 2001

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di Giulio Andreotti



GIUSTIZIA E USURA

Quando studio sulle carte dell’Ottocento trovo talvolta elementi di difficile comprensibilità. Mi domando però come se la caveranno in futuro i ricercatori sull’Italia di oggi leggendo che dopo molte fatiche si è varata una legge per il "processo giusto" ed un’altra che, in buona sostanza, bolla come usuraio tutto il sistema bancario.

AI TEMPI DI HITLER

Studiando i rapporti veri tra Mussolini e Hitler un nostro collaboratore ha ritenuto indicativa questa lettera del ministro Ciano al rappresentante italiano a Berlino, conte Massimo Magistrati (datata 18 aprile 1938 anno XVI, come allora si usava).
Eccola:

Caro Massimo,
Ti prego di trovare l’opportunità di incontrarti con Goering e di esporgli a mio nome quanto adesso ti dirò. Aggiungerai che la comunicazione ha carattere del tutto personale e che sono stato índotto a farla dalla cordialità dei rapporti che mi legano al Maresciallo e dalle numerose prove di reciproca fiducia.
L’Anschluss, come era da prevedersi, ha determinato una troppo notevole inquietudine in alcuni ambienti delle minoranze allogene dell’Alto Adige. Reazione che si è manifestata fin qui a base di imprecisate affermazioni irredentistiche, di calze bianche – di falò sui monti: sfoghi alquanto inoffensivi nei loro risultati, ma nettamente indicativi di una situazione che potrebbe dar luogo ad incidenti ben più gravi. Ieri infatti, a Lasa, in seguito ad un diverbio tra un fascista ed un alloglotto, due o trecento persone radunatesi ad un segnale di tromba, hanno tentato di dare l’assalto alla Casa del Fascio ed hanno ferito alcuni camerati. La pronta decisa immancabile reazione ha ristabilito l’ordine, e l’incidente ha avuto una portata che in se stessa non merita di venir drammatizzata. Lo stesso giorno però nel comune di Silandro, Bolzano, alcuni fascisti furono fatti segno ad una fitta sassaiola da parte di un gruppo di allogeni. I fascisti reagirono; partirono dei colpi d’arma da fuoco; due alloglotti furono feriti.
Tutto ciò è rivelatore di uno stato d’animo causato in parte non minima da un’attività propagandistica che non può venire da noi più a lungo tollerata.
L’Alto Adige non è in capo al mondo. Ogni giorno centinaia, forse migliaia, di persone trafficano tra le zone popolate di allogeni ed i maggiori centri del Paese. Le notizie delle agitazioni, delle insofferenze, degli incidenti giungono con grande rapidità, si diffondono in ogni ambiente, e, diffondendosi, si ingrandiscono e si deformano, sono oggetto di commenti e valgono a ravvivare quello stato di disagio che la creazione improvvisa dell’Anschluss aveva innegabilmente creato in alcuni settori del Paese _ che soltanto l’alta parola del Capo era valsa a dissipare. Il maresciallo Goering potrà obiettare che il governo ed il Partito sono estranei a questa propaganda e che anzi, per parte loro, non si sono lasciati sfuggire occasione per ribadire il concetto "ufficiale" della santità delle comuni frontiere.
D’accordo: noi siamo pronti a darne atto. Ma a nostra volta obietteremo che non basta, quando si vuole veramente stroncare un movimento che può determinare complicazioni imprevedibili e certo gravissime, adottare un atteggiamento di spettatori passivi ed estranei. Bisogna fare di più. Occorre pubblicamente sconfessare questi tentativi sediziosi. È necessario all’interno del Paese, far tacere gli zelatori che si affannano a tener viva una questione che invece deve venir considerata chiusa, e chiusa per sempre.
Noi, dopo l’Accordo di Belgrado, abbiamo agito così: la propaganda dalmata è cessata totalmente in loco ed in Italia. Gli iugoslavi, per parte loro, hanno fatto del pari. Ed è soddisfacente rilevare come l’intesa adriatica abbia potuto in un tale clima rafforzarsi e svilupparsi al di là delle previsioni ed in tempo assai breve.
Al governo nazista, per la sua autorità all’interno e per il prestigio di cui gode in ogni circolo tedesco, non deve riuscire difficile agire come noi e gli iugoslavi abbiamo agito: non limitarsi cioè ad un assenteismo formale, ma far sapere senza incertezze a chi di ragione che gli interessi superiori dello Stato impongono di mettere per sempre agli atti una questione che, inconsultamente agitata, potrebbe divenire di grave pregiudizio alla Causa stessa che si sarebbe voluta servire.
Il Maresciallo Goering, con la sua acuta sensibilità, si renderà conto della situazione che si è creata e degli inconvenienti che in futuro potrebbero derivarne. Quanto egli ha detto a Renzetti nel recente colloquio prova che ha una visione chiara del problema. Ma sopratutto, egli, come noi, ha sempre creduto nella singolare funzione che l’Asse Roma-Berlino gioca e forse più ancora giocherà nelle vicende politiche mondiali: egli come noi, desidera consolidarlo. Per far ciò bisogna eliminare, fin dall’inizio, ogni causa di preoccupazione. Sono certo che il Maresciallo Goering vorrà usare la sua alta autorità nel senso migliore.

Cordialmente
Ciano


SEGNI DEI TEMPI

Ad un vecchio lettore dell’Osservatore Romano non sfugge una novità di questo nuovo anno. I pensierini spirituali, che erano riservati a citazioni di papi e di santi, si aprono ora a tutto raggio. Il 10 gennaio si è attinto a Piero Calamandrei ("Felice lei se la sua fede è certezza; ma fede può essere anche la speranza e il desiderio") e il 25 gennaio ad Albert Einstein ("Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La scienza senza religione è zoppa; la religione senza scienza è cieca"). Il 17 febbraio Paul Claudel è stato citato con questa massima: "C’è una cosa più triste che perdere la ricchezza; ed è perdere la speranza".


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