Un pellegrinaggio commovente
del cardinale Paul Poupard

È un viaggio pastorale – mi rifaccio alla visione che il Concilio Vaticano II presenta nella costituzione Lumen gentium ai nn. 14-16 – che, come la missione della Chiesa, si snoda “a cerchi concentrici”. Nel cerchio più interno il successore di Pietro conferma nella fede i cattolici, in quello intermedio incontra gli altri cristiani, mentre in quello più esterno si rivolge ai non cristiani e all’intera umanità. La prima giornata, in effetti, si è svolta nell’ambito di questo terzo “cerchio”, il più largo, per insistere sull’importanza che cristiani e musulmani si impegnino insieme per l’uomo, per la vita, per la pace e la giustizia. Nell’ambito del dialogo interreligioso, la divina Provvidenza ha concesso di compiere, quasi alla fine del viaggio, un gesto inizialmente non previsto, e rivelatosi assai significativo: la visita alla celebre Moschea Blu di Istanbul. Santo Padre, conservo gelosamente scolpiti nella memoria i pochi istanti di raccoglimento in quel luogo di preghiera durante i quali – ne sono convinto – lei si è rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell’intera umanità, a invocare benedizioni anche sul colloquio con il gran rabbino di Turchia. All’orizzonte della memoria si affaccia Efeso, e dunque il “cerchio” più interno del viaggio, a contatto diretto con la comunità cattolica. Nel giardino antistante il santuario, un pellegrinaggio commovente di fedeli venuti dalla vicina città di Izmir, da altre parti della Turchia e anche dall’estero per partecipare alla santa messa, mi ha fatto risuonare nel cuore, in tutta la loro forza e verità, le parole: «Dove c’è Pietro ivi è la Chiesa». Presso la “Casa di Maria” ci siamo sentiti davvero “a casa”, e in quel clima di armonia si è alzata la preghiera per la pace in Terra Santa e nel mondo intero. Il “cerchio” intermedio si è realizzato in occasione della festa di sant’Andrea, il 30 novembre. Sulle orme di Paolo VI, che incontrò il patriarca Atenagora, e di Giovanni Paolo II, che fu accolto dal successore di Atenagora, Dimitrios I, ho visto lei, Santo Padre, rinnovare con sua santità Bartolomeo I questo gesto di grande valore simbolico, per confermare l’impegno reciproco di proseguire sulla strada verso il ristabilimento della piena comunione tra cattolici e ortodossi. Il ritorno al “cerchio” più interno, e cioè l’incontro con la comunità cattolica presente in ogni sua componente nella Cattedrale latina dello Spirito Santo, a Istanbul, ha sigillato questo pellegrinaggio. Ci aiuti Iddio onnipotente e misericordioso a costruire ponti di amicizia e di fraterna collaborazione fra i popoli e le nazioni, fra le culture e le religioni, come la Santità Vostra non cessa di testimoniare in ogni occasione.
In questo clima di ricordo gioioso e grato, nel grande coro di attestazioni di affetto e di riconoscenza, di gioia e di fedeltà, le giungano i miei auguri più cordiali nella felice ricorrenza del suo ottantesimo genetliaco, unitamente al grazie dal più profondo del cuore per il suo prezioso ministero pastorale per il bene di tutta la Santa Chiesa di Dio. Possa ella continuare la sua opera di pace e di riconciliazione fra i popoli, di dialogo e di incontro tra le culture e le religioni. Grazie per l’affabile testimonianza e l’amabilità che ci rincuora ogni giorno! Il Signore le conceda di guidare sapientemente la Chiesa e di continuare a trasmetterci quella forza di cui abbiamo costantemente bisogno per rendere ragione davanti agli uomini, con dolcezza e rispetto, della speranza che è in noi (cfr. 1Pt 3, 15). Santo Padre, con il cuore colmo di gratitudine e di filiale riconoscenza, le rinnovo le mie espressioni augurali, che ora si fanno preghiera: la Trinità Santissima la illumini e la benedica; la Vergine Maria, Madre della Chiesa, la accompagni e le faccia sentire sempre la dolcezza della sua materna consolazione. Ad multos annos, Santità!