Un semplice e umile servo nella vigna del Signore
del cardinale Franc Rodé cm

Sono le prime parole che sua santità Benedetto XVI ha pronunciato, il 19 aprile di due anni fa, subito dopo la sua elezione quale successore di Pietro: la prima, nitida immagine di questo Pontefice che abbiamo imparato a conoscere e amare; immagine che il Santo Padre sa confermare con le parole, con gli atteggiamenti, con il tratto sereno e la ferma dolcezza di chi è consapevole di aver ricevuto da Cristo l’incarico di confermare i fratelli nella fede.
Semplicità, modestia, discrezione, rispetto per l’uomo – tutto l’uomo e tutti gli uomini, come soleva dire il suo predecessore Paolo VI di venerata memoria –: questi alcuni dei tratti caratteristici di questo Papa, trasparente nella sua umiltà, un uomo sine dolo, senza falsità (cfr. Gv 1, 47).
Il suo pensiero, limpido e coerente, parla agli uomini e alle donne del nostro tempo, senza mezzi termini, e senza timori; la chiarezza, la bellezza e la profondità del suo linguaggio sanno parlare al cuore perché dice parole di gioia, di libertà, di bellezza, di pienezza di vita, di amore senza confini, senza costrizioni, senza infingimenti. Durante un colloquio ebbi a dirgli che, sentirlo parlare, mi ricorda il grande teologo italo-tedesco Romano Guardini, per l’affinità di pensiero e di stile. Fu lieto di questo accostamento.
In occasione del suo ottantesimo genetliaco sono lieto di fargli giungere ancora una volta l’augurio mio e della Congregazione degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica che – a suo nome – guido, eco dell’augurio e della preghiera di milioni di consacrati e consacrate che, ogni giorno, spendono la propria vita a causa di Cristo e del Vangelo, fino agli estremi confini della terra.
Augurio che è preghiera che quotidianamente innalzo, insieme a tutti gli officiali del dicastero, quando a mezzogiorno ci ritroviamo per l’Angelus, perché il Signore conservet eum, et vivificet.