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VATICANO
tratto dal n. 06 - 2006

La fama di santità deve essere spontanea, non procurata ad arte


Il cardinale Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, commenta il messaggio del Papa alla recente riunione plenaria del suo dicastero in cui si è discusso anche del miracolo e del martirio


Intervista con il cardinale José Saraiva Martins di Gianni Cardinale


La cerimonia di beatificazione di Luigi Monza e Luigi Biraghi che si è svolta sul sagrato del Duomo di Milano il 30 aprile 2006

La cerimonia di beatificazione di Luigi Monza e Luigi Biraghi che si è svolta sul sagrato del Duomo di Milano il 30 aprile 2006

La predisposizione di un’Istruzione per lo svolgimento dell’inchiesta diocesana nelle cause dei santi, “Il miracolo nelle cause dei santi”, “Il martirio, dono dello Spirito e patrimonio della Chiesa di ogni epoca”. Sono questi i tre temi affrontati dalla riunione plenaria della Congregazione delle cause dei santi che si è tenuta in Vaticano dal 24 al 26 aprile scorso. Nell’occasione il Papa ha inviato ai partecipanti un importante messaggio autografo, datato 24 aprile. Sui contenuti di questo messaggio e sulle conclusioni della plenaria 30Giorni ha posto alcune domande al cardinale José Saraiva Martins, portoghese, dal 1998 prefetto del dicastero. «Il santo padre Benedetto XVI» ci dice il porporato «con tale messaggio ha voluto rivolgersi ai cardinali e agli arcivescovi e vescovi che hanno preso parte ai lavori, per salutarli e augurare a essi un buono e fruttuoso lavoro. Si tratta di un testo estremamente importante per il suo ricco contenuto e, in particolare, per gli orientamenti in esso offerti dal Santo Padre, che hanno illuminato le riflessioni dei padri sui vari aspetti dei diversi argomenti sottomessi al loro studio. E si è trattato di argomenti della maggiore rilevanza, poiché riguardano da vicino la vita e la complessa attività della Congregazione delle cause dei santi, nell’attuale contesto ecclesiale, sociale e culturale».

Nel suo messaggio il Papa si è innanzitutto compiaciuto del lavoro compiuto dalla Congregazione…
JOSÉ SARAIVA MARTINS: Il Papa ha espresso i suoi sentimenti di apprezzamento e di gratitudine al dicastero che ho l’onore di presiedere, per il servizio che esso rende alla Chiesa, promuovendo le cause dei santi, che «sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore», come egli stesso ha scritto nella sua prima enciclica Deus caritas est (n. 40). Proprio per questo, ha aggiunto il Sommo Pontefice, la Chiesa, sin dall’inizio, ha tenuto in grande onore la loro memoria e il loro culto, dedicando, nel corso dei secoli, una particolare attenzione alle procedure che conducono i servi di Dio agli onori degli altari.
Il primo tema affrontato è stato quello del ruolo dei vescovi nello svolgimento dell’inchiesta diocesana sull’eroicità delle virtù del servo di Dio candidato agli onori degli altari, oppure sui casi di asserito martirio o sugli eventuali miracoli…
SARAIVA MARTINS: I pastori diocesani sono, infatti, chiamati a decidere coram Deo quali siano le cause meritevoli di essere iniziate. Essi devono valutare, a tale scopo, innanzitutto se i candidati alla beatificazione e alla canonizzazione godano realmente, tra i fedeli, di una vera e diffusa fama di santità e di miracoli oppure di martirio; se essi, cioè, meritino di essere collocati sul candelabro per «far luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15). E proprio per favorire questo discernimento, il Papa ci ha chiesto di predisporre una opportuna Istruzione per lo svolgimento dell’inchiesta diocesana delle cause di santi.
Sembrerebbe di capire che da parte delle diocesi ci sia la tentazione di largheggiare nel dare inizio sempre a nuove cause di beatificazione…
SARAIVA MARTINS: Il Papa ha ricordato una felice formulazione con cui il vecchio Codice di diritto canonico piano-benedettino del 1917 voleva che la cosiddetta fama di santità fosse «spontanea, non arte aut diligentia procurata, orta ab honestis et gravibus personis, continua, in dies aucta et vigens in praesenti apud maiorem partem populi» (can. 2050, §2). Non solo. Il Papa ha pure puntualizzato in modo chiaro e inequivocabile che «non si potrà iniziare una causa di beatificazione e canonizzazione se manca una comprovata fama di santità, anche se ci si trova in presenza di persone che si sono distinte per coerenza evangelica e per particolari benemerenze ecclesiali e sociali».
Quando prevede che potrà essere pronta questa Istruzione che vi è stata chiesta dal Papa?
SARAIVA MARTINS: Speriamo di farcela per la fine di quest’anno. Si tratterà – credo – di un testo non lungo, una quarantina di pagine, e ben articolato. Credo che sarà di grande aiuto per le diocesi. Le aiuterà a lavorare più in fretta e meglio.
Il secondo argomento sottoposto all’esame della riunione plenaria è stato quello del “miracolo nelle cause dei santi”.
SARAIVA MARTINS: Il Santo Padre ha ribadito, al riguardo, che fin dall’antichità l’iter per arrivare alla canonizzazione passa non solo attraverso la prova delle virtù, ma anche attraverso quella dei miracoli attribuiti alla intercessione del candidato agli onori degli altari. Infatti, oltre a rassicurare che il servo di Dio vive in cielo in comunione con Dio, i miracoli costituiscono la divina conferma del giudizio espresso dall’autorità ecclesiastica sull’eroicità della sua vita virtuosa. I miracoli sono, in altre parole, come il sigillo che Dio appone sulla persona candidata agli altari, con cui garantisce la sua santità.
Al termine della cerimonia di beatificazione di Charles De Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio, presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, Benedetto XVI incensa le reliquie dei nuovi beati, il 13 novembre 2005

Al termine della cerimonia di beatificazione di Charles De Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio, presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, Benedetto XVI incensa le reliquie dei nuovi beati, il 13 novembre 2005

E riguardo all’ipotesi che possano essere presi in considerazione, oltre ai miracoli fisici, anche quelli morali?
SARAIVA MARTINS: Su questo il Papa ha dato delle indicazioni precise: «È poi da tenere presente chiaramente che la prassi ininterrotta della Chiesa stabilisce la necessità di un miracolo fisico, non bastando un miracolo morale».
Il terzo tema, sottoposto alla riflessione dei membri della plenaria del dicastero, è stato quello del “martirio, dono dello Spirito e patrimonio della Chiesa di ogni epoca (cfr. Lumen gentium, n. 42)”.
SARAIVA MARTINS: La Chiesa non ha deposto mai, lungo la sua storia, la tunica rossa del martirio. In proposito, il Papa osserva molto opportunamente che «se il motivo che spinge al martirio resta invariato, avendo in Cristo la fonte e il modello, sono invece mutati i contesti culturali del martirio e delle strategie “ex parte persecutoris”, che sempre meno cerca di evidenziare in modo esplicito la sua avversione alla fede cristiana e a un comportamento connesso con le virtù cristiane, ma simula differenti ragioni, per esempio di natura politica o sociale». Per poter parlare di vero martirio, conclude il Papa, è sempre necessario che «affiori direttamente o indirettamente, pur sempre in modo moralmente certo, l’odium fidei del persecutore. Se difetta questo elemento, non si avrà un vero martirio secondo la perenne dottrina teologica e giuridica della Chiesa. Il concetto di martirio, riferito ai santi e ai beati, va inteso, conformemente all’insegnamento di Benedetto XIV, come: “Volontaria mortis perpessio sive tolerantia propter Fidem Christi, vel alium virtutis actum in Deum relatum”. È questo il costante insegnamento della Chiesa».
Questo vuol dire che non c’è spazio per l’opinione teologica che vorrebbe introdurre il concetto di “martirio della carità”?
SARAIVA MARTINS: Mi sembra chiaro che è così.
Nel suo messaggio Benedetto XVI ricorda anche la nuova procedura concernente i riti di beatificazione.
SARAIVA MARTINS: Il Papa, verso la fine del suo messaggio, si riferisce alla nuova prassi concernente la celebrazione dei riti di beatificazione. È stata, questa, una innovazione quanto mai importante introdotta dall’attuale Sommo Pontefice subito all’inizio del suo pontificato. Essa ha come scopo, di grande rilevanza ecclesiologica e pastorale, di «sottolineare maggiormente, nelle modalità celebrative, la differenza essenziale tra la beatificazione e la canonizzazione e di coinvolgere più visibilmente le Chiese particolari, fermo restando che solo al romano pontefice compete concedere il culto a un servo di Dio». Di norma, come è noto, a rappresentare il santo padre nelle cerimonie di beatificazione è il prefetto della Congregazione delle cause dei santi.


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