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GUERRA IN IUGOSLAVIA
tratto dal n. 04 - 1999

DOCUMENTO. Gorbaciov al Summit mondiale dei premi Nobel per la pace in Campidoglio

Chi vuole il mondo nel baratro?


I rischi di usare la Nato al posto dell’Onu. «Cosa vogliono gli Stati Uniti, essere i gendarmi del mondo?». Brani del discorso pronunciato dall’ex presidente dell’Urss il 21 aprile a Roma


Il discorso di Michail Gorbaciov al Summit mondiale per la pace


Grazie al buon lavoro realizzato nel corso di questi due anni è oggi possibile che abbia luogo questo incontro. A nome di tutti i premi Nobel per la pace esprimo, nel giorno del natale di Roma, un sentimento di profondo rispetto e simpatia verso tutti i cittadini di questa città. […]
Ciò che resta del bus colpito da un aereo Nato il 1 maggio. Il bus attraversava un ponte nei pressi del villaggio kosovaro di Lujane

Ciò che resta del bus colpito da un aereo Nato il 1 maggio. Il bus attraversava un ponte nei pressi del villaggio kosovaro di Lujane

Abbiamo tante cose da dirci, dei punti sui quali esprimerci, e siamo molto preoccupati per il fatto che non distante da qui c’è un conflitto. Non lontano da qui scorre il sangue, si è di fronte a una situazione tragica. Dobbiamo cercare, senza perdere la testa, di guardare a questi avvenimenti, azionando sia il cuore che la ragione. Dobbiamo chiarire in sostanza le radici di questa tragedia, non solo per renderne conto, ma anche per essere in grado di identificare le vie per risolverla. Non si deve cercare di assolvere né una parte né l’altra. Non dobbiamo assolvere il regime di Milosevic, il quale si trova in una situazione molto difficile. Ha liquidato, ha limitato l’autonomia del Kosovo, dove il 90 per cento della popolazione è albanese, suscitando la reazione da parte degli albanesi. Questo conflitto era in una fase latente da diversi anni. Il regime di Milosevic non ha percepito il pericolo che poteva nascere da questo conflitto latente. Ma neanche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha saputo trovare delle misure per evitare questo conflitto sanguinoso, non ha trovato misure per evitare la tragedia di migliaia e migliaia di profughi, donne, vecchi e bambini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, i propri villaggi. Questo è un dramma che si svolge sotto i nostri occhi da diversi giorni.
Io credo che chi ha sempre insistito sulla soluzione politica di questo conflitto abbia avuto ragione: fin dall’inizio delle azioni belliche noi abbiamo visto che questo dramma si trasformava in tragedia. Vorrei semplicemente farvi riflettere su questi problemi. A noi dicono: «È una crisi umanitaria». Sì, è esatto, bisogna risolverla questa crisi, non possiamo tirarci indietro. Ho già spiegato come abbiamo agito fin qui senza responsabilità: l’Europa, la Russia, il Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Nato, tutti hanno agito irresponsabilmente. Perché tutta la potenza di cui dispone il mondo, che oggi è gestita dalla Nato, tutta questa potenza è stata usata contro un solo Paese: questo è il fallimento della politica europea e mondiale. Questa è l’incapacità di gestire le cose del mondo.
Ci sono stati degli episodi deplorevoli in ex Iugoslavia; ma a questo proposito vorrei porvi una domanda. In Colombia ogni anno muoiono decine di migliaia di persone, anche lì i profughi sono un milione. Questo accade sotto i nostri occhi. Vedo il rappresentante dell’America Latina, il premio Nobel per la pace (Rigoberta Menchú, Guatemala, 1992, ndr). Come reagiscono la Nato e gli Stati Uniti, in quel caso? Gli Usa forniscono le armi al governo militare della Colombia. In Turchia è in atto un’operazione contro gli insorti curdi, un popolo di quaranta milioni di persone. Questa operazione bellica è condotta dall’esercito, e non è la prima né sarà l’ultima. Ci sono milioni di profughi curdi in Russia, nell’ex Unione Sovietica. Come agisce la Nato in questo caso? Fornisce le armi alla Turchia! Forse qualcuno di voi ha sentito parole di biasimo nei confronti delle autorità turche? Potrei portarvi decine di esempi di conflitti, ma se noi utilizzassimo sempre lo stesso approccio usato in Iugoslavia faremo esplodere tutto il mondo. La Cecenia non è forse stata in conflitto? E tuttora il conflitto è in corso. Centomila persone hanno perso la vita in Cecenia, in un piccolissimo territorio dell’ex Unione Sovietica. Se il conflitto si riaccendesse, sarebbe forse bombardata la Russia per difendere i diritti dei ceceni? Noi cercheremo delle soluzioni politiche a questo conflitto. Come tratterebbero, inoltre, la Cina se la situazione in Tibet si inasprisse? Sarebbe forse necessario bombardare la Cina? Io credo che bisognerebbe perdere la testa, bisognerebbe diventare folli per seguire questo approccio alla soluzione dei problemi. Il problema non è qui, non è a causa di un problema umanitario, di diritti umani, che è scoppiata questa tragedia. […]
Negli ultimi quattro o cinque anni ha preso forma l’idea di un allargamento della Nato. Ribadisco che è un’idea molto pericolosa che rappresenta il cambiamento della strategia adottata alla fine della guerra fredda, quando abbiamo riunificato la Germania, quando a Vienna tra le due superpotenze ci si è accordati per una riduzione degli armamenti e degli effettivi degli eserciti, che erano armati fino ai denti. Proprio allora, in quelle circostanze, ho avanzato una proposta: condurre un incontro ai vertici per trasformare il Patto di Varsavia e la Nato in due blocchi politici. Volevamo lasciarli alla storia come monumenti della guerra fredda e della contrapposizione tra i due blocchi e creare un nuovo ordine dell’Europa. Così è nata l’organizzazione chiamata Osce. […]
Voglio porvi questa domanda: ci serve o no il diritto internazionale? Ha senso, ha valore, ha peso o no il Consiglio di sicurezza? Hanno peso o no i pareri della Cina, dell’India, della Russia, dove vivono i due terzi della popolazione del pianeta? Se questo peso non c’è, allora verso dove ci spingono, in quale baratro ci spingono? Ci dicono che l’Osce non è efficace, l’Onu non è efficace, ma allora chi si è adoperato per renderli inefficaci? Devo dire come stanno realmente le cose. Gli Stati Uniti hanno fatto poco per la riforma dell’Onu, anche se sono state avanzate delle proposte. Boutros Ghali, per esempio, aveva proposto un progetto di riforma dell’Onu… Ieri l’ho incontrato: ora non è più in carica e la sua proposta di riforma è rimasta nel cassetto. C’è quindi qualcuno che non vuole riformare l’Onu in uno strumento per la soluzione dei problemi del mondo.
Per quanto riguarda l’Osce, tutto è stato frenato. Non ha funzionato la creazione di un sistema di sicurezza europea. Esiste il segretario generale dell’Osce e ci sono molti giovani che restano davanti a un computer: ecco il ruolo che loro svolgono attualmente. Una tale situazione è stata voluta… E, considerando questa situazione, dalla Nato ci dicono che nessuno può risolvere i problemi nel mondo, e che quindi la Nato deve agire. Dunque, prima si provoca un conflitto fra due etnie e poi si esprime il bisogno di salvare una delle parti in lotta.
Michail Gorbaciov in Campidoglio il 21 aprile

Michail Gorbaciov in Campidoglio il 21 aprile

Se conduciamo un’analisi, rifuggendo la propaganda, possiamo giungere alla conclusione che l’unica superpotenza rimasta prende le decisioni, umilia l’Europa, umilia la Russia, non tiene in considerazione i pareri delle altre nazioni. Permettetemi di dire che ho già visto nell’America stessa, negli Stati Uniti stessi la crisi di questa politica di comando del mondo. Faccio una domanda agli americani. Che cosa vorreste diventare, gendarmi del mondo? La popolazione mondiale non lo accetterà, ma neanche voi ne avete veramente bisogno. Quando ho posto questa domanda in quasi quaranta Stati degli Usa, ci sono state delle ovazioni. Quindi più della metà dei cittadini americani è contraria a questa visione della politica del mondo. Soltanto adesso, per effetto della propaganda governativa, la situazione è cambiata, però resta contrario ancora il 36% degli americani.
Oggi, di fronte alla guerra, si è spaccato il mondo, si è spaccata la Russia, e si è spaccata anche l’opinione pubblica degli Stati Uniti. Henry Kissinger ha condannato questa politica. È un politico esperto, anche lui è un premio Nobel. Egli sostiene che di fronte alla resistenza dei serbi la Nato dovrà vincere, altrimenti si spaccherà. Ebbene, io vorrei che la Nato si spaccasse, ma che ciò avvenisse senza drammi. Noi europei non possiamo concordare sul suo approccio ai problemi che calpesta il diritto internazionale, sul mancato riconoscimento dell’ordine europeo e della dignità di tutte le popolazioni che fanno parte dell’Europa. Spero che ci verremo incontro come abbiamo fatto nel porre fine alla guerra fredda. Non possiamo portare fino al folle esito questo conflitto: le fiamme di questa guerra potrebbero estendersi alle nazioni vicine e andare anche oltre.
Che cosa bisogna fare? Bisogna far capire a Milosevic che non è un vincitore anche se resiste a tanti eserciti che si sono schierati contro di lui: Milosevic deve capire che questa guerra è un dramma per i serbi, per gli albanesi e per tutto il mondo. Tuttavia noi non possiamo imporre la capitolazione al regime di Milosevic e ai serbi. A questo punto non si possono più separare i serbi da Milosevic: si sono uniti tutti, sono accanto a lui anche le forze di opposizione. C’era nel Paese un’opposizione che aveva conquistato delle posizioni solide; sono sicuro che nel processo democratico si sarebbero rinnovate le strutture politiche e che Milosevic avrebbe dovuto accettare i principi della democrazia e le regole del gioco democratico, come in tutti i Paesi democratici, oppure avrebbe dovuto abbandonare l’arena politica. Ma adesso noi lo abbiamo fatto diventare un eroe nazionale, abbiamo consolidato il suo regime. Ora in primo luogo bisogna fermare lo spargimento di sangue, fermare le azioni belliche – questo è il mio messaggio a Milosevic – e cercare il compromesso, che deve prevedere il ripristino della normalità del Kosovo, il ritorno dei profughi nelle loro case.
Credo che per mantenere l’ordine nel Kosovo ci vorranno delle forze di pace, ma queste non dovranno essere le forze della Nato né della Russia, anche se la Russia non fa parte della Nato. Devono essere le forze di pace degli Stati neutrali. Tutto ciò dovrà svolgersi sotto l’egida e sul mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nessuno potrà appropriarsi delle funzioni dell’Onu. Neanche la Nato può dare questo mandato, sebbene sia molto potente dal punto di vista militare. Il Consiglio di sicurezza Onu, quindi, dovrà funzionare di nuovo come si deve; poi deve essere attuato tutto un complesso di misure, come ad esempio una Conferenza balcanica per discutere tutti i problemi di una regione che è stata ed è origine di molti conflitti; infine, sotto l’egida del Consiglio di sicurezza, bisogna convocare una Conferenza per elaborare la base giuridica sulla quale si svilupperanno i Paesi dei Balcani. Non possiamo permettere che questa ferita diventi mortale per tutta l’Europa e per tutto il mondo. Inoltre dobbiamo creare un Consiglio di sicurezza per l’Europa nell’ambito dell’Osce: dalla mia parte ci sono politici italiani, l’ex ministro degli Esteri tedesco Genscher, molti politici francesi e altri, dal momento che l’Europa è fondamentale per la pace nel mondo, è fondamentale che qui si stabilisca la pace, il progresso e la cooperazione. Sarebbe un precedente di cui tutto il mondo ha bisogno. Invece quello che stiamo mostrando adesso nel Kosovo non può rispondere alle speranze di tutto il mondo.
Di fronte a tutto il mondo, la Nato ha mostrato la sua follia e la sua irresponsabilità. Non bisogna affossare, ma riformare le Nazioni Unite, affinché si possa sperare in un prossimo secolo stabile e pacifico. […]

Testo tratto dalla traduzione simultanea


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