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I POLITICI
tratto dal n. 03 - 2007

Benvenuto nella nostra non piccola schiera impegnata e feconda



di Oscar Luigi Scalfaro



Auguri, Santità, e benvenuto nella non piccola schiera degli ottantenni della quale faccio parte da più di otto anni. È, questo, un mondo ancora assai vivo, impegnato e fecondo.
E allora pace e bene. Pace e amore.
Ho avuto il dono, per la mia lunga esistenza, di conoscere diversi papi.
Da Pio XI, che mi pose sul capo la sua mano benedicente come faceva con ogni bambino, quando a sette anni lo vidi all’udienza per tante famiglie nelle grandi sale del Vaticano, durante l’Anno Santo 1925. Mi colpì il suo sguardo che, nel paterno sorriso accogliente, aveva la forza della determinazione.
A Pio XII, Pastor angelicus, che, impreviste e imprevedibili circostanze, mi consentirono, ignoto deputato di periferia, di incontrare più volte, da solo, in colloqui indimenticabili: rimanendone sempre colpito per un luminoso segno di santità di cui aveva impronta indelebile e ineffabile.
A papa Giovanni XXIII, il Papa del Concilio, inimitabile e, a volte, imprevedibile, dal colloquio immediato ed efficace.
A Paolo VI, unico nella profondità del pensiero e nel tormento per le sofferte decisioni e per l’ansia di voler avvicinare ogni umanità, per comprenderla, per alleviare fatiche e dolori.
A Giovanni Paolo I, che incontrai più volte da vescovo e da patriarca e di cui gustai la semplicità affascinante. Mi commuove ancora oggi il ricordo di confidenza discreta, mi incanta il coraggio limpido della piena verità e della libertà che ne è figlia.
Fino a Giovanni Paolo II che, incontrandolo per i miei uffici, mi fece dono della sua tenerezza così vera e consolante; voce intrepida per la pace condannava la guerra; voce, prima umana che di Pontefice, che scosse il mondo e illuminò di speranza le intelligenze e i cuori di chi crede nella pace.
È la meraviglia che si ripete ogni volta che un nuovo papa si affaccia alla storia; ognuno che incarni questo supremo soglio, così diverso da ogni altro, e così completo da non lasciare scoperto il benché minimo spazio.
Vi è dunque chi dirige e indica la scelta del supremo pastore!
Ed ecco Vostra Santità, che non occupa l’intero palcoscenico come era naturale per il suo predecessore, ma esprime una cultura di eccezione, studiata, meditata, ripensata sempre nel profondo e l’annunzia con esperienza di docente e con cuore di padre, al suo popolo che ogni giorno aumenta nella presenza, nell’ascolto, nell’interesse. Lei sa tradurre i pensieri più alti e più profondi, i concetti più complessi, con parola semplice, chiara, lineare, accessibile a tutti, che tutti coinvolge perché raggiunge intelligenza e cuore.
Fa impressione e conforta quella folla che sa ascoltare davvero.
Lei, Santità, è defensor fidei, che segna i confini del nostro credo, oltre i quali non si è più nella Chiesa, pur con le migliori intenzioni di voler ridurre le distanze tra chi, cristiano, segue una diversa Chiesa, o tra chi, pur lontano, condivide la ricchezza di umanesimo.
Grazie dunque per questo richiamo alla verità che, sola, è fondamento essenziale di ogni incontro, di ogni limpido dialogo e quindi di vero impegno ecumenico.
E grazie per il costante invito alla pace, che è il cuore della persona, la sola che può dire un “no” consapevole alla violenza e alla guerra.
E allora, Santità, auguri di gran cuore per il suo difficile cammino e servizio di Dio e di ogni uomo; impegno di preghiera perché la Vergine Mamma renda serena e dolce la sua fiducia.
Le vogliamo bene.


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