Home > Archivio > 01 - 2003 > Il mio amico Lula
REPORTAGE DAL BRASILE
tratto dal n. 01 - 2003

Il mio amico Lula


Intervista con il domenicano Frei Betto, amico di vecchia data del neopresidente: «Il Pt è nato piccolo, disprezzato dai grandi, con fama di briguento, ma grazie al successo della sua politica, è riuscito a sconfiggere il Golia della politica brasiliana. Ma non darei un carattere religioso a una vittoria elettorale. Noi abbiamo sempre evitato la confessionalizzazione della politica»


di Stefania Falasca


Frei Betto

Frei Betto

Che sia uno dei nomi più famosi del continente latinoamericano non c’è dubbio. E una delle figure più amate e allo stesso tempo più discusse, neanche. Giornalista, scrittore e poeta sui generis, è innanzittutto un frate domenicano sui generis: si chiama Carlo Alberto Libanio Christo, a tutti noto come Frei Betto. Nato 53 anni fa a Belo Horizonte, Frei Betto ha al suo attivo una storia davvero singolare che è passata per le galere della dittatura militare. Ma la sua fama è legata soprattutto a uno degli spauracchi che hanno agitato i sonni di non pochi ecclesiastici: la Teologia della liberazione. È curioso però come a volte gli spauracchi, agitandoli nell’aria, riescano a ingigantire e a deformare le figure. L’impressione che suscita questo frate minuto, dal parlare fermo e pacato, puntuale all’appuntamento come un esattore delle tasse, è invece sicuramente diversa. Ma questa volta abbiamo chiesto d’incontrarlo per parlarci di un’altra storia: quella della sua amicizia con Lula. Sono vecchi e grandi amici lui e Lula. Una di quelle rare amicizie che durano tutta una vita...

Il suo amico Lula questa volta ce l’ha fatta... la presidenza del Paese è sua ora. Se lo sarebbe mai aspettato?
FREI BETTO: Sono contento che questo è successo. Se me lo aspettavo? Sì, è una vittoria che attendevamo da anni.
Ma fino alla fine non era mica poi tanto sicuro...
FREI BETTO: Lula sperava di vincere già al primo turno. E questa era anche la mia previsione e quella di José Dirceu, il presidente del Pt, ora ministro della Casa civile, con il quale mi sono incontrato la sera del 5 ottobre a casa di Lula, a São Bernardo do Campo.
Vi siete sbagliati però...
FREI BETTO: Sì, ma di poco, di appena tre milioni di voti. Vede, io nella storia politica del Brasile ho sempre paragonato il Pt al Davide del racconto biblico. È nato piccolo, disprezzato dai grandi, con fama di briguento, ma grazie proprio alla sapienza dei "piccoli" e al successo della sua politica nelle diverse amministrazioni, è riuscito a sconfiggere il Golia della politica brasiliana e oggi può contare cinquanta milioni di brasiliani. "Davide seppe poi governare con saggezza e competenza" racconta ancora la Bibbia...
E quindi?
FREI BETTO: Spero che questo continui a realizzarsi nel futuro.
Il giorno della sua vittoria avete festeggiato insieme?
FREI BETTO: Ero a casa sua il 6 ottobre, il giorno del primo turno. Proprio quel giorno è stato il suo compleanno e così abbiamo festeggiato. Per l’occasione ho cucinato io. Il 27 ottobre invece sono andato solo a tarda notte a salutare lui e sua moglie Marisa nell’albergo dove si trovavano. Erano stanchi. Ci siamo bevuti una birra e abbiamo scherzato un po’, come di solito usiamo fare. Mi è venuta in mente quella pagina del Vangelo di Luca, quando gli apostoli si mettono a litigare per chi tra loro dovesse essere il primo. L’ho presa e gliel’ho mostrata, perché quella è l’unica volta in cui Gesù esplicitamente fa riferimento anche ai governanti, e dice: "Chi governa diventi come colui che serve".
E poi?
FREI BETTO: E poi ci siamo salutati con un abbraccio e siamo andati a dormire. Vista l’ora...
La vostra è una lunga amicizia. Quando vi siete conosciuti?
FREI BETTO: Alla fine degli anni Settanta mi trovavo a São Bernardo do Campo come responsabile della Pastorale operaia. E anche se Lula lo conoscevo di fama, personalmente abbiamo avuto l’occasione di conoscerci solo nel gennaio del 1980, quando siamo andati a João Monlevade, nello Stato di Minas Gerais, per assistere alla nomina di un leader degli operai a presidente del sindacato dei metallurgici della compagnia "Belgo Mineira".
Da lì avete cominciato a frequentarvi...
FREI BETTO: Sì. E la nostra vicinanza si strinse sempre più anche perché Lula è una persona di grande fede cristiana. Insieme abbiamo fondato l’Anampos, l’Articolazione dei movimenti popolari e sindacali, con carattere super partes, che diventò la centrale dei movimenti popolari, e poi la Cut, la Centrale unica dei lavoratori. Gli orientamenti di questi organismi erano affini alle aspettative delle Ceb, le Comunità ecclesiali di base, nutrite della Teologia della liberazione. Anche la carta dei principi del Pt fu elaborata un mese dopo il nostro incontro a João Monlevade. Lula era avverso a chiunque tentasse di usarlo. E mantenne la distanza sia con l’estrema sinistra, sia con i politici di professione, salvo qualche eccezione.
Che cosa ricorda in particolare di quegli anni?
FREI BETTO: Ricordo soprattutto i momenti di tensione degli scioperi. E lui fu molto riconoscente alla Chiesa quando, durante il periodo di maggior pericolo, questa si mostrò solidale verso gli operai. La Chiesa organizzò anche un "fundo de greve", una specie di cassa integrazione per gli operai ed io ho lavorato molto per questo. Ci fu molta solidarietà. A São Bernardo do Campo venivano alimenti da tutto il Paese. Sono poi rimasto vicino alla sua famiglia soprattutto quando venne imprigionato dalla Dops (la polizia politica). Rimasi un mese a casa sua per aiutare la moglie con i bambini piccoli ad andare avanti. Ricordo il momento in cui vennero a prenderlo. Lo portarono via alle sei del mattino. Io andai subito ad avvertire del suo arresto il vescovo dom Cláudio Hummes e il cardinale di San Paolo dom Paulo Evaristo Arns. Lula temeva di essere giustiziato. Questa esperienza lo segnò molto.
Altre esperienze lo hanno segnato...
Frei Bettocon Lula nel 1980

Frei Bettocon Lula nel 1980

FREI BETTO: Quelle che hanno marcato la sua vita: quando da piccolo ha patito la fame. Quando vide suo padre abbandonare la famiglia. Quando da ragazzino, lavorando di notte nella fabbrica, uno di quei macchinari gli amputò un dito della mano e quando vide morire la sua prima moglie con il bambino che aveva in grembo perché non aveva i soldi necessari per curarla.
Quali sono stati i suoi riferimenti più importanti?
FREI BETTO: Sua madre. Donna Lindú. È morta quando lui era in carcere. L’intelligenza e la grande tenacia le ha ereditate da lei.
Anche in questi ultimi anni vi siete frequentati spesso?
FREI BETTO: Abbiamo viaggiato molto, insieme. In particolare ricordo il viaggio fatto in Nicaragua. Anche in Italia siamo venuti varie volte insieme.
Lei ha detto che il Pt è sorto nel clima delle Comunità ecclesiali di base nutrite della Teologia della liberazione. Dunque la presidenza del Paese conquistata da Lula può essere considerata anche come la vittoria della Tdl?
FREI BETTO: No. Non darei affatto un carattere religioso a una vittoria politica. In Brasile abbiamo sempre evitato la confessionalizzazione della politica. Lula è il risultato delle Ceb, della Tdl, ma è anche il risultato della sinistra brasiliana, del sindacalismo e dei movimenti sociali. No, quindi. Lula rappresenta una conquista della modernità: il carattere laico della politica. E credo che in questi tempi di fondamentalismo religioso si debba essere molto prudenti con questo tipo di definizioni. Il mondo è pieno di capi che si riempono la bocca di Dio per il proprio uso e consumo.
Anche Lula però spesso lo nomina nei suoi discorsi...
FREI BETTO: Ma non nel modo in cui lo hanno fatto altri che si sono presentati come candidati di una Chiesa. Lula non è e non è stato il candidato di una Chiesa. Come ho già detto è un buon cristiano. È particolarmente devoto al nostro Senhor do Bonfim, a San Francesco d’Assisi. Non mancherebbe per nulla al mondo alla messa del 1� maggio nella chiesa di São Bernardo do Campo. Si fa il segno della croce ogni volta che si siede per mangiare. Ma non c’è nulla di ostentato nei suoi gesti di semplice pietà e preserva la sua fede con la stessa discrezione con cui protegge la sua famiglia dall’assalto dei media. Un conto dunque è dire graças a Deus e un conto è fare di questo una bandiera religiosa.
La stampa brasiliana l’ha definita un guru personale di Lula. Adesso che Lula è presidente, continuerà a restargli accanto come consigliere spirituale?
FREI BETTO: Trovo che sia irrispettoso e offensivo definirmi un guru. Peggio ancora un guru personale del presidente. Lula non ha bisogno di guru. Siamo solo amici fraterni.
Ora però avrete forse meno possibilità di frequentarvi...
FREI BETTO: No, non penso. Avremo sempre occasione di mangiare churrasco insieme e di guardarci le partite di calcio in tv.


Español English Français Deutsch Português