Grazie per averci fatto assaporare la gioia di essere cristiani
di Gianni Letta

Vorrei ringraziarlo, anzitutto, per aver fatto rinascere nell’uomo d’oggi – un uomo preso troppo spesso da mille affari e dimentico invece degli impegni propri dell’agire morale – la voglia di riscoprire quale sia il senso ultimo della sua libertà e, quindi, quale sia il vero obiettivo, la destinazione essenziale della sua vita. Ricordo specialmente una sua frase: «L’uomo che si abbandona totalmente nelle mani di Dio non diventa un burattino di Dio, una noiosa persona consenziente; egli non perde la sua libertà...».
Poi, vorrei ringraziare il Santo Padre – e qui parlo da credente – per aver fatto nuovamente comprendere e, vorrei dire, “assaporare” la gioia dell’essere cristiani. Dopo che per tanto tempo il cristianesimo veniva prevalentemente (ed erroneamente) considerato solo come un lungo elenco di divieti, di regole, di principi, e perciò qualcosa di faticoso da sopportare, se non addirittura oppressivo.
Al contrario, come Benedetto XVI ha più volte ricordato, il disegno di salvezza di Dio è prima di tutto un disegno di amore, di misericordia, di comprensione. E il messaggio evangelico può essere vissuto felicemente, gioiosamente, in ogni momento della nostra avventura umana.
E infine, vorrei ringraziare il Santo Padre – qui parlo come uomo impegnato nelle vicende sociali e politiche del proprio Paese – per come ha ripetutamente ribadito la distinzione, pur in una costante relazione reciproca, tra lo Stato e la Chiesa e, dunque, tra ciò che deve essere “dato” a Cesare e ciò che dev’essere “riconosciuto” alla Chiesa. Mi riferisco soprattutto all’enciclica Deus caritas est, e in particolare alla seconda parte, dove c’è una riproposizione della laicità, sulla quale ritengo non possano non trovarsi d’accordo tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, gli interessi dell’intera comunità dei cittadini.
Per tutto questo, desidero ringraziare Benedetto XVI. Con un grande augurio, un augurio che viene dal più profondo del cuore, per la prossima ricorrenza genetliaca. E, se posso permettermi, per questi ottant’anni portati così splendidamente.
Auguri, Santità!