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SECONDA GUERRA MONDIALE
tratto dal n. 04 - 1998

USA. L’articolo di Newsweek in risposta al New York Times che chiedeva un’ indagine su papa Pacelli

In difesa di Pio XII



Il dibattito New York Times-Newsweek su papa Pacelli di Kenneth L. Woodward


La voce di Pio XII è una voce solitaria nel silenzio e nell’oscurità che avvolgono l’Europa in questo Natale... Il Papa è il solo governante rimasto nel continente europeo che osi levare la sua voce.

(The New York Times , 25 dicembre 1942)

È necessaria un’indagine accurata sulla condotta del Papa... Tocca ora a Giovanni Paolo II e ai suoi successori fare il prossimo passo avanti, riconoscendo apertamente che il Vaticano mancò di opporsi fermamente al male che si abbatté sull’Europa.

(The New York Times, 18 marzo 1998)

Come cambiano i tempi e i Times! Durante la seconda guerra mondiale, Pio XII fu lodato per i suoi sforzi di fermare la carneficina. E, dopo la guerra, per anni fu elogiato per come la Chiesa fosse riuscita a salvare circa 700mila ebrei dai campi nazisti, soprattutto rilasciando falsi certificati di battesimo, nascondendo alcuni sotto la copertura degli abiti talari e occultandone altri in monasteri e conventi di clausura. Invece, la settimana scorsa, dopo che il Vaticano ha reso noto, dopo a una lunga attesa, il suo mea culpa per non aver fatto di più, i critici della Chiesa hanno accolto tale dichiarazione con poco entusiasmo. Come mostra l’editoriale del New York Times, chiedono niente di meno che una sconfessione morale di Pio XII da parte del Vaticano.
Sta accadendo qualcosa di vergognoso. Che Pio XII abbia taciuto di fronte all’Olocausto, che abbia fatto poco per aiutare gli ebrei, che di fatto sia stato filotedesco, se non addirittura filonazista, che di base sia stato antisemita, sono tutte calunnie mostruose che ora sembrano passare per verità assolute. La maggior parte di queste accuse ha un’unica fonte, l’opera teatrale del 1963 Il vicario di Rolf Hochhuth, che rappresentava Pio XII come un vigliacco. Che Golda Meir, primo ministro israeliano, e i capi di comunità ebraiche ungheresi, italiane, turche, romene e statunitensi abbiano ringraziato il Papa per aver salvato centinaia di migliaia di ebrei è ora considerato irrilevante. Tutto quello che sembra contare è che non ha mai esplicitamente condannato la Shoah.
Di fatto Pio XII non stette né zitto né inerte. In qualità di segretario di Stato nel 1937 scrisse la bozza di un’enciclica di Pio XI, in cui il nazismo veniva condannato come non cristiano. Il documento fu introdotto in Germania di nascosto, segretamente stampato e letto dal pulpito delle chiese cattoliche. I nazisti risposero confiscando le stampe e arrestando molti cattolici. Con il suo messaggio del Natale del 1942, che il New York Times non fu l’unico a elogiare, il Papa fu la prima figura di calibro internazionale a condannare quello che stava divenendo l’Olocausto. Fra gli altri peccati del nuovo ordine nazista, denunciò la «persecuzione di centinaia di migliaia di persone che senza colpa personale e talvolta soltanto a causa della loro nazionalità e razza sono mandati a morte o alla progressiva estinzione».
I nazisti interpretarono bene il messaggio. «Il suo discorso è un attacco a tutti i nostri principi» dichiarò la Gestapo. «Parla chiaramente a favore degli ebrei. Sta palesemente accusando i tedeschi di ingiustizia verso gli ebrei e si fa portavoce dei criminali di guerra ebraici».
Nel febbraio 1942 i capi cattolici e protestanti dell’Olanda occupata prepararono una lettera di condanna delle deportazioni degli ebrei ai campi di morte «nell’Est». Ma solo i vescovi cattolici «seguendo la strada indicata dal nostro Santo Padre» lessero la lettera dal pulpito delle chiese, nonostante le minacce dei nazisti. Come risultato, le forze di occupazione entrarono nei conventi, nei monasteri e nelle scuole e deportarono anche gli ebrei che si erano convertiti al cristianesimo, cosa che prima non avevano mai fatto. Quando ciò si seppe a Roma il Papa ritirò una protesta di quattro pagine che aveva scritto per il giornale vaticano e la bruciò. Come rendono chiaro gli undici volumi sugli anni di guerra pubblicati dal Vaticano, gruppi ebraici, e non solo cristiani, chiesero al Papa di non fare proteste pubbliche che avrebbero solo intensificato la persecuzione nazista.
Il crimine del Papa – se così lo si può chiamare – è di aver scelto il ruolo di paciere internazionale piuttosto che quello di martire della causa. Sia gli Alleati sia l’Asse facevano pressioni perché si schierasse dalla loro parte. Era chiaro, come riferiva il New York Times e come deprecavano i nazisti, che Pio XII parteggiava per la libertà occidentale. Ma rifiutò di firmare la condanna da parte degli Alleati delle atrocità naziste contro gli ebrei (e i cristiani) se non poteva condannare anche il massacro di ebrei e di seguaci di altre religioni compiuto da Stalin, allora alleato degli Stati Uniti. In realtà dei sei milioni di ebrei che morirono, cinque venivano dalla Russia e dalla Polonia, dove il Papa non poteva ordinare niente a nessuno. Lo storico Chistopher Browning ha ragione nel concludere che «l’Olocausto è una storia con molte vittime e non molti eroi. Saremmo ingenui se pensassimo che un eroe di più avrebbe potuto fermarlo».
È ingenuo anche lamentarsi – come ha fatto la scorsa settimana il New York Times che Pio XII «non abbia incoraggiato i cattolici a sfidare i nazisti». Difficilmente avrebbe potuto consigliare ad altri di andare incontro a morte sicura e restare lui stesso politicamente neutrale. Inoltre nella Chiesa cattolica questo tipo di guida pastorale appartiene ai vescovi. Giustamente le gerarchie ecclesiastiche tedesche e francesi, cioè dove la resistenza che sarebbe stata necessaria venne dolorosamente a mancare, hanno riconosciuto che in tempo di guerra i cattolici hanno mancato nell’opporsi all’Olocausto. Ma i “giusti Gentili” che rischiarono la loro vita per salvare gli ebrei sono doverosamente onorati: misero se stessi alla prova, una prova che il Papa non poteva richiedere da Roma.
Nessuno, salvo Hitler, fu responsabile dell’Olocausto. E nessuno, Papa compreso, avrebbe potuto impedirlo. Scegliendo la diplomazia invece della protesta, Pio XII rese evidenti le sue priorità. È ora di dare tregua a questo Papa.